lunedì 26 settembre 2016

wwwww.ilGiornalista.it (Ma così? Così come? Ma a voce? Ma quindi? E perché?)

Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, entra Il Giornalista.


"ehi ciao, sai chi sono?"
"... no"
"sono Il Giornalista, figlio di tuo #excorista."
"ah ma dai! Piacere, salutami tanto #excorista"
"piacere mio"

Mi dà una mano completamente bagnata.

"vorrei ascoltare questi cd"
"benissimo, te li prendo"
"ma come funziona?"
"tu mi hai dato i titoli, io ho trovato la collocazione, ora vado a prenderli nelle cassettiere e te li porto"
"ah."

Mi asciugo la mano da qualche parte.
Ha i capelli lunghi e ricci, i baffetti da sparviero medievale, ma non è bello.
1 minuto dopo torno con i cd.

[sospettoso] "ma scusa, ma così, senza fare richieste?"
"ma se me l'hai chiesto tu ora"
"sì, ma nessuna richiesta scritta?"
"perché?"
[sarò scema?] "perché questa è una bibliotecaaa"
"ed è una biblioteca in cui funziona come ti ho detto prima, che io vado a prendere i cd nei cassetti e te li porto"
"ma tutto a voce? Così?"
"sì, così, ma perché?"
[scocciato] "ma senza schede, senza richieste scritte, senza consegna di documenti??"
"ti ho detto di no, è più sem..."
"ma perché non fate come #GrandeBiblioteca?!"
"perché facciamo quel cazzo che ci pare perché quella è una biblioteca storica, perché questa è a scaffale aperto e perché io non capisco dove sia il problema"
"ah"
"eh"
"..."
"i tuoi cd. Non li vuoi più?"
"no no, ok, li prendo"
"bene"
"..."

Il Giornalista ha stracciato il cazzo.
C'è sempre un motivo se i coristi diventano ex.

lunedì 19 settembre 2016

Mr. Roger Monk

Mr. Roger Monk, d'ora in poi abbreviato in "Mr. Roger Monk", è una recente acquisizione al parco delle mie sempre più selezionate amicizie.

(Molto buffo, da quando alla soglia dei 29 anni ho iniziato a selezionare davvero le persone a me vicine non ho mai conosciuto così tanta gente interessante nel giro di poco tempo.
Come il basilico, non ci credi mai veramente che gli devi togliere le foglie per rinfoltirlo e farlo più bello, e invece sì).

Utente della biblioteca dei pazzi di conservatorio in cui lavoro, è emerso solo pochi mesi fa che Mr. Roger Monk è venuto ininterrottamente a prendere in prestito libri dal 2009 e che io a malapena mi ricordavo di lui come qualcosa di più di una sagoma con felpa anni '90 e un codice a barre.

Poi è bastato un prestito corredato da una volante citazione dei Monty Python e fu così che nei 5 minuti seguenti, alle macchinette, ebbi con lui una conversazione più vera e profonda parlando di amici comuni nel giro delle orchestre di liscio di quelle che ho con gente che conosco da 32 anni.

Mr. Roger Monk è un eccellente polistrumentista jazz, ma si annoia e quindi è anche fonico, editore, arrangiatore, compositore, produttore, insegnante, informatico.
Non l'ho mai visto senza qualcosa di meno di un sorriso addosso (a parte la felpa).

I suoi allievi lo disegnano con un sacco di ricci che lui puntualmente si taglia.
Minimizza la faccenda degli allievi che lo ricoprono di disegni, ma è chiaro che è riccio.

Suona ogni sera in un posto diverso (sono abbastanza certa che chi di voi segue il folk l'ha sentito su di un palco almeno una volta) e ha questa cosa degli occhi che ridono.

Il suo strumento principale è #strumento, e come tale rispetta molti tratti indicati dal Manuale di #strumentisti di #strumento (magro, sornione, sgamato, spiccio, inquietante tendenza a chiamarsi Marco o Roger, basso profilo quando non suona, camicia quando suona).

È fottutamente preciso e ha la stoffa del direttore di coro, anche se forse ancora non lo sa.

Risolve indovinelli logici inviandomi, al posto della risposta, un codice informatico di 20 righe e 200 buffe parentesi, che continua successivamente a rimandarmi modificato e scorciato finché non è contento ("aspetta, così è più efficiente" "grazie, Monk" "aspetta, così è ancora meglio"ok" "aspetta, così è al top della sintesi" "ok ma io" "aspetta così è..." "BASTA" "ok.").
Anche alle superiori comunque si annoiava, e infatti craccava e riprogrammava le chiavette della dorando con scene tipo questa.
Poi qualcuno ha notato un lungo cavo che univa un trabiccolo ticchettante al distributore delle merendine e lui si è dovuto reinventare.


"ehi Roger, andiamo a mangiare qualcosa prima delle rispettive prove?"
"sì dai, che ne dici di #postofamosoperlabirra?"
"ok, a parte il dettaglio che non bevo birra"
"perfetto prenoto lì alle 20."
"..."

A #postofamosoperlabirra troviamo ad attenderci il maxischermo che trasmette Italia-Spagna, 17 avventori tutti uomini e le luci del locale completamente spente per non disturbare i pixel.
Provo un po' quello che si prova nell'entrare con la minigonna in un bar del 1956 a Portopalo di Capo Passero (o Capopassero di Porto Palo) (o Capopalo di Porto Passero) (o Portocapo di Palo Passero, e potrei andare avanti all'infinito) in bassa stagione alle 14.20 di un giorno accecante.

Ci sediamo.
Lui ordina una birra alta come uno dei miei stivali, io una mezza d'acqua frizzante.
"è abbastanza chiaro chi dei due sia l'orchestrale e chi il direttore", dice mentre l'Italia segna e 130 decibel mi sfregiano la guancia.

Ordiniamo straccetti di pollo, e lui è già la terza volta che mi racconta di un prestito scaduto per il quale tempo addietro lo sollecitammo violentemente quando ancora lo consideravo alla stregua di una felpa con numero.

"non devi prendertela per i solleciti sai, se il libro lo tieni 3 mesi invece di uno avremmo sgridato chiunque"
"sì ma non finivate più di mandare mail e telefonare"
"chissà che roba eh"
"mi sentivo perseguitato"
"è il nostro lavoro"
"avevo la polmonite, porca puttana"
"potevi mandare qualcuno"
"e continuavate a telefonare come delle sadiche"
"ogni tanto può capitare che la cosa ci esalti da un punto di vista squisitamente astratto"
"avevo la polmonite"
"ho afferrato, Monk"
"come fottute sadiche"
"andiamo avanti per favore?"
"non mi piace prendere cicchetti."
"me lo segno. Senti, passami il sa..."
"volevate che vi contagiassi?"
"porca puttana OK"
"non è stato bello"
"ti chiedo formalmente scusa a nome del sistema bibliotecario nazionale, se mi passi il sale"
"... ok"
"ok?"
"ok"
"ok."
"sale"
"scusa"
"...kfh."


Usciamo finalmente da questo appassionante enpasse (un po' come quando ti trovi nelle prime 100 pagine del Nome della Rosa e dopo 15 minuti ti viene il sospetto di star rileggendo continuamente lo stesso paragrafo), solo per constatare che gli straccetti di pollo sono stati sostituiti con manzo, abilmente mascherato dal buio.
Si fa strada il sospetto che il cuoco abbia la mente impegnata in tutt'altra attività (oppure che l'abbiano sostituito con un labrador molto abile).

Nel conversare emergono teorie sullo status economico dei supereroi mascherati, teorie sul destino del mondo, teorie sull'importanza di Carducci nelle scuole, teorie su quando si va con la morosa a 16 anni, teorie sulla teoria musicale, teorie su Tarantino e soprattutto sgridate (lì zero sorrisi) perché non ho visto Kill Bill.

Emerge anche un promemoria che si era messo sul cellulare mesi prima con l'avviso "compra caffè per la biblioteca!!!!" perché ogni tanto, da quando ci parliamo, viene a trovarci e io e #collegaT, quella sadica dei solleciti, gli offriamo il caffè della nostra moka.

"ricordati sempre, Monk, che come uno è in biblioteca è nella vita"
"in che senso?"
"ciò che ho detto. Chi ha il senso del dovere, chi si sente in colpa per un prestito scaduto, chi fa una piazzata perché non vuole darci la tessera perché non sappiamo chi è lui (di solito è Estiqatsi), chi dona libri, chi rovina i libri, chi non saluta, chi è puntuale, chi è in ritardo, chi ci regala il caffè per ricambiare l'ospitalità, così è anche nella vita"
"io non ho riportato quello scaduto perché avevo la polmonite"
"ok, questo punto l'abbiamo chiarito"
"sadiche"
"ok, anche questo punto l'abbiamo chiarito"
"..."
"."


I miei coristi mi aspettano, e so già che li sgriderò (mai stata bionda a dirigere, come amava dire di sé colui da cui ho imparato tutto, soprattutto in prova generale); ci alziamo e andiamo a pagare.

Non so se il barista che ci offre un nocino, io che dico "meglio di no", lui che "ok certo" e mi versa un bicchierino raso, Mr. Roger Monk che butta giù il suo d'un fiato con il perfetto stile di un orchestrale di Strauss a Vienna e io che ne bevo metà perché no, non bevo birra ma la china martini e affini sì perché sono dolci, insomma non so se tutto questo aiuterà me o aiuterà più i coristi.
Forse i coristi.

In tutto questo, la prova generale andò bene (nel senso che li sgridai, ma poi il concerto fu incantevole), spiccio è un complimento e spero che la faccenda di 'bionda' non influenzi il vostro voto (cit.).

bonus.

lunedì 12 settembre 2016

Sentirsi sottovalutati vol. 1

Al lavoro nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, sto catalogando dei noiosissimi fascicoli tutti uguali.

io: "#capa, allora questi 78 fascicoli vanno siglati tutti, giusto?"
"giusto"
"inizio da 0001/a, 0001/b e quando arrivo alla z ricomincio da 0001/aa, giusto?"
"esatto. È un po' noioso, ma qualcuno deve pur farlo"
"ahah certo, figurati, lo faccio volentieri. [battuta] Il rischio in questi casi è più che altro quello di sbagliarsi con l'alfabeto! [/battuta]"
"... ahah. Beh, oddio, a me non capita."
"..."
"sai perché a me non capita mai?"
"..."
"perché da piccola avevo un libro con l'alfabeto, e tutte le lettere erano disegnate con degli animaletti intorno che vi si abbarbicavano."
"..."
"ho imparato così l'alfabeto. E l'ho imparato bene. Sapevo anche dove stavano le W e le J, lo sapevo già allora. Era un libro fatto molto bene. Gli animaletti erano buffissimi! Per cui adesso non mi sbaglio mai."
"però..."
"sì però capisco che chi non ha avuto quel libro faccia fatica. Era uno splendido metodo per allenare la memoria visiva. Non tutti hanno avuto la fortuna di averlo. Me lo comprarono i miei genitori, e trovo che fosse uno splendido strumento educativo."
"..."
"sono stata fortunata ad averlo, no tutti l'hanno avuto purtroppo. Per cui capisco che si faccia fatica."
"..."
"ce lo dovrei avere ancora in canti..."
"era una battuta"
"..."
"non è che mi sbaglio davvero"
"... aaaah eh, kf."
"..."
"..."
"."

esce
rumore di ventilatori nell'altra sala
facepalm (e napalm, anche)


bonus.

bonus 2 per riprendersi dal primo.

lunedì 5 settembre 2016

Stefy & Amica di Stefy

Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio.

"pront..."
"prontooooo"
"pronto, buongiorno, mi dica."
"sei tu Stefy??"
"no sono Trantor, Stefy oggi non è in tu..."
"Stefy Stefy Stefy ti devo assolutamente dire una cosa!!!"
"sì ma io..."
"è nata! È nata! È nata!"
"ok, però io..."
"è natamianipotesonodiventatanonnaaaa"
"estiqatsi, solo che io..."
"è nata con due mesi di anticipo Stefy pazzesco pensa che la volevano blablablabla poi allora blablablabla invece blablablabla però Stefy devi assolutamente venirla a vedere perché blablablabla"
"mm, a-ha"
"...lablablablattro chili e nove di blablablabl..."
"a-ha"
"...lablablablepiduraleblablabl"
"a-ha. Ma dai. A-ha."
"Stefy guarda è un angelo"
"no beh, che altro?"
"un angioletto che assomiglia tanto a blablabl"
"straordinario"
"mia figlia è al settimo cielo, Stefy."
"il mio cuore scoppia"
"...eh?"
"tantissime congratulazioni"
"grazie Stefyyy ti voglio bene"
"a-ha"
"venerdì vengo in biblioteca a portarti delle foto da vedereeeee"
"e io farò certamente in modo di essere in turno"
"perfettissimo ciaooooohh"
"cia..."
clic.


Prendiamola così: grazie a Stefy & #amica di Stefy ora sappiamo che esiste una band che si chiama Stefy che fa canzoni di plastica (l'entusiasmo causato da ciò nel mio ipotalamo è appena superiore a quello provato per "Stefy guarda è un angelo", perché amo molto dire "canzoni di plastica"), io nel frattempo ho avuto tempo sufficiente per battere a scacchi il computer, prenotare un tavolo per uno nel migliore ristorante di Induno Olona e soprattutto abbiamo finalmente un alibi per googlare "a-ha" e raggiungere indisturbati questo o questo.

Il trash anni '80 salva sempre.


PS a Induno Olona andateci. Andate a vedere lo stabilimento della Poretti, e successivamente andate a mangiare nel ristorante migliore dei vostri ultimi 4 anni, quello con la V (chissà che ne direbbe Freud).

Se poi ci andate venerdì, I'll be there.