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mercoledì 2 dicembre 2015

2001 primati laureati in amore platonico

Riemergo.
E' tempo di basta, ho un aneddoto che da troppi mesi giace nel cassetto.

Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio un tizio telefona e ci prospetta il dono di una enorme collezione di CD di musica reggae, praticamente l'intera discografia completa dalle origini al 2013, maniacalmente curata dal padre appena morto del tizio.
Io e #colleghe ringraziamo e gioiamo della cosa, anche se in biblioteca abbiamo lo spazio libero che corrisponde più o meno alla capacità del cervello di [leghista a caso].

Poi passiamo il messaggio a #capo.

#capo: "hai detto musica reggae?"
"sì, l'intera discografia comple-"
"eh ma non so se riusciamo ad accettare il dono."
"... che peccato. Però in effetti lo spazio è poco... Magari chiamiamo qualche altra biblioteca e..."
"no no, è che è regghe"
"..."
"..."
"ma è musica anche il reggae, e questa è una biblioteca musicale"
"eh?"
"no, dico che è comunque mu-"
"beh adesso vediamo."
"..."

Dopo questo avvincente siparietto #capo - laureato in filosofia della musica, ndr - passa le successive 56 ore chiusa in ufficio ad ascoltare playlist di reggae, dub e sottogeneri su youtube, fra un saggio di questa roba* e un saggio di quest'altra*, aka [quello che direbbe Sborropippo al riguardo].
Il giorno dopo torna al front office tutta giuliva.

"#capo, come rispondiamo a #tizio per via di quel dono?"
"eh, ho ascoltato un sacco di quella musica."
"... e quindi?"
"ragazze, noi... Cioè. Nel senso. ... Insomma, è che noi discendiamo da Platone!!!"
"..."
"..."
"..."
"..."

Mentre la temperatura della biblioteca scende a livelli prossimi allo zero assoluto, una #collega vomita, il sole si spegne e lo scaffale (peraltro abbastanza fornito) dedicato a studi sulla popular music crolla uccidendo Debby lo scarafaggio-mascotte, #capo continua a fissarci giuliva.

"ma... anche il reggae è mus..."
"no no no no no, non fa parte della nostra cultura. No no no no no no. No no. No no no no. No no no [continua]"

Vi lascio con l'immagine di un'intera stirpe di discografici ska che penzola dagli alberi comprando specchietti colorati e urlando "zi badrone" agli opossum.
Meno male che ci siamo evoluti, noi platonici. Pensa se non lo facevamo.


______________________________
* premi f5.
Può causare dipendenza patologica

mercoledì 13 maggio 2015

Mi piace molto la parola Commonweaaaaaahh (Quelli Che Al Ristorante Non Parlano)

"pronto?"
"ehi."
"#collegaV!"
"Trantor!"
"sei in Italia?"
"sì. Ci vediamo?
"ok. Il 3?"
"il 3."
"nel tuo mantovano?"
"sì ti prego, sono stufo di pudding e cazzi vari"
"conosco un bel posto, Saltini a Pomponesco"
"è una trattoria tipica, voglio sperare"
"cazzo più tipico di così credo ci sia solo mangiare te"
"allora sia"
"non litigherai con l'oste, voglio sperare"
"ma cazzo! Per chi cazzo mi hai preso"
"per te."
"ma cazzo. Cazzo! No, ok? Cazzo, wtf"
"mm. A venerdì darling"
"ok dear"
"ok."
"cazzo non ci sarà folla? Odio le folle"
"venerdì 3 aprile sera a Pomponesco, chi cazzo vuoi che ci sia?"
"hai ragione. tivibì."
"tivibì too."
"ok. Cià."
"cià."
"cià."


addì venerdì 3 aprile 2015, h 20.34

È una serata fredda. [Manine di Lucarelli]

Siamo in ritardo, come sempre, sia io che lui [chi è - la faccenda del mangiare cigni - pipe nei cimiteri (pipe, non pippe)].
Lui riesce comunque sempre ad essere di gran lunga più in ritardo di me, e infatti.

Arrivo di corsa a Pomponesco, il cui centro storico in condizioni normali è peraltro assolutamente innocuo e delizioso.

Ma c'è qualcosa che non va.

In un paese che alle 20.35 dovrebbe essere pieno come la testa di sallusti ci sono milioni di macchine, cartelli e transenne grazie alle quali parcheggio a circa un miglio nautico dal ristorante di traverso sull'argine addosso ad un pesce siluro (che comunque era già morto).

Mentre scendo dalla macchina una panda bianca arriva sgommando a velocità curvatura 8 e si infila davanti a me in un parcheggio a S tipo come la bionda del colpo italiano all'inizio del film, solo che invece della gnocca scende una suora che sembra un uomo e che mi guarda di traverso, sbatte la portiera senza chiuderla e corre trafelata verso il centro, una cosa proprio tipo questa.

"ma cosa cazzo" è l'unica cosa che la mia mente riesce a concepire, comunque cerco di raggiungere la piazza ed è lì che mi si presenta questa scena.

Siccome sono idiota non mi viene in mente proprio un cazzo di spiegazione se non tirare fuori la reflex e iniziare a fotografare legionari seminudi, fanciulle con rami di ulivo fra i capelli e gente che si finge papa, il tutto condito da suore che scorrazzano a caso.

Proprio nel momento in cui intuisco la verità #collegaV mi telefona perché ovviamente si è perso nella sua stessa provincia.

"dove sei"
"ma che ne so"
"ma non sei mantovano, porca puttana?"
"sbidigudasupercalifragilistiantani"
"ma che cazzo!"
"sì però antani, in che cazzo di posto mi hai portato"
"non agitarti e vieni verso Viadana, poi parcheggia appena puoi che qui sono in mezzo ai legionari romani seminudi"
"stacce"
"ok"

Dopo che Cristo è crocifisso, morto e risorto arriva e possiamo finalmente andare a mangiare.

Alle 21.07 ha già litigato con l'oste per via della composizione chimica del tortello di zucca.

Alle 21.08 chiede tutto sospettoso cos'è il luadel, causando un improvviso peggioramento nell'umore dell'oste e allargando di qualche metro la faglia di S. Andrea.

"ma allora come CAZZO è possibile che tu sia mantova..."
"lu-a-del, mai sentito, ma che cazzo!"
"prendilo e basta, è buonissimo"
"n..."
"tu prendilo e basta"
"..."


Dopo che mi ha regalato un volume sul canto fratto e io sono completamente brilla (le due cose non sono collegate), diamo fondo alla scorta di cazzate ("ancora non ti sei scopato un'inglese?" "eh cazzo no, ma un'australiana, sì" "vabbè è pur sempre Commonwealth" "infatti"), mentre una grigia coppia di cinquantenni con ogni probabilità industrialotti di provincia dal regime fiscale poco chiaro è dalle 21.03 che ascolta tutte le nostre conversazioni senza proferire parola guardando proprio verso di noi come loro stessi la domenica davanti a barbara d'urso, solo che metà delle parole che usiamo non le capiscono (yes I'm a snob!).

Non appena il nostro io prende mentalmente nota della cosa, cioè di queste due oloturie che ci fissano senza vergogna con i pop-corn in mano dalle 21.03, scatta l'ormai annoso dibattito psico-sociologico dal titolo "QUELLI CHE AL RISTORANTE NON PARLANO" (Qu-CARNoP), immediatamente seguito dal corollario obbligato "QUELLI CHE ASCOLTANO LE CONVERSAZIONI DI ALTRI PERCHE' HANNO UNA VITA VUOTA" (I'm a snob!), due nostri grandi classici, dovreste proprio venirci a vedere perché siamo bravissimi.

Quelli Che Non Stavano Parlando Fra Loro dal 2005 tossicchiano imbarazzati e fanno finta di chiedersi "come va" nel tentativo di fingersi come noi, poi tornano ad ascoltarci uguali a prima ma fissando lo stracotto d'asino.
V pontifica.
Io mi vergogno un po'.
V no.


Ci alziamo, solita scenetta ("pago io, darling" "no, io" "cara mi oppongo, è giusto che paghi l'uomo soprattutto se studia e lavora a Cambridge" "che scemo dai non sei obbliga..." "OK paga tu" "..."), pago, usciamo e giriamo.

Sono senza calze, sempre perché sono un'idiota, ma cerco lo stesso di fermarmi a fotografare cose.

Non facile, quando un dottorando di Cambridge ti salta continuamente davanti all'obiettivo mentre scatti urlando AAAAAAAAAAAAHH.

Niente più suore, niente più finti Pilati.
Parliamo per ore, poi entriamo in auto perché piove e parliamo per ore, poi lo accompagno alla macchina (24 metri) poi parliamo per ore.

Lo prendo in giro perché ha un nokia tipo così che ha comprato apposta #daqualcheparte per rimpiazzare il precedente del '92 con lo schermo rotto, i tasti completamente cancellati e 3 numeri che non andavano (un po' mi manca non ricevere più sms privi delle lettere L, T e A), lui offende il mio iPhone dicendo che siamo tutti e due collusi con Expo e venduti al consumismo imperante della peggior risma, poi bello come il sole cinguetta che vuole usarlo per guardarsi google maps controllare la posta rispondere a una tipa e tracciarsi la strada di casa con Waze.

"compratene uno tuo"
"forse potrei andare da Guastalla, eh, che ne dici?"
"prima lo disprezzavi, adesso ti fa comodo"
"ehi aspetta forse da Dosolo?"
"sei un incoerente schifoso"
"...antani..."
"peggio di un broker del cazzo che si mette la felpa del Che per andare a rimorchiare le sfattone"
"cazzo non vorrai mica avermi sulla coscienza se poi mi perdo!"
"dio santo"
"antani!"
"uff."

mercoledì 18 febbraio 2015

Non c'è problema (un caffè per stalking)

Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, oggi.

Entra Utonta Mania Di Persecuzione (UMDP), donna, bianca, 57 anni, frustrata, 2 lauree di cui una in musicologia, bella, ricca.

Scartabella per una buona mezz'ora nella sala consultazione, poi viene al front office già tutta stizzita:

"beh sentite, com'è che non c'è la Quarta di Mahler nell'opera omnia?"
"allora, 1 innanzitutto non lo so a memoria, 2 adesso ci guardiamo, ok?"
"umpf."
"... ... oh porca... effettivamente manca."
"ma se a catalogo c'è"
"eh lo so. No, manca. Mi dispiace guardi, purtroppo deve esserci un bu..."
"%&£$%&(/=@#]çè!"
"..."

Caso ha voluto che, per un affascinante bug del programma di catalogazione, l'ormai fantomatica Quarta di Mahler compaia nel nostro catalogo ma non sia fisicamente qui, e la finisco subito perché se mi mettessi a spiegare il misterioso fatto nei dettagli chi di voi non è bibliotecario probabilmente spegnerebbe il computer direttamente dal pulsante bestemmiando di noia perdendo tutti i dati, quindi niente, diciamo che è così e basta.
(Non che noi ne abbiamo capito il motivo, sia chiaro).

Io e collegaG tentiamo di spiegarlo a UMDP, ma ormai è tardi per salvare il Titanic.

[sarcastica] "uh uh uh ma che strano!: ogni volta quello che cerco io qualcosa in una biblioteca non c'è mai, vado nella biblioteca di #cittàColFiume e sembra che #quella roba ci sia ma non me lo prestano, vado a #cittàSenzaFiume2 e si scopre che proprio io non posso entrablablabla, vengo qui da voi cerco la Quarta di Mahler sembra ci sia e invece no e quindi insomma!, comunque non c'è problema, non c'è problema sapete ad allungare la mia lista di denunce per stalking, NESSUN PROBLEMA!"
"stalking?!"
"ma cosa ca..."
"NON C'E' PROBLEMA!"
"ma cosa!"
"i carabinieri ormai mi offrono il tè quando vado da loro, sapete?" [è seria, ndr]
"ma lo stalking che c'entra, scusi?"
[esasperata] "non è che per me è un problema denunciarvi, ha capito?!"
"sì ma..."
"basta!"
"..."

Tutta infuriata se ne va nella sala di là, ci resta circa 2 ore e poi si volatilizza da sola.

Memorabile.
E' già storia.


(lo so che sparisco, ma lo sapete torno sempre. Grazie per i commenti, vi voglio bene.
Visto che ho il cervello sempre più pieno e furbescamente aggiungo sempre più cose da fare nei ritagli di tempo, accetto volentieri il suggerimento di Morbido per cui mi perdonerete se qualche post sarà telegrafico, vero? Pensavo di far parlare direttammente gli idioti, tipo una collezione di mirabilia tratti dalle bacheche facebook dei miei contatti più scemi e cose così, insomma. Poi se ho tempo espando e scrivo il post sulla corista pazza col porto d'armi, sì. Quello verrà, non temete. Baci.).



mercoledì 5 marzo 2014

L'ora blu

E' l'ora blu; c'è freddo.

Io e #collegaV passeggiamo per Cambridge, dove lui, il mio più caro amico, sta facendo il dottorato in alta musicologia specialistica nel college dove i fellows pare mangino i cigni.

Abbiamo già visitato tutti i college migliori, soprattutto quelli misconosciuti che non si fila nessuno, e già preso in giro un discreto numero di volte i giovani studenti della triennale che tipicamente si atteggiano a piccolo-Harry-Potter-impegnatissimo-che-sta-scoprendo-la-fusione-fredda - gente che con la gown d'ordinanza cammina spedita a caso in mezzo ai cortili con un cioppo di matite in mano e la faccia di Higgs che non può tardare neanche un minuto al Grande Appuntamento con la Storia.

(La sera prima, nel pub del college migliore di Cambridge (quello in cui studia questo tipo, ovviamente allo scopo di imparare a vangare meglio la terra di sua maestà) ad un certo punto ci siamo voltati.
Un tizio travestito da Elliott il drago invisibile ci sta fissando chissà da quanto, con in mano un grosso boccale di birra e in faccia stampato un sorriso giulivo.
Non avevamo bevuto.)

Comunque adesso è l'ora blu, c'è freddo.

"vieni, ti faccio vedere una cosa".

Giriamo dietro una chiesetta ed entriamo in un minuscolo cimitero pieno di rampicanti.
Il cancelletto è vecchio ma non cigola.
Ogni vecchia tomba ha la sua collinetta, è tutto un intrico di verde.
I vialetti sembrano lasciati allo stato brado, ma in realtà è più ordinato di quello che sembra.

V girovaga in mezzo alle tombe e si china.

"toh guarda. Un pezzo di antica pipa d'osso."
"una pi..."
"vengo qui e ne trovo sempre tante. In questi vecchi cimiteri è tipico, quando rivoltano la terra per seppellire la gente vengono su degli oggetti. La pipa sarà dell'800, tipo."
"fighissimo!"
"oh, eccone un'altra" 
"..."
"ecco, un altro pezzo. Questa è bianca, di schiuma incisa."
"ma come..."
"no, è che le trovo e poi prima di andarmene le rimetto tutte vicine su una tomba che mi ricordo, così poi posso fare la scena figa che le trovo a caso. Tipo con le ragazze, sai"
"molto astuto"
"sì."
"poi le lasci sempre qui?"
"quello che è dei morti inglesi deve rimanere dei morti inglesi"
"capisco"
"sai, le inglesi è impossibile portarsele a letto"
"me l'hai accennato"
"gli stranieri non li guardano neanche"
"già. Forse questo è il posto sbagliato"
"forse."
"forse. Quanto starai ancora qui?"
"un anno e mezzo, finisco il dottorato poi si vedrà"
"mi manchi"
"anche tu."
"torniamo, ho freddo"
"aspetta. Devo lasciare qui le pipe." 
"..."
"per la prossima volta"
"ok"
"ok"
"ok."


Potete andarci; in un anfratto sul retro dell'antica abside c'è anche un piccolo fregio normanno, incastonato nelle pietre nuove.

Forse è il resto più antico di Cambridge, o comunque è molto bello pensarlo.

Andateci, ma lasciate là le pipe.

lunedì 27 maggio 2013

Taggatto

"pronto?"
"Trantor. Sono #violoncellista."
"ehi."
"sei gatto."
"eh?"
"gatto."
"ne sei certo?"
"sei gattissima."
"ero convinta di essere cane"
"no."
"vabbè allora sei gatto anche tu"
"sì. Gattaccio da strada"
"ti azzuffi?"
"sì. E ho letto il tuo blog"
"..."
"morto dalle risate."
"(:"
"ma voglio il mio tag"
"non ti sei offeso perché ho riportato il post sui sacchetti?"
"naaa, ma che scherzi?"
"bene."
"voglio il mio tag, ci tengo."
"ok."
"ma di cose porno non ne scrivi?"
"no."
"..."
"..."
"ma proprio n..."
"no."
"..."
"non su questo blog, non mi viene."
"ah."
"dovresti aprire tu un blog, cazzo, scrivi così bene"
"sai che mi hai fatto venir voglia?"
"dai!"
"comunque voglio il mio tag."
"... sì, l'ho capito."
"gatto."
"cane"
"gatto. Ho un gatto giusto qui con me, nel trasportino"
"oh darling"
"tag. Gatto. Ciao."
"ciao."
"tag."

venerdì 29 marzo 2013

Le violoncelliste sono fighe

In conservatorio, aula 8, passando dei files della biblioteca su chiavetta a #violoncellista (uomo).

"senti, mi spieghi perché le violoncelliste sono tutte fighe?"
"eh?"
"vabbé, non tutte, ma il 90% sì"
"ma cosa…"
"fighe. Le violoncelliste, fighe."
"ma no."
"come no. Sono sempre fighe, le violoncelliste"
"ti sbagli"
"ti assicuro che…"
"no, è un cliché del cazzo"
"mi stai dicendo che è un cliché del cazzo?"
"un cliché del cazzo"
"beh, io non credo sia un cliché del cazzo"
"e invece ti dico che è un cliché del cazzo"
"un cliché del cazzo? Ma veramente?"
"fìdati."
"mh. Ma quin…"
"sono fredde. Molto di loro sono belle, ma di solito solo nei film. Per il resto ce ne sono di carine, ma fredde. Io sono violoncellista, me ne intendo."
"capisco"
"voglio dire che me ne intendo abbastanza."
"ho afferrato."
"tu sei violoncellista?"
"no."
"non sai quanto la cosa mi faccia piacere"
"ma io non…"
"guarda, è molto semplice. Vedi, questa è una Canon full frame"
"una Canon full fra...!? E l'avevi lì, nella bors…"
"una Canon full frame. Mettiti lì, alla finestra. Ti fotografo."
"ma che dia…"
"a casa ho anche l'obiettivo f/1.4, vedrai che spettacolo"
"ma io non…!"
"piantala."
"ma questa è un'au…"
"alla finestra!"
"insomma, Formigo mi ha detto che le Canon sbiancano i colori!"
"non le full frame, Dio santo, non le full frame! Sta' zitta, guarda in alto, attraverso le sopracciglia. Attraverso le sopracciglia ho detto! Non sei abituata a posare, eh? [clic] …ok. Ok, brava. [clic.] Adesso proviamo con la Nikon che, toh! anche tu avevi nella borsa"
"ma io vengo sempre ma…"
"taci. Ma come cazzo si fa a sottoesporre! Intuitiva come un pannello della Nasa, mica come Canon"
"ehi adesso piantala tu, ok?"
"taci e impostami questo cazzo di bianco e nero. Dio quanto mi manca la mia Canon, ora guarda giù, su, giù, uhm, su, mm. Ok. [clic] Chiudi gli occhi. [clic] Tirati giù lo spalli... No scherzavo. [clic] Passami l'1.8, l'1.8! … ok. [clic.] So che ti piace fotografare le cose, ma io preferisco le persone. [clic] beh dai, in fondo gli obiettivi Nikon non sono così male, [clic], ma vedrai il mio 1.4 Canon, sticazzi! [clic]"
"…"
"[clic] ecco fatto. Guardati"
"…"
"si vede che non sei una violoncellista"
"io, beh. Grazie. E' bella. La foto, dico. La foto è molto bella"
"prego. Fa' vedere la foto scattata con la Canon al tuo amico Formigo e ehi ma a propositooo!, e se io e te pubblicassimo figataaah uno studio musicologico sulle sonate per viola da gamba di #Compositore? Dai dai dai dai dai dai dai dai dai dai dai dai dai dai dai!"
"sì"
"perfetto a posto ti mando il progetto il prossimomeseeadessocorroafarlezione ciao."
"…"

In questo conservatorio di persone normali credo ci sia rimasto il gatto.

In tutti i casi io sono convinta che le violoncelliste siano strafighe, per cui non so se offendermi, non ho ancora deciso.

La foto la tengo, comunque.

domenica 20 gennaio 2013

Stalking cantata

Aperitivo con vecchio compagno di studi, #One.

"hai più sentito #lui?"
"quello che mi piaceva da morire e mi ha piantato con un discorso del cazzo dopo essersi scopato l'ex?"
"esatto"
"che stronzo. No"
"meglio così"
"cioè, sentito. Beh, in un certo senso."
"…?"
"l'altro giorno l'ho richiamato."
"non dove…"
"aspetta. Sai che odia i toni alti, no? Odia gli acuti, le frequenze alte, gli squilli telefonici"
"sì"
"come tu odi i rebbi della forchetta che strisciano sulla tovaglia"
"sì, sì. E allora?"
"beh. L'ho chiamato 27 volte, tipo"
"…"
"sapevo che era a casa"
"…"
"gli ho fatto 20, 30 squilli di 3, 4 secondi l'uno"
"…"
"sul telefono di casa"
"…"
"ho fatto così tutto il pomeriggio"
"…"
"mettevo giù prima che rispondesse, poi lasciavo passare 3 minuti e di nuovo squillo"
"…"
"lo odia!"
"…"
"lo so che non si dovrebbe fare, dopotutto non sono mica vendicativo."
"…"
"che diamine, io mi occupo di tradizione manoscritta nella cantata profana del secondo Seicento!"
"hai tutta la mia stima, per questo"
"per gli squilli?"
"per la cantata profana del secondo Seicento"
"mi rendo conto che non sia ortodosso, ma mi ha dato soddisfazione"
"la cantata profana del secondo Seicento?"
"anche."
"oh la cantata profana del secondo Seicento anche a me, sempre"
"mi rendo conto che non sia bello da fare, ma mi è piaciuto"
"già."
"ora sono a posto, mi sono vendicato, con #lui ho chiuso. Trovi sia stato infantile?"
"d'altra parte lui era uno stronzo."
"già."

mercoledì 16 gennaio 2013

The Mantova files (aka Tanti vestiti grigi)

Prima di Natale, come annunciato, sono andata a trovare #collegaV nella sua Mantova.

Lo sapete, a settembre è emigrato in un college di Cambridge e per tre anni rimarrà là.

Più che due amici che si ritrovano sembravamo due Woody Allen che giravano a braccetto sotto i portici parlando tipo così, come se lui sapesse chi è Woody Allen, ovviamente (cazzo, guarda solo i film di Mel Brooks e quelli di Harry Potter. Comunque).

Il nonsense non mi ha perforato l'esofago unicamente perché ormai sia io che lui ci siamo da tempo assuefatti, ma in un paio di momenti siamo stati a un passo dal metterci a parlare di delfini blu, cosa che comunque funziona sempre in molte situazioni, ricordatelo sempre!

Infine, credo sia rilevante il fatto che io non abbia scattato nemmeno una fotografia.
Ma non so, non c'era bisogno.
Terremo i ricordi della giornata per noi.

Oppure c'era una bruttissima luce.


ore 13.45, a pranzo in un'osteria tipica

"non posso non prendere i ravioli in brodo!"
"infatti non potresti, a dire il vero. Comunque chiuderò un occhio perché sei tu."
"che dia..."
"sarebbe un piatto da uomini. Un tempo prendevano la scodella, correggevano il brodo col lambrusco, si mettevano contro il muro e lo mangiavano così. Solo gli uomini, ovviamente."
"ma io sono un uomo. Per 2 o 3 versi, almeno"
"vero. Ok allora prendilo."
"poi me lo correggi tu col lambrusco"
"ma non eri quasi aste..."
"correggimelo col lambrusco ho detto!"
"non ti riconosco più"
"nemmeno io."
"di secondo?"
"scegli tu quello che vuoi"
"dividiamoci uno stracotto con polenta. Ah no cazzo, costa 10 euro!"
"e allora?"
"nonononono, non posso chiederti questo, nonononono, costa troppo cazzo, nonononono, sarebbe ingiusto da parte mia approfittare!, nonononono."
"lo sai che oggi offro i..."
"allora sì."
"..."
"..."
"io invece ti riconosco benissimo"
"lo so. Ma tu bevi."


ore 14.12

"dai raccontami ancora dei tuoi compagni di dottorato"
"potresti smettere di parlare con accento milanese?"
"ah ti dà fastidio?"
"questa t'è uscita mantovana"
"è imponderabile"
"cazzo scegline uno"
"cremonese?"
"non t'azzardare."
"è imponderabile"
"..."


ore 14.35

"ma veramente alle cene del college dovete vestirvi con il mantello tipo Harry Potter?"
"con la nostra meravigliosa e adorabile traditional gown, vorrai dire."
"puoi smettere di tirartela 5 secondi?"
"no."
"fammi bere il caffé almeno"
"te l'ho già detto che il mio college è il migliore d'Inghilte..."
"smettila. Ma quindi alle formal halls bisogna venire vestiti eleganti?"
"sure"
[occhi] "mi porti?"
"certo! Quando verrai, quindi, non dovrai fare altro che vestirti come ti vesti sempre tu :)"
"pciù. Ma quindi, nessuna indicazione particolare?"
"no."
"nessun riferimento?"
"no."
"niente niente niente? Tanto per orientarsi"
"no."
"ma tipo?"
"tipo cosa?"
"ci sarà bene"
"cosa."
"tipo come"
"tipo come cosa"
"tipo come qualche linea guida cazzo"
"ma tipo come qualche linea guida cosa, cazzo!"
"insomma ci sarà bene un'etichetta anche per gli ospiti!"
"ma cosa..."
"cazzo!"
"cosa!"
"cosa cazzo!"
"ma che ca..."
"insomma tipo la gonna corta non mi dirai che va bene, e già escludo mezzo armadio!"
"cazzo, tu vestiti normale"
"mi viene da piangere"
"passami il lambrusco."
"...uff."
"...uffff."
"..."
"..."
"..."
"...cioé, tipo. Ora che ci penso. Ecco, magari non colorata."
"scusa?!"
"non rossa"
"che diavolo..."
"non rosa shocking come fai tu! Non verde, non viola, non giallo canarino, non arancio blogger, non con quel maledetto qipao con fiori blu alberi di ciliegio e fenici d'oro, Dio santo!"
"e tu cosa cavolo aspettavi a dirmelo, maledetto #sifone"
"NON VENIRE VESTITA DI ROSSO"
"che paese del *"
"vieni con tanti vestiti grigi."
"che paese del *"
"color fumo di Londra, ce la puoi fare"
"che paese del *."
"sì."


ore 15.07, sotto i portici

"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."


ore 16.34, in caffetteria

"che fai il 31?"
"niente. Tu?"
"niente."
"potrei sempre passarlo con #tizia, ma riflettevo"
"cosa."
"non sono, fondamentalmente, del tutto sicuro che lo prenda in bo..."
"non è decisamente il tipo"
"allora anche tu hai avuto la stessa impressione...!"
"figurati se è una che [quinto emendamento]!"
"allora boh."
"quindi non farai niente"
"probabilmente no."
"..."
"..."
"dai, portami in quella chiesa."
"sì, entriamo in quella chiesa."


ore 16.52, entrando in san Lorenzo

"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."


ore 16.56, al custode di san Lorenzo

"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."


ore 17.04

"questa è la basilica di san #tizio?"
"brava. Vuoi entrare?"
"non è un po' tarda, per noi?"
"sì, infatti. Barocco. No, non entriamo."
"no no no no. Portami via"
"assolutamente"
"andiamo via!"
"presto"
"via!"
"ora"
"dammi la mano"
"non voltarti"
"scappa"
"corri!"


ore 17.34, con una conoscente incontrata per caso

"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."


ore 18.32

"anche a te capita di vedere le grate dei vecchi tombini in marmo ed essere assalito dalla folle certezza che il tuo iphone ci cadrà sicuramente?"
"io ultimamente ho la para del portafoglio, chiudendolo e mettendolo in tasca lo tengo strettissimo e lo giro solo in senso antiorario perché altrimenti so che uscirà la carta di credito"
"e finirà nel tombino"
"già."
"già."
"già."


ore 19.14

"e quindi lei blablabla e poi blablabla, ma io non mi sento convinto di blablab..."
"..."
"e dopo che le ho scritto allora lei blablabl..."
"..."
"... cazzo ma mi stai ascoltando o no?!"
"ma sì, ma sì"
"cazzo passano due cani al guinzaglio e ti distrai come un cocker davanti al ciappi"
"ho solo guardato un attimo i cani ma ti ascoltavo benissimo, le tue ultime parole sono state blablabl..."
"lascia stare quei f*ttuti cani!"
"ok dio santo!"
"dio santo"
"...uff."
"allora, dicevamo."
"dai, finisci."
"..."
"allora lei cosa?"
"..."
"tu le hai scritto e lei allora cosa."
"mm."
"cosa?"
"non mi ricordo."
"ehi ma quello non è un piccolo adorabile basso..."
"basta"
"ti vengo a trovare in febbraio"
"ok."
"ok."
"non ci vediamo più, quindi?"
"no."
"allora abbracciami."
"sì."
"..."
"..."
"ti voglio bene"
"sì, anche io"
"sì."
"..."
"ci vediamo presto"
"sì"
"e non vestirti di rosso."

sabato 22 dicembre 2012

La corrente del golfo è chiaramente sempre stata una bufala

"e senti, c'è freddo?"
"no, l'inverno è più mite"
"non dire cazzate!"
"ti giuro"
"non ci credo. Dite tutti così per spingerci a venire a trovarvi con il Parmigiano nella borsa"
"in effetti non c'è caldo"
"di' piuttosto che c'è un freddo fottuto"
"insomma, non c'è caldo."
"piantala con queste litoti del *!"
"[omissis]"
"e senti, piove?"
"...non tutti i minuti."
"per un attimo ho creduto dicessi giorni"
"..."
"..."
"no. Intendevo dire che non piove proprio tutti i minuti"
"oh figata, eh"
"che ci vuoi fare"
"figa?"
"tutte troppo piccole, o troppo grandi"
"nel senso che le fighe sono proprio troppo piccole, o troppo grandi."
"no."
"ti eri sbarbato"
"era per cuccare"
"non era per fingerti dottorando ggiovine appena uscito dalla specialistica?"
"esatto."
"e funziona?"
"no."
"ora hai di nuovo la barba"
"tiene caldo"
"mi piace di più"
"lo so."
"ma stai bene?
"mai stato meglio"
":)"
"e tu dormi?"
"no"
"ma stai bene"
"è un'affermazione?"
[guarda nel vuoto] "l'altro dottorando in musicologia oltre a me studia la musica dei videogiochi"
"stai scherzando"
"no"
"ma che cazzo...?!"
"dopo il concerto c'è il rinfresco?"
"sì."
"ti voglio bene."
"lo so."

#collegaV è rientrato per Natale dalle terre della regina in cui abiterà per i prossimi tre anni causa dottorato.

E' dunque rientrato ed è subito venuto a cantare fra i tenori del mio coro di sparaventose.

Ci siamo incontrati in circonvallazione e abbiamo iniziato a salutarci a 90 metri di distanza, dopodiché è stato come se non fosse mai andato via.

Domani lo vado a trovare a Mantova, se non torno vuol dire che il nonsense mi ha perforato l'esofago.

domenica 4 novembre 2012

Scenes from an italian restaurant #2. aka Delfini blu, the cap was on the table, logica formale, rezdore

Puntata #2 dei tentativi di festeggiamento/saluto a #collegaV, amico di vecchia data e collega di lavoro fino a poco tempo fa, il quale andrà in Inghilterra e ci starà per 3 anni.


Qui la puntata #1, in cui litighiamo cortesemente con un tragattino che vende manoscritti miniati senza saperli datare e la #3, in cui gozzovigliamo con i coristi, i camerieri ci odiano e l'impero colpisce ancora.


ore 20.30

Onde festeggiare ci rechiamo nella tranquilla #cittadina di D., ove consumeremo gnocco fritto, tigelle, salumi, lambrusco e lardo in conchetta ascoltandoci un concerto di musica tradizionale.

E' una specie di sagra, con tavoli alla buona, tipiche rezdore emiliane che servono ai tavoli, clima da festa dell'Unità.

Siamo io, #collegaV, l'altra #collegaT che lavora con me nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, cugina Lurker Lucy, mrBlueSky e una sesta persona portata da V, l'inquietante Amphibius.


ore 21.07

Per un po' niente da segnalare, se non che mangiamo come scemi e, come spesso succede in questi casi, io e V iniziamo a litigarci la Nikon fotografandoci col macro le scarpe.

E' probabilmente per reazione a tutto questo che mrBlueSky prende il quadernino da cronista e si mette a fare ad Amphibius una serie interminabile di domande di lavoro, di fatto uscendo entrambi dall'universo conosciuto.


ore 21.56

"Amphibius"
"dimmi Trantor."
"mi passi l'acqua, per favore?"
"sai, di giovedì adoro trovare nelle bottiglie uno sciame di delfini blu"
"..."
"ce ne sono sempre così tanti"
"..."
"solo il giovedì, però"
"..."
"a volte escono allo stato brado, bisogna poi stare molto attenti a non calpestarli"
"io volevo semplicemente l'a..."
"solo che sono scivolosi, i delfini blu"
"..."
"maledettamente furbi"
"..."
"alcuni poi ti confondono con abili battute sarcastiche"
"..."
"non si fanno prendere"
"non sono scemi, vorrei che tu te ne rendessi conto."
"lo so, V me lo ripete costanteme..."
"ne ho visto uno l'altro giorno (mi passi l'acqua per favore?), faceva gpl prima di me e mi ha pure fatto i fari mentre usciva (l'acqua, grazie)"
"..."
"solo che io poi gli ho suonato cazzo, (l'acqua), lui è blu, mica può permettersi! (sì basta che la prendi in mano e me la passi, da bravo)"
"in effetti fanno così"
"se escono dalle bottiglie, sì (l'acqua.)"
"..."
"oddio guarda quello, è enorme!"
"..."
"lo vedi o non lo vedi?! Si acquatta dietro i pla..."
"...ti passo l'acqua."
"ecco, sì."
"..."


ore 22.34

Non è chiaro cosa abbia spinto la tipica rezdora emiliana in quel momento intenta nello sparecchiamento del tavolo a considerare il tappo della mia Nikon lì, da solo, un oggetto nemico.

Nell'ignoranza generale del fatto ella considerava dunque l'inutile orpello alla stregua delle bucce di salame scartate da #collegaV, dei vuoti di lambrusco seccati da #collegaV, e anche dei 354 mozziconi di sigaretta abbandonati morti da #collegaV, buttando quindi il tutto in un ridente pattume.

#collegaT, l'unica che sgomenta si è accorta della cosa, ritiene indispensabile lasciare passare 4 minuti e 22 secondi prima di agire.

La scena seguente vede 5 persone rovistare febbrilmente nel cesto del pattume passandosi l'un l'altra piatti sporchi di mostarda e avanzi sbocconcellati di tigelle grondanti lardo, 5 persone di cui una particolarmente scurrile e un'altra particolarmente sarcastica.

Amphibius finisce con calma di rollarsi la sigaretta, l'accende, assiste interessato alla scena come un biologo di Atlanta assiste il martedì all'accoppiamento delle amebe e considera molto più utile continuare ad analizzare la cosa sotto l'aspetto epistemologico.


ore 22.51

La rezdora sparecchiatrice, informata del tragico fatto, reagisce con gli occhi a palla e un irrefutabile "ma era sul tavolo!", affermazione che ha come conseguenza immediata lo scatenarsi di un acceso e insopportabile dibattito di logica formale, sempre fra la persona scurrile e la persona sarcastica.

L'unico modo per risolvere la questione senza insultare troppo spesso san tommaso ("santo cielo, che idiota") è recarsi sul retro della sagra e scaraventare tutto il pattume, che per la cronaca consisteva in un cesto più alto di me.

Comunque ritroviamo il tappo, puliamo, informiamo la rezdora del lieto fine e siamo costretti ad annotare nuovamente che sì, l'inutile tappo di un obiettivo Nikon che costa tipo 170 euro "dopotutto era sul tavolo".


ore 00.35

Dopo ore di ridicole obiezioni convinco #collegaV a non tornare a Mantova e a venire a cantare nel mio Altro Coro il mattino seguente, visto che saremmo dovuti andare a cantare ad un matrimonio ed ero sono sarò sempre in deficit di tenori.

Dopo che mezza #provincia si è soffocata dal ridere alla timida idiota proposta "uhm potrei comunque partire adesso per Mantova e domattina essere da te alle 9", io e cugina Lurker Lucy convinciamo V a dormire con noi due, da me, in mansarda.

Nel senso, ha accettato tutto questo solo perché gli ho promesso di pagarlo.

Lui comunque reagisce ammorbando tutti con una disquisizione sui sottoinsiemi tipografici della princeps di #raccolta fattizia di #grande interesse musicologico, battibeccando con me - nell'ordine - sul concetto di esemplare a stampa, sul concetto di editio princeps, sul concetto di raccolta, sul concetto di fattizia e sul concetto di concetto, e infine raccontando (di nuovo) la storia dei cigni.

(l'audio, che è già un classico della Naxos.)


ore 00.58

Ce ne andiamo, ma prima lo abbraccio, principalmente per impedirgli di raccontare di nuovo cosa potrà fare a Cambridge con quei fottutissimi cigni; facciamo finta di salutarci ma tanto lo sappiamo benissimo che ci vedremo martedì, per cui amen, lui porta a casa Amphibius e io torno alla macchina con gli altri.


ore 02.00

Dopo che V ha portato Amphibius in un night in #città, dopo che V non conosce affatto la viabilità di #città, dopo che V è riuscito in qualche modo a raggiungere casa mia dove nel frattempo io e cugina Lurker Lucy stiamo preparando i letti (i, plurale), dopo che V mi telefona da sotto casa annunciando che Amphibius è riuscito a dimenticare il suo cellulare in macchina, dopo che V torna in #città a 15 km da me alla ricerca del quartiere del night, del night e di Amphibius in mezzo alla folla del night, dopo che non ha trovato nessuna delle tre cose e io tento di guidarlo al telefono consultando contemporaneamente google maps e avendo dall'altro capo del filo uno che come massimo indizio dice "qui boh c'è un caseggiato giallo", dopo che V se ne fotte finalmente del cellulare di Amphibius e torna da me, dopo che è salito in casa togliendosi le scarpe e alle 02.45 i miei si sono svegliati completamente, dopo tutto questo

"Trantor, Lucy. Cazzo. Devo comprare le sigarette"
"tu sei scemo"
"fumare fa male!"
"no no, devo proprio"
"scemo, adesso?!"
"fumare fa male!"
"scendo e vado in paese a trovare un distributore"
"sei un * **"
"non fumare non fumare non fumareee"
"spero sia uno dei tuoi soliti scherzi del cazzo, io tra 6 ore devo dirigere il coro ad un matrimo..."
"devo!"
"ma è cancerogeno!"
"uhm, se non la fumo mi dai un bacio?"
"NO."
"piantatela. Cazzo vai a prendere queste cazzo di sigarette e fai presto"
"ok"

C'è bisogno che continui?

ore 03.05

"allora, le hai prese o no?"
"no."
"yeeeeeee!!!!"
"scusa?"
"sono lombardo"
"..."
"..."
"ho la tessera sanitaria lombarda"
"..."
"qui le puoi acquistare solo con la tessera sanitaria di un emilia..."
"ADESSO DORMIAMO"
"ok."
"ok."


La foto con i miei occhi la mattina dopo mentre alle 8.58 andavo a prendere #pianistaCalabro in stazione per andare al matrimonio è nel prossimo post.

lunedì 15 ottobre 2012

Scenes from an italian restaurant #3

Tentativo di festeggiamento #3

E' quel martedì, quello della cena del mio coro di sparaventose in cui #collegaV ha cantato nell'ultimo anno, dato che è mantovano ma lavorava con me nella mia città senza fiume, per salutarlo definitivamente prima che vada a Cambridge.

Sì lo so, mancano le Scenes from an italian restaurant #2, quelle in cui mi buttano via pezzi della Nikon e V dorme con me e cugina Lurker Lucy battibeccando fino alle 3 di notte sulle virtù del fumo, ma l'avrete.

E' come Star wars, viene prima l'episodio che mi pare.


ore 19.15, prima della cena facciamo una prova in chiesa ("l'ultima cantatina insieme!", implorò V).

Dopo 1 minuto e 7 secondi V viene rinvenuto in sagrestia mentre si prova il cappello del parroco fingendo di officiare un funerale.
In latino, chiaramente.

Dopo 4 minuti e 27 secondi #coristaVigileF viene bloccato mentre tenta di realizzare altri falli con i sacri tovaglioli presenti sull'altare, tentativo falloide prontamente stroncato più dalle risate che altro.


ore 20.43

io: "ok ragazzi basta cantare, ho fame; ci troviamo tutti al ristorante, fra 15 minuti"
"ok"
"ok"
"ok"
"V e Trantor, siete a piedi? Volete un passaggio?"
"dai grazie!, perché n..."
"no. E' l'ultima volta che io e lei facciamo la strada insieme."
"ok. Mi defilo. A dopo."
"io... :)"
"non dire niente e chiudi la chiesa."
"...fatto. Andiamo. Ma sta piovendo?"
"chissene."
"vieni qui, a braccetto."
"vieni qui. Sposta la borsa a sinistra"
"penseranno che..."
"#lei non mi vedrà, vive sopra il Po. E tu?"
"non me ne frega un *."
"bene."
"bene."
"allora andiamo."
"a braccetto"
"sì, così."
"sì, ho fame."
"parliamo ancora un po' del tactus a fine '500"
"no, parliamo delle scarpe che ti sei messo."


ore 21.03, a cena

Circa 45 secondi dopo aver ordinato viene riesumato il vecchio verboso e controverso dibattito sull'importanza delle dimensioni di [quinto emendamento] mentre si [quinto emendamento].

Il clima è da processo di biscardi, la foga delle argomentazioni da eresiarchi tardoantichi, la minuzia empirica degli esempi condotti a prova da teoria del controllo matematico, ma la mia opinione su [quinto emendamento] no che non ve la dico.


ore 22.10

"mmh, ma è sedano questo?"
"sì, sedano"
"ottimo, adoro il sedano"
"ahahah lo sai cosa aromatizza il sedano, vero?"
"no."
"..."
"..."
"..."
"..."
"ma scusa, non hai letto..."
"cosa?"
"non l'hai letto?!"
"ma cosa!"
"non l'hai letto, cazzo."
"ma wtf!?"
"mi stai dicendo che in tutto il blog leggi solo i post che riguardano te?"
"sì, perché?"
"ti odio."


ore 23.02, "voi due"

Siamo al dolce, si appropinqua #coristaDucale, che adoro.

"V, Trantor. Io devo chiedervi una cosa. Da mesi."
"vai", facendo l'occhiolino alla cameriera.
"spara", scattando foto con la Nikon.
"ma insomma. Voi due. Ecco, ridete sempre, vi capite al volo, avete studiato le stesse cose, siete liberi, indipendenti, siete giovani. Perché non..."
"no."
"l'avremmo già fatto"
"ve l'avremmo già detto"
"...ok. Capisco. E' solo che stareste proprio bene, ecco."
"...", addentando 2 pezzi di gnocco fritto 3 tigelle e un salame.
"...", cambiando obiettivo e scattandole 14 foto di cui la metà in bianco e nero.
"insomma, ma ci avete pensa..."
"ci ridiamo sopra più o meno una volta al giorno", affettando il culatello.
"ma perché tutti pensano che di queste cose gli amici non parlino?", inserendo il grandangolo e sbagliando l'ISO.
"..."
"...", masticando rumorosamente.
"...", [clic].
"...", aprendo il lambrusco.
"...", valutandomi le doppie punte con la ruga sulla fronte.
"devo avere altro lardo"
"devo tagliarmi i capelli"
"ma insomma! Io non vi capisco, santo cielo, sareste così cari..."
"ERA NO NEL SENSO DI NO"
"no, no. Ehi. Sorridi. Vuoi una foto? [clic.]"


ore 23.45, cavallette fino in fondo

Si fa strada l'idea di poter portare a casa il gnocco fritto avanzato ("ma ehi, portiamo a casa il gnocco fritto avanzato!").

Non azzardatevi, non mi avrete, io non dirò mai lo gnocco fritto, è chiaro?
Bene.

Comunque, qualcuno suggerisce di portare a casa il gnocco fritto avanzato.
Lo so che sembra assurdo che i miei coristi abbiano avanzato del cibo, ma quello era il terzo giro.

Viene chiamato il cameriere, al quale viene timidamente proposto di portare a casa 6 sacchetti di gnocco fritto, 375 tigelle fredde due sedani 5 bottiglie quasi estinte e tutti gli scatolini della nutella.

Sembra che improvvisamente a casa dei coristi sia pieno di cani.


ore 00.43

Usciti dal ristorante V mi accompagna alla macchina.
Ci salutiamo, ci abbracciamo, ma questa volta non è come le altre, perché lo sappiamo bene che è l'ultima.

Oddio, a Natale è di nuovo qui.

Ma se sei abituato a vederti quasi tutti i giorni per 8 ore al giorno più le prove e i concerti le cene e le uscite le telefonate e gli sfoghi e i ricordi poi ci si guarda come ci siamo guardati noi quella sera.

E niente, basta.

Ora è là e sta mangiando cigni.

giovedì 4 ottobre 2012

Esta noche ripago el mio debito (aka Altro Disordine, Ma Questa Volta Non Adorabile)

Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, 4 mesi fa, ore 15.03

"Trantor"
"ciao, maestro bifono" [lui è questo qui]
"il 4 ottobre vieni a cantare nel mio coro in concerto 6 pezzi difficilissimi tra cui Verdi tra cui una messa difficilissima composta da me gratis difficilissima facendo prove gratis anche se lo so che non è il tuo genere odi Verdi hai mille impegni non hai più una vita privata non dormi non riposi non hai più tempo per te ma io ho assolutamente bisogno di una cazzo di mano?"
"no."


Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, 3 mesi fa, ore 16.30

"Trantor!"
"ciao, maestro bifono"
"ciao, bellissima."
"mmhssno, ma ti posso aiutare?"
"il 4 ottobre vieni a cantare nel mio coro in concerto 6 pezzi difficilissimi tra cui Verdi tra cui una messa difficilissima composta da me gratis difficilissima facendo prove gratis anche se lo so che non è il tuo genere odi Verdi hai mille impegni non hai più una vita privata non dormi non riposi non hai più tempo per te ma io ho assolutamente bisogno di una cazzo di mano?"
"no."


Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, 3 mesi e 27 giorni fa, ore 10.25

"Trantor, ueila!"
"ciao, maestro bifono"
"ciao, cara."
"...dimmi."
"ti posso offrire un caffè?"
"no, dimmi"
"una brioche?"
"no, dimmi"
"un pacchetto di rin..."
"no, dimmi"
"il 4 ottobre vieni a cantare nel mio coro in concerto 6 pezzi difficilissimi tra cui Verdi tra cui una messa difficilissima composta da me gratis difficilissima facendo prove gratis anche se lo so che non è il tuo genere odi Verdi hai mille impegni non hai più una vita privata non dormi non riposi non hai più tempo per te ma io ho assolutamente bisogno di una cazzo di mano?"
"no."
"ti ho mai detto che hai dei bellissimi cape..."
"non è necessario."


Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, 3 mesi e 15 giorni fa, ore 09.00

"salve salvino!"
"oh maestro bifono. Buongiorno, se hai bisogno di un libro dimmi veloceme..."
"sai, ti trovo proprio bene, stamattina"
"no."
"invece sì, sei così radio..."
"sono al telefono con un bookseller da Milano, per cui dimmi"
"il 4 ottobre vieni a cantare nel mio coro in concerto 6 pezzi difficilissimi tra cui Verdi tra cui una messa difficilissima composta da me gra..."
"hai detto gratis?"
"sì"
"no."


Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, 1 mese fa, ore 18.27

"..."
"bentrovato, maestro bifono"
"tu sai cosa ti voglio chiedere"
"se non è il facsimile del manoscritto Modena alfa.5.24 olim lat. 568 credo di poter intuire con un sufficiente margine di sicurezza"
"vieni?"
"non ho più una vita privata"
"lo so. Vieni?"
"no, ma posso darti il facsimile"
"no."
"peccato."


Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, 19 giorni fa, ore 19.13

"Trantor."
"ciao."
"fra 19 giorni è il 4 ottobre. Ho maledettamente bisogno."
"non riesco a venire a nessuna prova, ho altri due cori che questo mese provano due volte a settimana ciascuno, concerti, open day della biblioteca, i concerti della rassegna e non vedo i miei amici da un mese"
"ti prego."
"senza prove non canto"
"le sposto al venerdì, solo per te"
"le persone normali al venerdì vedono gli ami..."
"ti prego."
"stanotte ho dormito 3 ore e un quarto"
"ti scongiuro."
"leggerei a prima vista, non ho tempo di studiare le parti al di fuori delle prove"
"va benissimo"
"odio Verdi"
"dopo c'è il rinfresco"
"il concerto è in una chiesa degli anni '60, hai una vaga idea di cosa vuol di..."
"ti [vm14] prego!"
"..."
"..."
"hai scelto quest'ora per prendermi per sfinimento?"
"sì."
"...va bene."


Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, il giovedì della prova, ore 14.00

"Trantoooor tesoro!"
"ciao, maestro bifono"
"allora stasera! Vieni alla prova stasera, vero?"
"...veramente avevamo concordato venerdì, domani."
"ah. Oggi non è venerdì?"
"no."
"ah."


Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, il venerdì della prova, ore 10.01

"Trantor."
"ciao, maestro bifono"
"sono molto offeso."
"scusa?"
"ieri sera non sei venuta. Hai mancato di parola."
"spero che tu stia scherzando. Avevamo concordato venerdì, e oggi, è venerdì."
"ah."
"eh."
"scusa."
"ok."
"..."
"..."
"hai dormito?"
"no. Ma va bene così"
"lo so, sei radio..."
"smettila"

Esta noche ripago el mio debito, direbbe quel gatto.

Mi sdebito con bifono per aver ingaggiato uno dei miei due cori al famoso prestigioso concerto delle palline.

Anche quello era gratis, btw.

Ed è noche nel senso di sera, vorrei che questo fosse chiaro.

Insomma, vediamo se domani addì 5 ottobre duemiladodici dopo Verdi e soprattutto dopo la difficilissima messa composta da lui sono ancora viva.

E scusate se latito su tutti i blog e su tutte le caselle mail, ma è un periodo pienissimo.
besos.

giovedì 27 settembre 2012

Ancora!

"#collegaV"
"mm?"
"ancora"
"eh?"
"ancora."
"ancora cosa?"
"rifacciamolo"
"ma se l'abbiamo fatto per tutta la sera!"
"ancora."
"mi sembrava di averti soddisfatto"
"sì ma ancora"
"ma non sei stanca?"
"come potrei?"
"oh ma non sei mai sazia di 'sta cosa, tu"
"no."
"è tardi"
"l'ultima volta!"
"smettila, sei..."
"ti prego! Giuro che poi basta."
"mm."
"ancora"
"ma di nuovo da capo?!"
"lo sai che mi piace"
"uff."
"fallo e basta"
"e da dove comincio, stavolta?"
"boh, da dove ti pare, basta che..."
"msgfrhmf. uff. ok, dai. L'ultima volta poi però basta, eh?"
"ok!"
"l'ultima"
"ok!"
"poi andiamo a dormire"
"sì sì!"
"...ok. Uff. D'accordo. E sia. Pronta?"

Abbiamo registrato.
Se volete potete ascoltare.

giovedì 20 settembre 2012

Scenes from an italian restaurant #1

Come avrete intuito forse fino ad arrivare alla nausea, #collegaV fra 6 giorni va in Inghilterra e ci starà per 3 anni.

Sapete, ha vinto un dottorato in musicologia e studio di manoscritti musicali altomedievali nell'università che nel nostro campo è la più prestigiosa d'Europa.
Quindi del mondo.

Dai seriamente, certa musicologia americana fa ridere. Ci sono più specialisti in paleografia a Topolinia.
Comunque.

Abbiamo provato più volte ad identificare una serata per salutarci adeguatamente ("l'ultima sera insieme!"), festeggiando l'addio come si conviene.

Non sono affatto sicura di esserci riuscita, però ci abbiamo provato, oh se ci abbiamo provato.
Tre volte, ci abbiamo provato.

La 2 e la 3 a parte, è il caso.


Tentativo di festeggiamento #1

#cittàRivale, cena in ristorante chic del centro storico ma prima giro dal celebre venditore di manoscritti e stampe antiche Signor Cappero, gli faccio tirare fuori dagli scaffali tutte le stampe giapponesi di pieno '800, V gli fa tirare fuori dagli scaffali tutti i manscritti musicali in notazione quadrata pre avvento del canto fratto, io mi informo sul costo di un diorama ottocentesco e svengo dentro un raccoglitore di santini, "Signor Cappero, come avete datato questo manoscritto? Caro signore, il costo è sproporzionato, se posso permettermi", "primo quarto del Trecento, è quasi inestima...", "MUAHAHAHAHAHAH", "prego?", "V, non infastidire il signore", "MBUAHAHAHAHAHAH", "la smetta.", "uh guarda che meravigliosa miniatura nonatola...", "se questo è Trecento io sono la vacca di nonna Papera", "le dico Trece...", "questi gruppi neumatici discendenti sono tipici del Settecento napoletano, caro signore, e se tenta di fregarmi di nuovo con questa storia del primo quarto del Trecento chiamo la soprintende...", "ANDIAMO VIA", "dovrebbe stare in una bibliote...", "vieni via dio santo!", a cena, "cosa prendi?", "il maialino con composta di mele, tu?", "la tua nikon immediatamente", "oh ma ti piace la fotografia?", "beh e allora? Sempre piaciuta", "ma cazzo adesso, adesso dovevamo scoprirlo?!", "bevi questo fottuto lambrusco invece di battibeccare per ogni fottuta co...", "giuro che se mi lasci le ditate sull'obiettivo ti verso cointreau sul mac", "bevi ho detto!", "mettiti la tracolla cazzo", "che palle", "tienila da sotto!", "devi proprio fare quella faccia?", "mi odio in foto", "ti impedisco di non prendere il dolce!", "pago io", "no io", "no io", "ok tu.", "ma cosa...!", "usciamo", "due passi", "ok, giro", "giro, c'è sereno", "dai altro giro", "dai altro giro", "dai altro giro", "dai altro giro", temporale, bagnati fradici a 2 km dalla macchina, no porticos, bagnati fradici, "complimenti per la scelta delle scarpe", "fottiti", bagnati fradici, bagnati fradici davanti alla macchina, bagnati fradici sotto la pioggia, bagnati fradici sotto i tigli, "beh allora stammi be...", abbraccio, "allora ciao.", "ciao.", abbraccio, "ciao.", "allora ciao", abbra--


Tentativo di festeggiamento #2

Fallito.
Riuscito.
Nel senso, merita un post a sé.
Seriamente.

"Trantor. Ripensandoci. Se ci vedessimo anche sabato questo?", "ok!", "sai, c'è un concerto di musica tradizionale emiliana che...", "che nessun altro vuole venire a sentire con te", "detesto ammeterlo", "ok vengo io con cugina Lurker Lucy", eccetera (l'avrete), continua con tavolate di gnocco fritto e una cameriera che tenta di sparecchiare e buttare nella differenziata i pezzi della mia nikon, e si conclude pressapoco con "allora ciao, stammi bene", "non essere triste. In questi mesi ci vedremo su skype", "sniff", abbraccio, "ciao", "ciao", "vado", "vai", "vado", "fai buon viaggio", "ti scrivo", "sei un amico", "ti voglio bene", "ciao", "ciao.", "vai, verrò a trovarti nel duemiatredici", "sì, ora vado", "farewell", "ciao", "dasvidania", "a presto", "...", "...", "...", "ci vediamo martedì alla cena del coro", "ok a martedì", "ciao", "ciao".


Tentativo di festeggiamento #3

E' quel martedì, prevista cena del mio coro di sparaventose in cui V ha cantato nell'ultimo anno, dato che è mantovano ma lavorava con me nella città senza fiume.

Era l'altro ieri.
Sto ancora ridendo; post a sé, e l'avrete.

Intanto, bonus.

domenica 9 settembre 2012

Rubber wall

Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, in turno con #collegaV.

"V, hai letto l'ultimo libro di Carolyn Gianturco?"
"eh? carolingian? Hai detto carolingian?! eh? dove? dove? dove?!"
"no. Carolyn staccato Gianturco. E' una studiosa specializzata nel Seice..."
"no."
"..."
"..."
"guarda che è interessante, comunque"
"no."
"capisco che tu sia specializzato in Medioevo, ma non c'è bisogno di smettere di ascoltare solo perché sto parlando di una cosa post 1250"
"..."
"..."
"..."
"...ho detto che puoi anche partecipare alla conversazio..."
"scusa, per caso hai detto qualcosa?"
"che puoi anche sforzarti di parlare di qualcosa che non sia prettamente 1) carolingio 2) altomedievale 3) figa"
"... dun da dummm"
"..."
"..."
"...ehi"
"... trallallà, dun da dummm"
"senti. V."
"..."
"..."
"..."
"...cazzo ma mi stai ascoltando o no?!"
"...eh? Cosa! Io... Scusami! Mica hai detto qualcosa?"
"vai in Inghilterra e restaci"
"farò così"
"ti odio."

mercoledì 22 agosto 2012

Dice lui, dice lei

Con #collegaV e cugina Lurker Lucy al mercatino delle pulci della Festa dell'Unità della città senza fiume.

"uh guarda, V! Questo libro usato. Carino, perfetto per te. Te lo regalo, ok?"
"eh? Non disturbarti, Trantor, lo sai che non voglio regali."
"che ansia. Costa un euro."
"lo so, ma non disturbarti"
"è sulla Resistenza, sono testimonianze di Partigiani del mio paesello, e l'ha curato mia madre."
"in effetti mi piacerebbe averlo per tutto quello che significa, ma no."
"sì."
"no."
"che palle."
"lo sai che detesto fare complimenti"
"li stai facendo."
"allora me lo compro da so..."
"e invece io ti farò questo regalo prima che tu parta per leterredelregnodiSuaMaestàlaRegina e vada a cervare gli uccisi del re, va bene?!"
"ti dico di no"
"ti dico di sì"
"ti dico di no"
"ti dico di sì"
"ti dico di no"
"hai rotto il cazzo."
"non credo!"
"prendi questo stramaledetto c*zzo di f*ttuto regalo e falla finita"
"...ok. Ma solo se me lo dedichi."
"ma che dia...?!"
"de-di-ca"
"uffa, adesso?"
"adesso."
"mi imbarazzo, lasciamelo qui e te lo porto lunedì al lavo..."
"adesso."
"quanto sei noioso. Penna?"
"penna."
"..."
"..."
"uh bella, ma è una stilografica di fattura ingle..."
"scrivi."
"..."
"..."
"..."
"..."
"...uff."
"beh?"
"non mi viene."
"non t'azzardare."
"... ah. mm. ok. mmh. Pensato. Non guardare. Non guardare cazzo! ...ok. Fatto. Scritto, contento?"
"dammi qua." [legge]
"..."
"..."
"..."
"bacio."
"bacio."

Ovviamente c'era solo una cosa che potevo scrivere.
Una parola sola, senza punto.

Non le parole di qualcun altro, non questa volta (non s'intonerebbe al guardaroba di V).

Una parola sola, dato che non potevano essere due; non certo quelle due (ovvio), che c'entra, ma neanche le solite tre che a volte ci diciamo.

Una bastava.

L'unica scocciatura è che IL MALE ha avuto la stessa fottutissima idea.




[ah, *].

domenica 19 agosto 2012

Sempre Seinfeld (e io Elaine)

Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, in turno con #collegaV.

"Trantor. Vado alle macchinette, che merendina vuoi?"
"non lo so, qualsiasi"
"vuoi la sbrisolona?"
"è uguale, scegli tu"
"la sbrisolona è buonissima"
"vero. Fai tu"
"è il dolce tipico delle mie parti"
"già. Fai tu, basta che ci sia dello zucchero"
"la sbrisolona è uno dei dolci più genuini del Nord Ita..."
"sì lo so che è mantovana. Scegli tu, mi fido"
"sai, forse la sbrisolona potrebbe rivelarsi un'ottima ide..."
"VA BENE"
"ok. ah. E se non c'è?"
"scegli tu, mi fido. Qualsiasi cosa, basta che non sia al cocco"
"niente cocco?"
"niente cocco. Almeno, non cocco industriale."
"niente cocco, ricevuto. Comunque potrei prenderti la sbrisolona fatta a Castiglione delle Stiviere - Mantova, vicino a casa mia, così magari difendiamo il made in I..."
"ok, ma basta."

Va, passano 12 minuti, poi torna.

"ecco a te. La sbrisolona era finita"
"secondo me eri l'unico a comprarla e ha vinto la Kinder"
"non è vero!"
"okokok, vediamo cosa mi hai pre... ah."
"beh?"
"merendina al gusto cocco. Ma che cazzo...?!"
"oddio scusa! Avevi detto proprio cocco?"
"proprio cocco"
"cazzo, cocco"
"cocco, cazzo"
"cazzo."
"senti, cocco, per caso nei corridoi hai in incontrato #bella flautista?"
"no"
"allora #bella cantante"
"sì."
"lo sapevo. Non capisci più niente quando..."
"mi spiace, Trantor."
"non importa, cocco. Lo mangio volentieri lo stesso, cocco. Anche se è cocco, cocco. Le hai chiesto di uscire, almeno?"
"no."
"ah."



[Sto scrivendo il post demenziale sulle vacanze di 4 copie quasi esatte di Mel Brooks.
Si sta rivelando un'epopea.
Sappiate solo che contiene il cane Amilcare, disquisizioni sul sedano, io che ordino al ristorante, io che faccio complimenti, io che parlo in siciliano, luca cordero di montezemolo.]

[lo so, ma per Kinder ho messo la maiuscola solo perché è tedesco.]

Comunque *.

lunedì 30 luglio 2012

Are you snooking me?

Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, in turno con #collegaV.

"V"
"dimmi Trantor"
"pensavo. Sai cosa mi piacerebbe fare, ora che sono [ahahahah] più libera?"
"ahahahahah. Ti prego non dirlo di nuovo. Più liberahahahahah. Muahahahahah. Tu liberahahaha. Hahaha. A..."
"basta."
"ok. Eh, quindi cosa?"
"iscrivermi ad un corso di biliardo"

Silenzio
Rumore di ventilatori sullo sfondo

"..."
"..."
"ma che cazzo..."
"ma che cazzo cosa?"
"che cazzo, cosa!"
"cosa, cazzo!"
"ma che ca... Ma wtf! Ma cazzo!"
"cosa!"
"cazzo, biliardo?! Cazzo, ma che diavolo... Biliardo, cazzo! Non me l'hai mai detto, ma wtf!?"
"c'è bisogno di scaldarsi tanto? Cazzo io al liceo giocavo!"
"cazzo, tu che giochi a biliardo?! AHAHAHAH"
"cazzo sì, e allora?"
"allora AHAHAHAH"
"sei scemo o cosa?"
"ma cazzo, biliardo...! AHAHAHAH"
"..."
"ma ci arrivi, al tavolo? AHAHAHAHAHHH..."
"piantala. Dammi quel cazzo di prestito interbibliotecario. E poi taci, cazzo."


(provate a sostituire cazzo con sifone)

venerdì 20 luglio 2012

Alla fine della cena

A cena con #collegaV, dopo il lavoro, nella mia Città Senza Fiume.
Lo sapete, siamo amici.

Fuori c'era ancora la neve, ma non è cambiato nulla.

"meglio che vada, è tardi"
"domani chi c'è in turno in biblioteca?"
"io e #altra collega"
"ora che arrivi a casa in campagna e dormi e domani ti alzi non riposerai tante ore"
"già, vado"
"poi domani c'è anche la prova del coro, vero?"
"già"
"finisci di lavorare alle 19, poi devi rimanere in città..."
"...da sola"
"...in città da sola, cenare da sola e poi fare le prove"
"già"
"poi giovedì di nuovo, siamo in turno io e te"
"già"
"poi torni a casa, tardi, fai le prove dell'altro coro e venerdì di nuovo riprendi il treno per venire qui"
"già"
"sbattimento."
"sbattimento, sì, ma va bene"
"sai, pensavo"
"dimmi"
"sei stata coraggiosa. Avresti potuto non cambiare assolutamente nulla, e continuare come prima"
"già"
"dormire qui in città"
"già"
"avevi una casa, con #lui, potevi cenare lì, a casa, fra il lavoro e le prove"
"già"
"e non stare in ballo dalle 9 di mattina alle 23.40 di sera"
"23.40 se va bene"
"avresti potuto dormire ogni mattina fino alle 9 e andare al lavoro in 5 minuti, in bici"
"già"
"avresti potuto semplicemente continuare a non essere sola"
"già"
"avresti potuto"
"avrei potuto. E tu? Anche tu avresti potuto rimanere in Italia, il paese dove alla fine vuoi vivere"
"già"
"avevi questo lavoro, ti avrebbero senz'altro rinnovato il contratto"
"già"
"non ti aspetterebbero 3 anni in un paese umido e straniero dove ragionano e guidano al contrario, e dove ti attende un dottorato di ricerca in una delle università migliori d'Europa, non uno stage a Disneyland"
"già"
"forse avresti ancora #lei"
"eh, già."
"sei stato coraggioso"
"già."
"ti ammiro"
"e io te"
"vino?"
"già."
"non mi pento di niente, sai"
"nemmeno io, anzi"
"era quello che entrambi sentivamo di fare"
"esatto"
"lo sapevo che avrei pianto"
"già. Senti, beviamo questo vino."
"ok. Tutto?"
"è il caso."

venerdì 13 luglio 2012

Il colore del grano

Mia cugina #folle e bellissima (FB) ha i capelli del colore del grano, fa la cantante e canta in tutto il mondo.

FB vive da sola nella Città dei Pitti, da sola si monta i mobili Ikea e sempre da sola spende cifre assordanti per i vestiti. E in effetti è proprio bellissima.

Come sapete la sono andata a trovare qualche giorno fa, nel primo vero weekend di vacanza che faccio da capodanno.

La conosco dal 2002, ci perdiamo per mesi, poi ci ritroviamo, e ogni volta è diverso.

Arrivo, aspetto di trovarla nella folla di Santa Maria Novella ma poi la vedo, dato che nemmeno lei si mimetizza gran che (per motivi diversi).

Dopo qualche ora usciamo per un giretto, camminiamo col nostro passo spedito, quello di chi è sempre in ritardo (io) e non ha tempo da perdere (lei), sui colli appena sopra Rifredi.
Mezzo orgasmo a testa ad ogni villa medicea che incontriamo, ogni muro di sassi, ogni vigneto attraversato dal sole.

Mentre la quantità di foto scattate compromette seriamente le funzionalità dei nostri smartphone mi racconta della meditazione orientale che fa tutte le mattine, lei che è agnostica e galileiana come me.

E' da sola, dice che non ha bisogno di un uomo ed è bellissima, ed è pazza, va a letto ogni sera alle 22 e si alza alle 6.

(Fra me e lei c'è lo stesso fuso che passa fra Londra e il New Jersey, ma alla fine della fiera è lei quella con la pelle bella.)

Legge Dostojevski ma non ha mai visto Woody Allen, e per questo le regalo Amore e guerra.

Guardiamo Tim Burton e ci perdiamo nei meandri dell'imdb, poi mi cucina le verdure, dice di essersi reincarnata ma che non sopporta i vegetariani.

"Trantor, hai visto #quelfilm di Polanski?"
"no, ancora no, ma voglio vede..."
"è bellissimo!"
"sì infatti devo vede..."
"sai, è la storia di #questo e quello, #qui e qua"
"m-mm"
"poi succede #questo, e poi #cosa terribile!"
"sì, ecco magari non..."
"e poi blablabla e finisce #così!"
"..."


Poi io ho un crollo psicofisico, una cefalea da nausea e un colorito prossimo non al grano, ma al latte scaduto; FB si prende cura di me, lei che è più piccola e più bionda, mischiando massaggi, vasetti di miele biologico e nutella, mi ascolta e mi racconta di quando a Vienna il vuoto che segue il concerto stava per farla cadere nel buio.

Allora spettegoliamo, mi racconta di direttori che per l'ansia del concerto si grattano compulsivamente gli zebedei, direttori che non provano e direttori che ci provano, cantanti che hanno la maturità di gente dell'asilo e cantanti che hanno la maturità di un vasetto di yoghurt, e dice che tutto questo non succede solo in Italia, ma anche in Belgio, in Danimarca, e nelle migliori famiglie.

"hai visto I segreti di Brokeback Mountain?"
"no, ancora no, ma forse un giorno lo vedr..."
"è bellissimo!"
"sì infatti forse un giorno o l'altro lo ve..."
"sai, è la storia di #questo e quello, #due tizi"
"m-mm"
"poi succede #questo, e poi #questo"
"sì, però adesso non..."
"solo che poi finisce #così!"
"io..."
"terribile!"
"...già."

Poi parto di nuovo, e prendo il treno per il mare che raggiungerò con l'altra cugina Lurker Lucy.

(Avrete un post anche sui giorni passati con Lurker Lucy.)

FB mi accompagna in stazione a piedi raccontandomi per interi minuti di qualcosa che sembra riguardare un sacchetto di ossa, tracciando un percorso completamente diverso da quello dell'andata e soprattutto completamente illogico.

Poi mi dà una copia delle sue chiavi di casa, così torni anche quando non ci sono, un succhino all'ananas per il viaggio e la raccomandazione di fare almeno un corso di teatro entro l'anno.

"ecco il treno. Ah, hai visto #quel film di Burton?"
"no"
"devi vederlo! E' bellissimo, in pratica c'è #lui che..."
"non dirmi come va a finire"
"...ok."

Io la bacio, pensando che è la prima volta che sto 2 giorni a Firenze senza vederne il centro storico, ma pure per la prima volta non ne ho avuto proprio alcuna voglia, e non so se è un buon segno, ma d'altra parte lui è sempre lì, quindi mi getto fra le braccia di trenitalia.

Ed è lì che non so come andrà a finire.