Nascondersi.
Una festa estiva nella bassa mantovana, camminare sul prato dietro la chiesa, le tavolate lunghe con tovaglie di carta, mangiare quello strano risotto asciutto con #collegaV. C'è vento, c'è caldo, non sapere dove si è. Quei posti in cui la provincia è Mantova, la diocesi è Cremona, l'accento è anche un po' il mio, il risotto è asciutto.
Non ho guidato io, non so dove sono.
Nascondersi a Roma, in Santa Maria in Aquiro. Sono stata a Roma almeno 10 volte e ancora non mi oriento. Camminare a caso, i muri sono rossicci ma qualcuno è azzurro (sarà originale?). Entrare in Santa Maria in Aquiro, scomparire definitivamente. La chiesa è buia, illuminata solo da alcuni lumini. Una donna orientale pulisce e sale in piedi sugli altari. Odore di detersivo, il prete legge al buio. Nessuno sa che ci sono, io non so dove sono. L'intonaco delle cappelle è scrostato, c'è anche un Honthorst.
Fuori no, ma dentro è notte. Potrei non uscire più.
Lisbona, piazzetta del teatro S. Carlo. Nascondersi dietro un libro di fantascienza. Aspettare l'aereo, non voler partire. Mangio una banana, finisco il romanzo. Sull'altra panchina operai che scartano il pranzo. Turisti italiani, vento. Resto.
Nascondersi anche in Algarve, in una fabbrica di sardine abbandonata di cui si sente ancora l'odore e avere paura, o alla festa del grano di un paesino che normalmente non esiste, a sentire il liscio senza saper ballare.
Nascondersi.
Essere l'enciclopedia delle scienze del '67 che il #figlioonesto di #utontapazza ha rinvenuto in casa e ci ha riportato ieri, riconoscendo i timbri della biblioteca. Il libro si nascondeva da loro all'incirca dal '92, ma forse da prima. La copertina è avveniristica, mi sta simpatica.
L'abbiamo catalogato, ma ho preferito nasconderlo di nuovo.
Non lo trovate mica a scaffale, se venite.
Visualizzazione post con etichetta collegaV. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta collegaV. Mostra tutti i post
domenica 2 febbraio 2020
mercoledì 13 maggio 2015
Mi piace molto la parola Commonweaaaaaahh (Quelli Che Al Ristorante Non Parlano)
"pronto?"
"ehi."
"#collegaV!"
"Trantor!"
"sei in Italia?"
"sì. Ci vediamo?
"ok. Il 3?"
"il 3."
"nel tuo mantovano?"
"sì ti prego, sono stufo di pudding e cazzi vari"
"conosco un bel posto, Saltini a Pomponesco"
"è una trattoria tipica, voglio sperare"
"cazzo più tipico di così credo ci sia solo mangiare te"
"allora sia"
"non litigherai con l'oste, voglio sperare"
"ma cazzo! Per chi cazzo mi hai preso"
"per te."
"ma cazzo. Cazzo! No, ok? Cazzo, wtf"
"mm. A venerdì darling"
"ok dear"
"ok."
"cazzo non ci sarà folla? Odio le folle"
"venerdì 3 aprile sera a Pomponesco, chi cazzo vuoi che ci sia?"
"hai ragione. tivibì."
"tivibì too."
"ok. Cià."
"cià."
"cià."
addì venerdì 3 aprile 2015, h 20.34
È una serata fredda. [Manine di Lucarelli]
Siamo in ritardo, come sempre, sia io che lui [chi è - la faccenda del mangiare cigni - pipe nei cimiteri (pipe, non pippe)].
Lui riesce comunque sempre ad essere di gran lunga più in ritardo di me, e infatti.
Arrivo di corsa a Pomponesco, il cui centro storico in condizioni normali è peraltro assolutamente innocuo e delizioso.
Ma c'è qualcosa che non va.
In un paese che alle 20.35 dovrebbe essere pieno come la testa di sallusti ci sono milioni di macchine, cartelli e transenne grazie alle quali parcheggio a circa un miglio nautico dal ristorante di traverso sull'argine addosso ad un pesce siluro (che comunque era già morto).
Mentre scendo dalla macchina una panda bianca arriva sgommando a velocità curvatura 8 e si infila davanti a me in un parcheggio a S tipo come la bionda del colpo italiano all'inizio del film, solo che invece della gnocca scende una suora che sembra un uomo e che mi guarda di traverso, sbatte la portiera senza chiuderla e corre trafelata verso il centro, una cosa proprio tipo questa.
"ma cosa cazzo" è l'unica cosa che la mia mente riesce a concepire, comunque cerco di raggiungere la piazza ed è lì che mi si presenta questa scena.
Siccome sono idiota non mi viene in mente proprio un cazzo di spiegazione se non tirare fuori la reflex e iniziare a fotografare legionari seminudi, fanciulle con rami di ulivo fra i capelli e gente che si finge papa, il tutto condito da suore che scorrazzano a caso.
Proprio nel momento in cui intuisco la verità #collegaV mi telefona perché ovviamente si è perso nella sua stessa provincia.
"dove sei"
"ma che ne so"
"ma non sei mantovano, porca puttana?"
"sbidigudasupercalifragilistiantani"
"ma che cazzo!"
"sì però antani, in che cazzo di posto mi hai portato"
"non agitarti e vieni verso Viadana, poi parcheggia appena puoi che qui sono in mezzo ai legionari romani seminudi"
"stacce"
"ok"
Dopo che Cristo è crocifisso, morto e risorto arriva e possiamo finalmente andare a mangiare.
Alle 21.07 ha già litigato con l'oste per via della composizione chimica del tortello di zucca.
Alle 21.08 chiede tutto sospettoso cos'è il luadel, causando un improvviso peggioramento nell'umore dell'oste e allargando di qualche metro la faglia di S. Andrea.
"ma allora come CAZZO è possibile che tu sia mantova..."
"lu-a-del, mai sentito, ma che cazzo!"
"prendilo e basta, è buonissimo"
"n..."
"tu prendilo e basta"
"..."
Dopo che mi ha regalato un volume sul canto fratto e io sono completamente brilla (le due cose non sono collegate), diamo fondo alla scorta di cazzate ("ancora non ti sei scopato un'inglese?" "eh cazzo no, ma un'australiana, sì" "vabbè è pur sempre Commonwealth" "infatti"), mentre una grigia coppia di cinquantenni con ogni probabilità industrialotti di provincia dal regime fiscale poco chiaro è dalle 21.03 che ascolta tutte le nostre conversazioni senza proferire parola guardando proprio verso di noi come loro stessi la domenica davanti a barbara d'urso, solo che metà delle parole che usiamo non le capiscono (yes I'm a snob!).
Non appena il nostro io prende mentalmente nota della cosa, cioè di queste due oloturie che ci fissano senza vergogna con i pop-corn in mano dalle 21.03, scatta l'ormai annoso dibattito psico-sociologico dal titolo "QUELLI CHE AL RISTORANTE NON PARLANO" (Qu-CARNoP), immediatamente seguito dal corollario obbligato "QUELLI CHE ASCOLTANO LE CONVERSAZIONI DI ALTRI PERCHE' HANNO UNA VITA VUOTA" (I'm a snob!), due nostri grandi classici, dovreste proprio venirci a vedere perché siamo bravissimi.
Quelli Che Non Stavano Parlando Fra Loro dal 2005 tossicchiano imbarazzati e fanno finta di chiedersi "come va" nel tentativo di fingersi come noi, poi tornano ad ascoltarci uguali a prima ma fissando lo stracotto d'asino.
V pontifica.
Io mi vergogno un po'.
V no.
Ci alziamo, solita scenetta ("pago io, darling" "no, io" "cara mi oppongo, è giusto che paghi l'uomo soprattutto se studia e lavora a Cambridge" "che scemo dai non sei obbliga..." "OK paga tu" "..."), pago, usciamo e giriamo.
Sono senza calze, sempre perché sono un'idiota, ma cerco lo stesso di fermarmi a fotografare cose.
Non facile, quando un dottorando di Cambridge ti salta continuamente davanti all'obiettivo mentre scatti urlando AAAAAAAAAAAAHH.
Niente più suore, niente più finti Pilati.
Parliamo per ore, poi entriamo in auto perché piove e parliamo per ore, poi lo accompagno alla macchina (24 metri) poi parliamo per ore.
Lo prendo in giro perché ha un nokia tipo così che ha comprato apposta #daqualcheparte per rimpiazzare il precedente del '92 con lo schermo rotto, i tasti completamente cancellati e 3 numeri che non andavano (un po' mi manca non ricevere più sms privi delle lettere L, T e A), lui offende il mio iPhone dicendo che siamo tutti e due collusi con Expo e venduti al consumismo imperante della peggior risma, poi bello come il sole cinguetta che vuole usarlo per guardarsi google maps controllare la posta rispondere a una tipa e tracciarsi la strada di casa con Waze.
"compratene uno tuo"
"forse potrei andare da Guastalla, eh, che ne dici?"
"prima lo disprezzavi, adesso ti fa comodo"
"ehi aspetta forse da Dosolo?"
"sei un incoerente schifoso"
"...antani..."
"peggio di un broker del cazzo che si mette la felpa del Che per andare a rimorchiare le sfattone"
"cazzo non vorrai mica avermi sulla coscienza se poi mi perdo!"
"dio santo"
"antani!"
"uff."
"ehi."
"#collegaV!"
"Trantor!"
"sei in Italia?"
"sì. Ci vediamo?
"ok. Il 3?"
"il 3."
"nel tuo mantovano?"
"sì ti prego, sono stufo di pudding e cazzi vari"
"conosco un bel posto, Saltini a Pomponesco"
"è una trattoria tipica, voglio sperare"
"cazzo più tipico di così credo ci sia solo mangiare te"
"allora sia"
"non litigherai con l'oste, voglio sperare"
"ma cazzo! Per chi cazzo mi hai preso"
"per te."
"ma cazzo. Cazzo! No, ok? Cazzo, wtf"
"mm. A venerdì darling"
"ok dear"
"ok."
"cazzo non ci sarà folla? Odio le folle"
"venerdì 3 aprile sera a Pomponesco, chi cazzo vuoi che ci sia?"
"hai ragione. tivibì."
"tivibì too."
"ok. Cià."
"cià."
"cià."
addì venerdì 3 aprile 2015, h 20.34
È una serata fredda. [Manine di Lucarelli]
Siamo in ritardo, come sempre, sia io che lui [chi è - la faccenda del mangiare cigni - pipe nei cimiteri (pipe, non pippe)].
Lui riesce comunque sempre ad essere di gran lunga più in ritardo di me, e infatti.
Arrivo di corsa a Pomponesco, il cui centro storico in condizioni normali è peraltro assolutamente innocuo e delizioso.
Ma c'è qualcosa che non va.
In un paese che alle 20.35 dovrebbe essere pieno come la testa di sallusti ci sono milioni di macchine, cartelli e transenne grazie alle quali parcheggio a circa un miglio nautico dal ristorante di traverso sull'argine addosso ad un pesce siluro (che comunque era già morto).
Mentre scendo dalla macchina una panda bianca arriva sgommando a velocità curvatura 8 e si infila davanti a me in un parcheggio a S tipo come la bionda del colpo italiano all'inizio del film, solo che invece della gnocca scende una suora che sembra un uomo e che mi guarda di traverso, sbatte la portiera senza chiuderla e corre trafelata verso il centro, una cosa proprio tipo questa.
"ma cosa cazzo" è l'unica cosa che la mia mente riesce a concepire, comunque cerco di raggiungere la piazza ed è lì che mi si presenta questa scena.
Siccome sono idiota non mi viene in mente proprio un cazzo di spiegazione se non tirare fuori la reflex e iniziare a fotografare legionari seminudi, fanciulle con rami di ulivo fra i capelli e gente che si finge papa, il tutto condito da suore che scorrazzano a caso.
Proprio nel momento in cui intuisco la verità #collegaV mi telefona perché ovviamente si è perso nella sua stessa provincia.
"dove sei"
"ma che ne so"
"ma non sei mantovano, porca puttana?"
"sbidigudasupercalifragilistiantani"
"ma che cazzo!"
"sì però antani, in che cazzo di posto mi hai portato"
"non agitarti e vieni verso Viadana, poi parcheggia appena puoi che qui sono in mezzo ai legionari romani seminudi"
"stacce"
"ok"
Dopo che Cristo è crocifisso, morto e risorto arriva e possiamo finalmente andare a mangiare.
Alle 21.07 ha già litigato con l'oste per via della composizione chimica del tortello di zucca.
Alle 21.08 chiede tutto sospettoso cos'è il luadel, causando un improvviso peggioramento nell'umore dell'oste e allargando di qualche metro la faglia di S. Andrea.
"ma allora come CAZZO è possibile che tu sia mantova..."
"lu-a-del, mai sentito, ma che cazzo!"
"prendilo e basta, è buonissimo"
"n..."
"tu prendilo e basta"
"..."
Dopo che mi ha regalato un volume sul canto fratto e io sono completamente brilla (le due cose non sono collegate), diamo fondo alla scorta di cazzate ("ancora non ti sei scopato un'inglese?" "eh cazzo no, ma un'australiana, sì" "vabbè è pur sempre Commonwealth" "infatti"), mentre una grigia coppia di cinquantenni con ogni probabilità industrialotti di provincia dal regime fiscale poco chiaro è dalle 21.03 che ascolta tutte le nostre conversazioni senza proferire parola guardando proprio verso di noi come loro stessi la domenica davanti a barbara d'urso, solo che metà delle parole che usiamo non le capiscono (yes I'm a snob!).
Non appena il nostro io prende mentalmente nota della cosa, cioè di queste due oloturie che ci fissano senza vergogna con i pop-corn in mano dalle 21.03, scatta l'ormai annoso dibattito psico-sociologico dal titolo "QUELLI CHE AL RISTORANTE NON PARLANO" (Qu-CARNoP), immediatamente seguito dal corollario obbligato "QUELLI CHE ASCOLTANO LE CONVERSAZIONI DI ALTRI PERCHE' HANNO UNA VITA VUOTA" (I'm a snob!), due nostri grandi classici, dovreste proprio venirci a vedere perché siamo bravissimi.
Quelli Che Non Stavano Parlando Fra Loro dal 2005 tossicchiano imbarazzati e fanno finta di chiedersi "come va" nel tentativo di fingersi come noi, poi tornano ad ascoltarci uguali a prima ma fissando lo stracotto d'asino.
V pontifica.
Io mi vergogno un po'.
V no.
Ci alziamo, solita scenetta ("pago io, darling" "no, io" "cara mi oppongo, è giusto che paghi l'uomo soprattutto se studia e lavora a Cambridge" "che scemo dai non sei obbliga..." "OK paga tu" "..."), pago, usciamo e giriamo.
Sono senza calze, sempre perché sono un'idiota, ma cerco lo stesso di fermarmi a fotografare cose.
Non facile, quando un dottorando di Cambridge ti salta continuamente davanti all'obiettivo mentre scatti urlando AAAAAAAAAAAAHH.
Niente più suore, niente più finti Pilati.
Parliamo per ore, poi entriamo in auto perché piove e parliamo per ore, poi lo accompagno alla macchina (24 metri) poi parliamo per ore.
Lo prendo in giro perché ha un nokia tipo così che ha comprato apposta #daqualcheparte per rimpiazzare il precedente del '92 con lo schermo rotto, i tasti completamente cancellati e 3 numeri che non andavano (un po' mi manca non ricevere più sms privi delle lettere L, T e A), lui offende il mio iPhone dicendo che siamo tutti e due collusi con Expo e venduti al consumismo imperante della peggior risma, poi bello come il sole cinguetta che vuole usarlo per guardarsi google maps controllare la posta rispondere a una tipa e tracciarsi la strada di casa con Waze.
"compratene uno tuo"
"forse potrei andare da Guastalla, eh, che ne dici?"
"prima lo disprezzavi, adesso ti fa comodo"
"ehi aspetta forse da Dosolo?"
"sei un incoerente schifoso"
"...antani..."
"peggio di un broker del cazzo che si mette la felpa del Che per andare a rimorchiare le sfattone"
"cazzo non vorrai mica avermi sulla coscienza se poi mi perdo!"
"dio santo"
"antani!"
"uff."
mercoledì 5 marzo 2014
L'ora blu
E' l'ora blu; c'è freddo.
Io e #collegaV passeggiamo per Cambridge, dove lui, il mio più caro amico, sta facendo il dottorato in alta musicologia specialistica nel college dove i fellows pare mangino i cigni.
Abbiamo già visitato tutti i college migliori, soprattutto quelli misconosciuti che non si fila nessuno, e già preso in giro un discreto numero di volte i giovani studenti della triennale che tipicamente si atteggiano a piccolo-Harry-Potter-impegnatissimo-che-sta-scoprendo-la-fusione-fredda - gente che con la gown d'ordinanza cammina spedita a caso in mezzo ai cortili con un cioppo di matite in mano e la faccia di Higgs che non può tardare neanche un minuto al Grande Appuntamento con la Storia.
(La sera prima, nel pub del college migliore di Cambridge (quello in cui studia questo tipo, ovviamente allo scopo di imparare a vangare meglio la terra di sua maestà) ad un certo punto ci siamo voltati.
Un tizio travestito da Elliott il drago invisibile ci sta fissando chissà da quanto, con in mano un grosso boccale di birra e in faccia stampato un sorriso giulivo.
Non avevamo bevuto.)
Comunque adesso è l'ora blu, c'è freddo.
"vieni, ti faccio vedere una cosa".
Giriamo dietro una chiesetta ed entriamo in un minuscolo cimitero pieno di rampicanti.
Il cancelletto è vecchio ma non cigola.
Ogni vecchia tomba ha la sua collinetta, è tutto un intrico di verde.
I vialetti sembrano lasciati allo stato brado, ma in realtà è più ordinato di quello che sembra.
V girovaga in mezzo alle tombe e si china.
"toh guarda. Un pezzo di antica pipa d'osso."
"una pi..."
"vengo qui e ne trovo sempre tante. In questi vecchi cimiteri è tipico, quando rivoltano la terra per seppellire la gente vengono su degli oggetti. La pipa sarà dell'800, tipo."
"fighissimo!"
"oh, eccone un'altra"
"..."
"ecco, un altro pezzo. Questa è bianca, di schiuma incisa."
"ma come..."
"no, è che le trovo e poi prima di andarmene le rimetto tutte vicine su una tomba che mi ricordo, così poi posso fare la scena figa che le trovo a caso. Tipo con le ragazze, sai"
"molto astuto"
"sì."
"poi le lasci sempre qui?"
"quello che è dei morti inglesi deve rimanere dei morti inglesi"
"capisco"
"sai, le inglesi è impossibile portarsele a letto"
"me l'hai accennato"
"gli stranieri non li guardano neanche"
"già. Forse questo è il posto sbagliato"
"forse."
"forse. Quanto starai ancora qui?"
"un anno e mezzo, finisco il dottorato poi si vedrà"
"mi manchi"
"anche tu."
"torniamo, ho freddo"
"aspetta. Devo lasciare qui le pipe."
"..."
"per la prossima volta"
"ok"
"ok"
"ok."
Potete andarci; in un anfratto sul retro dell'antica abside c'è anche un piccolo fregio normanno, incastonato nelle pietre nuove.
Forse è il resto più antico di Cambridge, o comunque è molto bello pensarlo.
Andateci, ma lasciate là le pipe.
Io e #collegaV passeggiamo per Cambridge, dove lui, il mio più caro amico, sta facendo il dottorato in alta musicologia specialistica nel college dove i fellows pare mangino i cigni.
Abbiamo già visitato tutti i college migliori, soprattutto quelli misconosciuti che non si fila nessuno, e già preso in giro un discreto numero di volte i giovani studenti della triennale che tipicamente si atteggiano a piccolo-Harry-Potter-impegnatissimo-che-sta-scoprendo-la-fusione-fredda - gente che con la gown d'ordinanza cammina spedita a caso in mezzo ai cortili con un cioppo di matite in mano e la faccia di Higgs che non può tardare neanche un minuto al Grande Appuntamento con la Storia.
(La sera prima, nel pub del college migliore di Cambridge (quello in cui studia questo tipo, ovviamente allo scopo di imparare a vangare meglio la terra di sua maestà) ad un certo punto ci siamo voltati.
Un tizio travestito da Elliott il drago invisibile ci sta fissando chissà da quanto, con in mano un grosso boccale di birra e in faccia stampato un sorriso giulivo.
Non avevamo bevuto.)
Comunque adesso è l'ora blu, c'è freddo.
"vieni, ti faccio vedere una cosa".
Giriamo dietro una chiesetta ed entriamo in un minuscolo cimitero pieno di rampicanti.
Il cancelletto è vecchio ma non cigola.
Ogni vecchia tomba ha la sua collinetta, è tutto un intrico di verde.
I vialetti sembrano lasciati allo stato brado, ma in realtà è più ordinato di quello che sembra.
V girovaga in mezzo alle tombe e si china.
"toh guarda. Un pezzo di antica pipa d'osso."
"una pi..."
"vengo qui e ne trovo sempre tante. In questi vecchi cimiteri è tipico, quando rivoltano la terra per seppellire la gente vengono su degli oggetti. La pipa sarà dell'800, tipo."
"fighissimo!"
"oh, eccone un'altra"
"..."
"ecco, un altro pezzo. Questa è bianca, di schiuma incisa."
"ma come..."
"no, è che le trovo e poi prima di andarmene le rimetto tutte vicine su una tomba che mi ricordo, così poi posso fare la scena figa che le trovo a caso. Tipo con le ragazze, sai"
"molto astuto"
"sì."
"poi le lasci sempre qui?"
"quello che è dei morti inglesi deve rimanere dei morti inglesi"
"capisco"
"sai, le inglesi è impossibile portarsele a letto"
"me l'hai accennato"
"gli stranieri non li guardano neanche"
"già. Forse questo è il posto sbagliato"
"forse."
"forse. Quanto starai ancora qui?"
"un anno e mezzo, finisco il dottorato poi si vedrà"
"mi manchi"
"anche tu."
"torniamo, ho freddo"
"aspetta. Devo lasciare qui le pipe."
"..."
"per la prossima volta"
"ok"
"ok"
"ok."
Potete andarci; in un anfratto sul retro dell'antica abside c'è anche un piccolo fregio normanno, incastonato nelle pietre nuove.
Forse è il resto più antico di Cambridge, o comunque è molto bello pensarlo.
Andateci, ma lasciate là le pipe.
Etichette:
assurdità,
collegaV,
i musicologi non sono normali,
piaceri
mercoledì 3 luglio 2013
Maccartismo
"mamma, ci vediamo domani notte. Vado a Verona a sentire Paul McCartney"
Le brillano gli occhi, effettivamente.
Lei che mi aveva passato tutti gli album dei Beatles su n cassette con n tendente a infinito delle quali avevo subito consumato quella con su Octopus's garden.
"vai con i tuoi amici?"
"sì, Pipes, Sofy, Chiara, iWally"
"state attenti"
"certo."
"e salutami Paul!"
"sì, mamma, da lontano"
"certo. Però salutamelo."
"beh, farò come se."
"tu salutamelo."
"... mamma."
"eh beh!"
"..."
"…"
"…"
"…"
"io..."
"ah beh, ovviamente salutami anche i tuoi amici."
"certo, è chiaro."
"è chiaro."
"sì."
"comunque salutami Paul."
Insomma, nel giorno in cui #collegaV (vi ricordate di lui? Chi è - cosa fa - mi manca) era a Verona tutto il pomeriggio a fotografare neumi dell'ottavo secolo nel tentativo (già avvenuto) di riscrivere la storia della musica occidentale andando via con il treno alle 18, io alle 18 arrivavo a Verona in auto sotto la pioggia con un vestito troppo lungo, nessun impermeabile e nessuna maglietta dei Beatles per ascoltare un polistrumentista inglese magrissimo e ancora dopotutto molto scopabile.
Mentre mia madre mi scrive nuovamente affinché io tenga bene a mente la raccomandazione principale della giornata ("baci a Paul") scrivo a quel pistola di #collegaV.
(sms, non whatsapp. V ha ancora un nokia del 2002 in bianco e nero con il muso scrostato e lo cambierà solo perché ha visto che con WA può chattare con le tipe fino a tarda notte, voglio che si sappia).
"#V, ma eri a Verona?"
"sì. Dovevo fotografare dei neumi beneventani in un processionale manoscritto dell'Alto Medioevo di attribuzione geografica incerta ma io credo verosimilmente nonantolana per confrontare la forma del pes subbipuntis vergato dal secondo dei cinque copisti identificati e quella del podatus di ascendenza franca visibile nel manoscritto Modena alfa quattro venticinque, e vedere una tipa."
"io sono in fila per PMcC"
"piove."
"già."
"non serve che dica che nella MIA Mantova c'è il sole, OVVIAMENTE."
"fottiti"
"ahahaha."
"Here comes the sun"
"ah dai, bene. Sono contento! :)"
"... ma no. Cazzo, no. Here comes the sun cazzo, non è che c'è il sole, è una canzone"
Nessuna risposta
"una canzone dei Beatles cazzo!"
Nessuna risposta.
Supero la cosa e mangiamo una pizza sotto la pioggia in fila in piedi tagliandola direttamente sul cartone sostenuto dall'amico iWally con delle posate di carta, poi entriamo in arena e, dopo che il nostro cancello di ingresso è stato chiuso esattamente nel momento in cui ci siamo arrivati davanti costringendoci ad aggiungerci ad un'altra fila per un altro cancello con della gente completamente fuori, ci sediamo.
La verità è che siamo circondati da fauna poco raccomandabile.
1) un rompicazzo fanatico di anni 50, bianco, veneto, con al seguito moglie e una macchina fotografica del menga che ammorba tutti con battute idiote per far sapere che ah, lui sì che se ne intende, so perfino di che anno è Abbey road, me cojoni!
2) un ottantenne in impermeabile marrone (l'impermeabile è degli anni '60) completamente immobile e con lo spirito di una lucertola imbottita di barbiturici esposta al sole invernale
3) una tizia che si è lamentata per tutto il concerto perché si è seduta sull'unico gradino dell'arena con buco e relativa pozzanghera
4) un bambino di 5 anni che conosce a memoria la discografia di Paul McCartney e che quasi subito si mette a discutere con iWally sull'usus scribendi degli Wings nei primi anni '80
5) sempre la solita tizia della pozzanghera che si è scocciata tantissimo quando Paul McCartney ha chiesto al pubblico di cantare Ob-La-Di Ob-La-Da al suo posto ("ma figurati se canto, seeh!").
Ma sopravviviamo anche a questo, anche perché il fatto che PMcC abbia cantato proprio quella sera per la prima volta live in Italia Lovely Rita ossia una delle mie canzoni preferite di quando ero piccola beh, lo considero un grande regalo.
Mi commuovo 5 o 6 volte, non ricordo.
Saluto Paul da lontano, sotto l'effetto di una sindrome di Stendhal paragonabile solo a quella che mi obbligò a stare 45 minuti davanti ai cavalli di bronzo bizantini conservati nel Museo di S. Marco, prima che mi portassero via sotto minaccia.
Alle 00.23 il motivo degli inspiegabili 200 posti liberi delle ore 18 nel parcheggio interrato vicinissimo all'Arena diviene chiaro, visto che ne usciamo solo alle 01.23 abbruttiti, polemici e litigandoci un pacchetto di chipster.
Un'altra ora viene spesa in coda in circonvallazione o cosa diavolo era, quelle cazzo di luci rosse e gialle, boh.
La vita è bella, comunque; l'ho sempre detto che amici e musica la salvano, anche se iWally è ancora offesissimo perché non sono andata con lui a sentire Springsteen.
Ma insomma, si fa quel che si può.
venerdì 28 giugno 2013
Bruschette.
Siamo a #cittàcolfiume, dopo un concerto del coro di sparaventose.
Più in centro di così si piove.
Non si capisce se piove o non piove, ma non cambia molto.
Gli sto bagnando tutta la camicia da concerto e non mi interessa se i pandistelle ci guardano.
Lui mi tiene indietro i capelli e mi abbraccia.
"non piangere, Trantor"
"..."
"non ti meriti questo"
"ti sto bagnando tutta la camicia"
"non me ne frega niente"
"..."
"sfogati, ma poi smetti di piangere"
"ti sto bagnando la giacca"
"non importa"
"piove?"
"non importa"
"credo che piova"
"non importa, darling."
"..."
"vieni, ti porto in un posto"
"dov'è?"
"boh."
Giriamo a caso in un pugno di vicoli e ritroviamo l'unica enoteca in cui entrambi siamo stati per motivi diversi.
Rido poi piango, poi ci teniamo la mano e rido di nuovo, ordino un dolce al cioccolato del peso atomico del l'ununoctio e vino ("cosa prende?" "un vino rosso" "quale?" "che stia bene col cioccolato" "..." "..." "..." "...tipo." ..." "..." "non me ne frega niente, faccia lei" "ok.").
Rido ancora e ride anche #collegaV, mi rovescio addosso la sua birra e lui decide di finanziare il racket dei venditori abusivi di rose, una cosa che mi sarei aspettata proprio da tutti, compreso Ringo Starr, tranne che da lui.
A sorpresa paga lui.
Ho smesso di piangere, ma le due cose non sono collegate.
"ma figa, in Inghilterra?"
"no."
"come no?"
"sono bipolari"
"..."
"il sabato sera si ubriacano schifosamente vomitano per la strada camminano scalze seminude nei vicoli urlando e il lunedì mattina in biblioteca non ti rivolgono la parola."
"ah bello"
"splendido. E' impossibile scoparne una, per come ci provo io"
"ma tipo, flirt nel college?"
"impossibile. Se lì il loro ruolo è quello di studentesse o fellows non viene loro neanche in mente di fare altro"
"ma che due maroni"
"esatto."
"..."
"sai cos'altro mi manca dell'Italia?"
"no"
"ma tanto"
"dimmi"
"bruschette."
"eh?"
"bruschette"
"cioè, fra tutto ti mancano proprio le brusche..."
"sono un piatto semplice, le bruschette. Adoro le bruschette. Bruschette! Le bruschette sono il paradigma di tutte quelle cose semplici e vere che abbiamo qui, e che in Inghilterra non hanno"
"..."
"non ci sono proprio, sai?"
"bruschette?"
"cose semplici e vere"
"bruschette."
"fottutamente bipolari!"
"sembra un disastro"
"già. Poi oh, per il resto è gardaland"
"ma niente bruschette"
"niente bruschette."
"niente bruschette."
"piove?"
"ti ho bagnato la camicia"
"non importa"
"non dovevi finanziare il racket dei venditori abusivi di rose"
"non importa"
"l'Inghilterra ti ha addolcito"
"non importa"
"sono stupita"
"è che non hanno bruschette."
Più in centro di così si piove.
Non si capisce se piove o non piove, ma non cambia molto.
Gli sto bagnando tutta la camicia da concerto e non mi interessa se i pandistelle ci guardano.
Lui mi tiene indietro i capelli e mi abbraccia.
"non piangere, Trantor"
"..."
"non ti meriti questo"
"ti sto bagnando tutta la camicia"
"non me ne frega niente"
"..."
"sfogati, ma poi smetti di piangere"
"ti sto bagnando la giacca"
"non importa"
"piove?"
"non importa"
"credo che piova"
"non importa, darling."
"..."
"vieni, ti porto in un posto"
"dov'è?"
"boh."
Giriamo a caso in un pugno di vicoli e ritroviamo l'unica enoteca in cui entrambi siamo stati per motivi diversi.
Rido poi piango, poi ci teniamo la mano e rido di nuovo, ordino un dolce al cioccolato del peso atomico del l'ununoctio e vino ("cosa prende?" "un vino rosso" "quale?" "che stia bene col cioccolato" "..." "..." "..." "...tipo." ..." "..." "non me ne frega niente, faccia lei" "ok.").
Rido ancora e ride anche #collegaV, mi rovescio addosso la sua birra e lui decide di finanziare il racket dei venditori abusivi di rose, una cosa che mi sarei aspettata proprio da tutti, compreso Ringo Starr, tranne che da lui.
A sorpresa paga lui.
Ho smesso di piangere, ma le due cose non sono collegate.
"ma figa, in Inghilterra?"
"no."
"come no?"
"sono bipolari"
"..."
"il sabato sera si ubriacano schifosamente vomitano per la strada camminano scalze seminude nei vicoli urlando e il lunedì mattina in biblioteca non ti rivolgono la parola."
"ah bello"
"splendido. E' impossibile scoparne una, per come ci provo io"
"ma tipo, flirt nel college?"
"impossibile. Se lì il loro ruolo è quello di studentesse o fellows non viene loro neanche in mente di fare altro"
"ma che due maroni"
"esatto."
"..."
"sai cos'altro mi manca dell'Italia?"
"no"
"ma tanto"
"dimmi"
"bruschette."
"eh?"
"bruschette"
"cioè, fra tutto ti mancano proprio le brusche..."
"sono un piatto semplice, le bruschette. Adoro le bruschette. Bruschette! Le bruschette sono il paradigma di tutte quelle cose semplici e vere che abbiamo qui, e che in Inghilterra non hanno"
"..."
"non ci sono proprio, sai?"
"bruschette?"
"cose semplici e vere"
"bruschette."
"fottutamente bipolari!"
"sembra un disastro"
"già. Poi oh, per il resto è gardaland"
"ma niente bruschette"
"niente bruschette."
"niente bruschette."
"piove?"
"ti ho bagnato la camicia"
"non importa"
"non dovevi finanziare il racket dei venditori abusivi di rose"
"non importa"
"l'Inghilterra ti ha addolcito"
"non importa"
"sono stupita"
"è che non hanno bruschette."
mercoledì 16 gennaio 2013
The Mantova files (aka Tanti vestiti grigi)
Prima di Natale, come annunciato, sono andata a trovare #collegaV nella sua Mantova.
Lo sapete, a settembre è emigrato in un college di Cambridge e per tre anni rimarrà là.
Più che due amici che si ritrovano sembravamo due Woody Allen che giravano a braccetto sotto i portici parlando tipo così, come se lui sapesse chi è Woody Allen, ovviamente (cazzo, guarda solo i film di Mel Brooks e quelli di Harry Potter. Comunque).
Il nonsense non mi ha perforato l'esofago unicamente perché ormai sia io che lui ci siamo da tempo assuefatti, ma in un paio di momenti siamo stati a un passo dal metterci a parlare di delfini blu, cosa che comunque funziona sempre in molte situazioni, ricordatelo sempre!
Infine, credo sia rilevante il fatto che io non abbia scattato nemmeno una fotografia.
Ma non so, non c'era bisogno.
Terremo i ricordi della giornata per noi.
Oppure c'era una bruttissima luce.
ore 13.45, a pranzo in un'osteria tipica
"non posso non prendere i ravioli in brodo!"
"infatti non potresti, a dire il vero. Comunque chiuderò un occhio perché sei tu."
"che dia..."
"sarebbe un piatto da uomini. Un tempo prendevano la scodella, correggevano il brodo col lambrusco, si mettevano contro il muro e lo mangiavano così. Solo gli uomini, ovviamente."
"ma io sono un uomo. Per 2 o 3 versi, almeno"
"vero. Ok allora prendilo."
"poi me lo correggi tu col lambrusco"
"ma non eri quasi aste..."
"correggimelo col lambrusco ho detto!"
"non ti riconosco più"
"nemmeno io."
"di secondo?"
"scegli tu quello che vuoi"
"dividiamoci uno stracotto con polenta. Ah no cazzo, costa 10 euro!"
"e allora?"
"nonononono, non posso chiederti questo, nonononono, costa troppo cazzo, nonononono, sarebbe ingiusto da parte mia approfittare!, nonononono."
"lo sai che oggi offro i..."
"allora sì."
"..."
"..."
"io invece ti riconosco benissimo"
"lo so. Ma tu bevi."
ore 14.12
"dai raccontami ancora dei tuoi compagni di dottorato"
"potresti smettere di parlare con accento milanese?"
"ah ti dà fastidio?"
"questa t'è uscita mantovana"
"è imponderabile"
"cazzo scegline uno"
"cremonese?"
"non t'azzardare."
"è imponderabile"
"..."
ore 14.35
"ma veramente alle cene del college dovete vestirvi con il mantello tipo Harry Potter?"
"con la nostra meravigliosa e adorabile traditional gown, vorrai dire."
"puoi smettere di tirartela 5 secondi?"
"no."
"fammi bere il caffé almeno"
"te l'ho già detto che il mio college è il migliore d'Inghilte..."
"smettila. Ma quindi alle formal halls bisogna venire vestiti eleganti?"
"sure"
[occhi] "mi porti?"
"certo! Quando verrai, quindi, non dovrai fare altro che vestirti come ti vesti sempre tu :)"
"pciù. Ma quindi, nessuna indicazione particolare?"
"no."
"nessun riferimento?"
"no."
"niente niente niente? Tanto per orientarsi"
"no."
"ma tipo?"
"tipo cosa?"
"ci sarà bene"
"cosa."
"tipo come"
"tipo come cosa"
"tipo come qualche linea guida cazzo"
"ma tipo come qualche linea guida cosa, cazzo!"
"insomma ci sarà bene un'etichetta anche per gli ospiti!"
"ma cosa..."
"cazzo!"
"cosa!"
"cosa cazzo!"
"ma che ca..."
"insomma tipo la gonna corta non mi dirai che va bene, e già escludo mezzo armadio!"
"cazzo, tu vestiti normale"
"mi viene da piangere"
"passami il lambrusco."
"...uff."
"...uffff."
"..."
"..."
"..."
"...cioé, tipo. Ora che ci penso. Ecco, magari non colorata."
"scusa?!"
"non rossa"
"che diavolo..."
"non rosa shocking come fai tu! Non verde, non viola, non giallo canarino, non arancio blogger, non con quel maledetto qipao con fiori blu alberi di ciliegio e fenici d'oro, Dio santo!"
"e tu cosa cavolo aspettavi a dirmelo, maledetto #sifone"
"NON VENIRE VESTITA DI ROSSO"
"che paese del *"
"vieni con tanti vestiti grigi."
"che paese del *"
"color fumo di Londra, ce la puoi fare"
"che paese del *."
"sì."
ore 15.07, sotto i portici
"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."
ore 16.34, in caffetteria
"che fai il 31?"
"niente. Tu?"
"niente."
"potrei sempre passarlo con #tizia, ma riflettevo"
"cosa."
"non sono, fondamentalmente, del tutto sicuro che lo prenda in bo..."
"non è decisamente il tipo"
"allora anche tu hai avuto la stessa impressione...!"
"figurati se è una che [quinto emendamento]!"
"allora boh."
"quindi non farai niente"
"probabilmente no."
"..."
"..."
"dai, portami in quella chiesa."
"sì, entriamo in quella chiesa."
ore 16.52, entrando in san Lorenzo
"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."
ore 16.56, al custode di san Lorenzo
"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."
ore 17.04
"questa è la basilica di san #tizio?"
"brava. Vuoi entrare?"
"non è un po' tarda, per noi?"
"sì, infatti. Barocco. No, non entriamo."
"no no no no. Portami via"
"assolutamente"
"andiamo via!"
"presto"
"via!"
"ora"
"dammi la mano"
"non voltarti"
"scappa"
"corri!"
ore 17.34, con una conoscente incontrata per caso
"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."
ore 18.32
"anche a te capita di vedere le grate dei vecchi tombini in marmo ed essere assalito dalla folle certezza che il tuo iphone ci cadrà sicuramente?"
"io ultimamente ho la para del portafoglio, chiudendolo e mettendolo in tasca lo tengo strettissimo e lo giro solo in senso antiorario perché altrimenti so che uscirà la carta di credito"
"e finirà nel tombino"
"già."
"già."
"già."
ore 19.14
"e quindi lei blablabla e poi blablabla, ma io non mi sento convinto di blablab..."
"..."
"e dopo che le ho scritto allora lei blablabl..."
"..."
"... cazzo ma mi stai ascoltando o no?!"
"ma sì, ma sì"
"cazzo passano due cani al guinzaglio e ti distrai come un cocker davanti al ciappi"
"ho solo guardato un attimo i cani ma ti ascoltavo benissimo, le tue ultime parole sono state blablabl..."
"lascia stare quei f*ttuti cani!"
"ok dio santo!"
"dio santo"
"...uff."
"allora, dicevamo."
"dai, finisci."
"..."
"allora lei cosa?"
"..."
"tu le hai scritto e lei allora cosa."
"mm."
"cosa?"
"non mi ricordo."
"ehi ma quello non è un piccolo adorabile basso..."
"basta"
"ti vengo a trovare in febbraio"
"ok."
"ok."
"non ci vediamo più, quindi?"
"no."
"allora abbracciami."
"sì."
"..."
"..."
"ti voglio bene"
"sì, anche io"
"sì."
"..."
"ci vediamo presto"
"sì"
"e non vestirti di rosso."
Lo sapete, a settembre è emigrato in un college di Cambridge e per tre anni rimarrà là.
Più che due amici che si ritrovano sembravamo due Woody Allen che giravano a braccetto sotto i portici parlando tipo così, come se lui sapesse chi è Woody Allen, ovviamente (cazzo, guarda solo i film di Mel Brooks e quelli di Harry Potter. Comunque).
Il nonsense non mi ha perforato l'esofago unicamente perché ormai sia io che lui ci siamo da tempo assuefatti, ma in un paio di momenti siamo stati a un passo dal metterci a parlare di delfini blu, cosa che comunque funziona sempre in molte situazioni, ricordatelo sempre!
Infine, credo sia rilevante il fatto che io non abbia scattato nemmeno una fotografia.
Ma non so, non c'era bisogno.
Terremo i ricordi della giornata per noi.
Oppure c'era una bruttissima luce.
ore 13.45, a pranzo in un'osteria tipica
"non posso non prendere i ravioli in brodo!"
"infatti non potresti, a dire il vero. Comunque chiuderò un occhio perché sei tu."
"che dia..."
"sarebbe un piatto da uomini. Un tempo prendevano la scodella, correggevano il brodo col lambrusco, si mettevano contro il muro e lo mangiavano così. Solo gli uomini, ovviamente."
"ma io sono un uomo. Per 2 o 3 versi, almeno"
"vero. Ok allora prendilo."
"poi me lo correggi tu col lambrusco"
"ma non eri quasi aste..."
"correggimelo col lambrusco ho detto!"
"non ti riconosco più"
"nemmeno io."
"di secondo?"
"scegli tu quello che vuoi"
"dividiamoci uno stracotto con polenta. Ah no cazzo, costa 10 euro!"
"e allora?"
"nonononono, non posso chiederti questo, nonononono, costa troppo cazzo, nonononono, sarebbe ingiusto da parte mia approfittare!, nonononono."
"lo sai che oggi offro i..."
"allora sì."
"..."
"..."
"io invece ti riconosco benissimo"
"lo so. Ma tu bevi."
ore 14.12
"dai raccontami ancora dei tuoi compagni di dottorato"
"potresti smettere di parlare con accento milanese?"
"ah ti dà fastidio?"
"questa t'è uscita mantovana"
"è imponderabile"
"cazzo scegline uno"
"cremonese?"
"non t'azzardare."
"è imponderabile"
"..."
ore 14.35
"ma veramente alle cene del college dovete vestirvi con il mantello tipo Harry Potter?"
"con la nostra meravigliosa e adorabile traditional gown, vorrai dire."
"puoi smettere di tirartela 5 secondi?"
"no."
"fammi bere il caffé almeno"
"te l'ho già detto che il mio college è il migliore d'Inghilte..."
"smettila. Ma quindi alle formal halls bisogna venire vestiti eleganti?"
"sure"
[occhi] "mi porti?"
"certo! Quando verrai, quindi, non dovrai fare altro che vestirti come ti vesti sempre tu :)"
"pciù. Ma quindi, nessuna indicazione particolare?"
"no."
"nessun riferimento?"
"no."
"niente niente niente? Tanto per orientarsi"
"no."
"ma tipo?"
"tipo cosa?"
"ci sarà bene"
"cosa."
"tipo come"
"tipo come cosa"
"tipo come qualche linea guida cazzo"
"ma tipo come qualche linea guida cosa, cazzo!"
"insomma ci sarà bene un'etichetta anche per gli ospiti!"
"ma cosa..."
"cazzo!"
"cosa!"
"cosa cazzo!"
"ma che ca..."
"insomma tipo la gonna corta non mi dirai che va bene, e già escludo mezzo armadio!"
"cazzo, tu vestiti normale"
"mi viene da piangere"
"passami il lambrusco."
"...uff."
"...uffff."
"..."
"..."
"..."
"...cioé, tipo. Ora che ci penso. Ecco, magari non colorata."
"scusa?!"
"non rossa"
"che diavolo..."
"non rosa shocking come fai tu! Non verde, non viola, non giallo canarino, non arancio blogger, non con quel maledetto qipao con fiori blu alberi di ciliegio e fenici d'oro, Dio santo!"
"e tu cosa cavolo aspettavi a dirmelo, maledetto #sifone"
"NON VENIRE VESTITA DI ROSSO"
"che paese del *"
"vieni con tanti vestiti grigi."
"che paese del *"
"color fumo di Londra, ce la puoi fare"
"che paese del *."
"sì."
ore 15.07, sotto i portici
"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."
ore 16.34, in caffetteria
"che fai il 31?"
"niente. Tu?"
"niente."
"potrei sempre passarlo con #tizia, ma riflettevo"
"cosa."
"non sono, fondamentalmente, del tutto sicuro che lo prenda in bo..."
"non è decisamente il tipo"
"allora anche tu hai avuto la stessa impressione...!"
"figurati se è una che [quinto emendamento]!"
"allora boh."
"quindi non farai niente"
"probabilmente no."
"..."
"..."
"dai, portami in quella chiesa."
"sì, entriamo in quella chiesa."
ore 16.52, entrando in san Lorenzo
"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."
ore 16.56, al custode di san Lorenzo
"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."
ore 17.04
"questa è la basilica di san #tizio?"
"brava. Vuoi entrare?"
"non è un po' tarda, per noi?"
"sì, infatti. Barocco. No, non entriamo."
"no no no no. Portami via"
"assolutamente"
"andiamo via!"
"presto"
"via!"
"ora"
"dammi la mano"
"non voltarti"
"scappa"
"corri!"
ore 17.34, con una conoscente incontrata per caso
"... ed è uno scandalo!, lo scorso capodanno ho visto dei ragazzini che buttavano dei petardi vicino la basilica romanica di san Lorenzo e blablablabla!, trovo inammissibile che la poliblablabl..."
ore 18.32
"anche a te capita di vedere le grate dei vecchi tombini in marmo ed essere assalito dalla folle certezza che il tuo iphone ci cadrà sicuramente?"
"io ultimamente ho la para del portafoglio, chiudendolo e mettendolo in tasca lo tengo strettissimo e lo giro solo in senso antiorario perché altrimenti so che uscirà la carta di credito"
"e finirà nel tombino"
"già."
"già."
"già."
ore 19.14
"e quindi lei blablabla e poi blablabla, ma io non mi sento convinto di blablab..."
"..."
"e dopo che le ho scritto allora lei blablabl..."
"..."
"... cazzo ma mi stai ascoltando o no?!"
"ma sì, ma sì"
"cazzo passano due cani al guinzaglio e ti distrai come un cocker davanti al ciappi"
"ho solo guardato un attimo i cani ma ti ascoltavo benissimo, le tue ultime parole sono state blablabl..."
"lascia stare quei f*ttuti cani!"
"ok dio santo!"
"dio santo"
"...uff."
"allora, dicevamo."
"dai, finisci."
"..."
"allora lei cosa?"
"..."
"tu le hai scritto e lei allora cosa."
"mm."
"cosa?"
"non mi ricordo."
"ehi ma quello non è un piccolo adorabile basso..."
"basta"
"ti vengo a trovare in febbraio"
"ok."
"ok."
"non ci vediamo più, quindi?"
"no."
"allora abbracciami."
"sì."
"..."
"..."
"ti voglio bene"
"sì, anche io"
"sì."
"..."
"ci vediamo presto"
"sì"
"e non vestirti di rosso."
martedì 8 gennaio 2013
Madeline Kahn e Mel Brooks (ho i capelli rossi, a Milano)
L'altro giorno, quasi per caso, sono passata da Milano.
Nel pomeriggio, quasi per caso, ci siamo trovati io, #collegaV - che quasi per caso anche lui quel giorno era a Milano, prima di ripartire per l'Inghilterra -, Mika Ela che no, non si può dire che fosse a Milano per caso e Valeren, il dittatore del mondo, il quale invece era a Milano per prendersi un vasetto di funghi.
(Il fatto che io fossi a Milano per caso si riferisce a trenitalia).
#collegaV è elegantissimo, come sempre: cravatta verde, giacca e cappello da A qualcuno piace caldo, cosa che Valeren si ostina a non capire ed a considerare f*ttutamente anziano.
Solo che Valeren tiene il giaccone sulla spalla e gira con una maglietta a mezze maniche.
In gennaio.
A Milano.
All'obiezione "veramente non sei nella posizione per commentare alcunché" risponde "fa un f*tutto caldo, qui.", poi "tu hai più capelli bianchi di me", "io almeno non sono nato nel '700 e non studio sgorbietti su papiro" e allora niente, basta, che vuoi farci, niente.
Prendiamo un caffè e salutiamo dunque #collegaV, il quale scappa ad un convegno di musicologia - fa sempre così, il martedì pomeriggio, da anni - e salutiamo anche Mika Ela, alla quale affido un prezioso sacchetto di pappardelle al tartufo perché ne abbia cura e lo faccia studiare all'università, un giorno.
Rimaniamo quindi in due, e allora Valeren, il dittatore del mondo, in maglietta estiva e giacca sulle spalle mi porta in giro per Milano.
Chiede educatamente se per caso volessi fare shopping, registra il miocortese diniego se mi induci in tentazione ti ammazzo con un bastone con invisibile ma tangibile approvazione, e intanto il sole filtra fra gli alberi che occultano Villa Reale.
E' una bella giornata, non fa freddo; c'è una splendida luce per fotografare, le foglie e i miei capelli diventano rossi, i parchi sono pieni di pozzanghere e tutti conoscono S. Babila, ma nessuno vede S. Babila!
Mi soffio il naso e il piombo è nero per davvero, però vediamo un vecchio naviglio diventato giardino che conoscono solo i milanesi che si perdono. Oltre a Salvatores, ovviamente.
E a Valeren, che ci portava le ragazze.
Non mi sono ancora messa i guanti, è gennaio, fa freddo, e invece non fa freddo.
Luce.
Un puttanone su Toyota imbocca sgasando una rotonda contromano, poi si butta su corso Buenos Aires senza guardare.
Non fa freddo, la luce filtra anche fra i capelli di Valeren e lui mi racconta le vere storie dei palazzi di Milano, di un vetraio povero morto ricco e cocainomane grazie a questo, e dei quartieri di cemento intorno a Centrale; io fotografo e ascolto, felice.
Non ho ancora messo i guanti, ed è pieno di cani.
Valeren: "beh dai, #collegaV si veste come un bancario del Minnesota nel '600 ma l'ho trovato bene. Si vede che è felice. Evidentemente a Cambridge si sta bene"
"già."
"tu stai bene?"
"ma certo!"
"piantala. E' assolutamente, incontestabilmente e inequivocabilmente chiaro che ti manca da morire"
"si vede tanto?"
"se si vede tanto? Eh, ragazza mia."
"%£$&*h."
"lo so, lo so. E' così. Dopotutto, ti è venuta a mancare la tua spalla comica."
Sì, è vero che i mesi passano più veloci del previsto e che c'è Ryanair, e che sarebbe stato molto peggio se il dottorato #collegaV l'avesse vinto in Colombia, in Australia con quell'altro o nello Utah, senza centri storici.
Ma io sono Stanlio, e Ollio è appena emigrato nel Commonwealth.
Nel pomeriggio, quasi per caso, ci siamo trovati io, #collegaV - che quasi per caso anche lui quel giorno era a Milano, prima di ripartire per l'Inghilterra -, Mika Ela che no, non si può dire che fosse a Milano per caso e Valeren, il dittatore del mondo, il quale invece era a Milano per prendersi un vasetto di funghi.
(Il fatto che io fossi a Milano per caso si riferisce a trenitalia).
#collegaV è elegantissimo, come sempre: cravatta verde, giacca e cappello da A qualcuno piace caldo, cosa che Valeren si ostina a non capire ed a considerare f*ttutamente anziano.
Solo che Valeren tiene il giaccone sulla spalla e gira con una maglietta a mezze maniche.
In gennaio.
A Milano.
All'obiezione "veramente non sei nella posizione per commentare alcunché" risponde "fa un f*tutto caldo, qui.", poi "tu hai più capelli bianchi di me", "io almeno non sono nato nel '700 e non studio sgorbietti su papiro" e allora niente, basta, che vuoi farci, niente.
Prendiamo un caffè e salutiamo dunque #collegaV, il quale scappa ad un convegno di musicologia - fa sempre così, il martedì pomeriggio, da anni - e salutiamo anche Mika Ela, alla quale affido un prezioso sacchetto di pappardelle al tartufo perché ne abbia cura e lo faccia studiare all'università, un giorno.
Rimaniamo quindi in due, e allora Valeren, il dittatore del mondo, in maglietta estiva e giacca sulle spalle mi porta in giro per Milano.
Chiede educatamente se per caso volessi fare shopping, registra il mio
E' una bella giornata, non fa freddo; c'è una splendida luce per fotografare, le foglie e i miei capelli diventano rossi, i parchi sono pieni di pozzanghere e tutti conoscono S. Babila, ma nessuno vede S. Babila!
Mi soffio il naso e il piombo è nero per davvero, però vediamo un vecchio naviglio diventato giardino che conoscono solo i milanesi che si perdono. Oltre a Salvatores, ovviamente.
E a Valeren, che ci portava le ragazze.
Non mi sono ancora messa i guanti, è gennaio, fa freddo, e invece non fa freddo.
Luce.
Un puttanone su Toyota imbocca sgasando una rotonda contromano, poi si butta su corso Buenos Aires senza guardare.
Non fa freddo, la luce filtra anche fra i capelli di Valeren e lui mi racconta le vere storie dei palazzi di Milano, di un vetraio povero morto ricco e cocainomane grazie a questo, e dei quartieri di cemento intorno a Centrale; io fotografo e ascolto, felice.
Non ho ancora messo i guanti, ed è pieno di cani.
Valeren: "beh dai, #collegaV si veste come un bancario del Minnesota nel '600 ma l'ho trovato bene. Si vede che è felice. Evidentemente a Cambridge si sta bene"
"già."
"tu stai bene?"
"ma certo!"
"piantala. E' assolutamente, incontestabilmente e inequivocabilmente chiaro che ti manca da morire"
"si vede tanto?"
"se si vede tanto? Eh, ragazza mia."
"%£$&*h."
"lo so, lo so. E' così. Dopotutto, ti è venuta a mancare la tua spalla comica."
Sì, è vero che i mesi passano più veloci del previsto e che c'è Ryanair, e che sarebbe stato molto peggio se il dottorato #collegaV l'avesse vinto in Colombia, in Australia con quell'altro o nello Utah, senza centri storici.
Ma io sono Stanlio, e Ollio è appena emigrato nel Commonwealth.
Etichette:
amici e sabo pipes iwally dave,
assurdità,
bloggers,
città invisibili-invivibili,
collegaV,
io,
piaceri
sabato 5 gennaio 2013
Una bella serata
Al telefono con #collegaV, temporaneamente in Italia.
"e quindi la serata con #lei com'è andata?"
"bene."
"..."
"..."
"non sono scema"
"sgrnuf."
"cioè?"
"siamo andati al cinema"
"ah dai, bello!"
"...no. Siamo andati a vedere quel cazzo di film, quello del tizio accusato di pedofilia dalla bimbetta che poi blablabla e il villaggio blablabla"
"ah quindi triste"
"vacca boia"
"che due maroni"
"esatto"
"io non vado a spendere 8 euro per uscire devastata"
"eh, pure io, ma #lei voleva andarci"
"vabbè, ti sarà stata gra..."
"ha pianto tutto il tempo"
"..."
"per ore"
"..."
"anche dopo"
"..."
"dice che non ha mai pianto tanto per un film in tutta la sua vita"
"..."
"cazzo io volevo vedere Lo Hobbit!"
"beh. Dopo però si sarà fatta consolare, immagino"
"..."
"almeno."
"no."
"e quindi la serata con #lei com'è andata?"
"bene."
"..."
"..."
"non sono scema"
"sgrnuf."
"cioè?"
"siamo andati al cinema"
"ah dai, bello!"
"...no. Siamo andati a vedere quel cazzo di film, quello del tizio accusato di pedofilia dalla bimbetta che poi blablabla e il villaggio blablabla"
"ah quindi triste"
"vacca boia"
"che due maroni"
"esatto"
"io non vado a spendere 8 euro per uscire devastata"
"eh, pure io, ma #lei voleva andarci"
"vabbè, ti sarà stata gra..."
"ha pianto tutto il tempo"
"..."
"per ore"
"..."
"anche dopo"
"..."
"dice che non ha mai pianto tanto per un film in tutta la sua vita"
"..."
"cazzo io volevo vedere Lo Hobbit!"
"beh. Dopo però si sarà fatta consolare, immagino"
"..."
"almeno."
"no."
sabato 22 dicembre 2012
La corrente del golfo è chiaramente sempre stata una bufala
"e senti, c'è freddo?"
"no, l'inverno è più mite"
"non dire cazzate!"
"ti giuro"
"non ci credo. Dite tutti così per spingerci a venire a trovarvi con il Parmigiano nella borsa"
"in effetti non c'è caldo"
"di' piuttosto che c'è un freddo fottuto"
"insomma, non c'è caldo."
"piantala con queste litoti del *!"
"[omissis]"
"e senti, piove?"
"...non tutti i minuti."
"per un attimo ho creduto dicessi giorni"
"..."
"..."
"no. Intendevo dire che non piove proprio tutti i minuti"
"oh figata, eh"
"che ci vuoi fare"
"figa?"
"tutte troppo piccole, o troppo grandi"
"nel senso che le fighe sono proprio troppo piccole, o troppo grandi."
"no."
"ti eri sbarbato"
"era per cuccare"
"non era per fingerti dottorando ggiovine appena uscito dalla specialistica?"
"esatto."
"e funziona?"
"no."
"ora hai di nuovo la barba"
"tiene caldo"
"mi piace di più"
"lo so."
"ma stai bene?
"mai stato meglio"
":)"
"e tu dormi?"
"no"
"ma stai bene"
"è un'affermazione?"
[guarda nel vuoto] "l'altro dottorando in musicologia oltre a me studia la musica dei videogiochi"
"stai scherzando"
"no"
"ma che cazzo...?!"
"dopo il concerto c'è il rinfresco?"
"sì."
"ti voglio bene."
"lo so."
#collegaV è rientrato per Natale dalle terre della regina in cui abiterà per i prossimi tre anni causa dottorato.
E' dunque rientrato ed è subito venuto a cantare fra i tenori del mio coro di sparaventose.
Ci siamo incontrati in circonvallazione e abbiamo iniziato a salutarci a 90 metri di distanza, dopodiché è stato come se non fosse mai andato via.
Domani lo vado a trovare a Mantova, se non torno vuol dire che il nonsense mi ha perforato l'esofago.
"no, l'inverno è più mite"
"non dire cazzate!"
"ti giuro"
"non ci credo. Dite tutti così per spingerci a venire a trovarvi con il Parmigiano nella borsa"
"in effetti non c'è caldo"
"di' piuttosto che c'è un freddo fottuto"
"insomma, non c'è caldo."
"piantala con queste litoti del *!"
"[omissis]"
"e senti, piove?"
"...non tutti i minuti."
"per un attimo ho creduto dicessi giorni"
"..."
"..."
"no. Intendevo dire che non piove proprio tutti i minuti"
"oh figata, eh"
"che ci vuoi fare"
"figa?"
"tutte troppo piccole, o troppo grandi"
"nel senso che le fighe sono proprio troppo piccole, o troppo grandi."
"no."
"ti eri sbarbato"
"era per cuccare"
"non era per fingerti dottorando ggiovine appena uscito dalla specialistica?"
"esatto."
"e funziona?"
"no."
"ora hai di nuovo la barba"
"tiene caldo"
"mi piace di più"
"lo so."
"ma stai bene?
"mai stato meglio"
":)"
"e tu dormi?"
"no"
"ma stai bene"
"è un'affermazione?"
[guarda nel vuoto] "l'altro dottorando in musicologia oltre a me studia la musica dei videogiochi"
"stai scherzando"
"no"
"ma che cazzo...?!"
"dopo il concerto c'è il rinfresco?"
"sì."
"ti voglio bene."
"lo so."
#collegaV è rientrato per Natale dalle terre della regina in cui abiterà per i prossimi tre anni causa dottorato.
E' dunque rientrato ed è subito venuto a cantare fra i tenori del mio coro di sparaventose.
Ci siamo incontrati in circonvallazione e abbiamo iniziato a salutarci a 90 metri di distanza, dopodiché è stato come se non fosse mai andato via.
Domani lo vado a trovare a Mantova, se non torno vuol dire che il nonsense mi ha perforato l'esofago.
domenica 4 novembre 2012
Scenes from an italian restaurant #2. aka Delfini blu, the cap was on the table, logica formale, rezdore
Puntata #2 dei tentativi di festeggiamento/saluto a #collegaV, amico di vecchia data e collega di lavoro fino a poco tempo fa, il quale andrà in Inghilterra e ci starà per 3 anni.
Qui la puntata #1, in cui litighiamo cortesemente con un tragattino che vende manoscritti miniati senza saperli datare e la #3, in cui gozzovigliamo con i coristi, i camerieri ci odiano e l'impero colpisce ancora.
ore 20.30
Onde festeggiare ci rechiamo nella tranquilla #cittadina di D., ove consumeremo gnocco fritto, tigelle, salumi, lambrusco e lardo in conchetta ascoltandoci un concerto di musica tradizionale.
E' una specie di sagra, con tavoli alla buona, tipiche rezdore emiliane che servono ai tavoli, clima da festa dell'Unità.
Siamo io, #collegaV, l'altra #collegaT che lavora con me nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, cugina Lurker Lucy, mrBlueSky e una sesta persona portata da V, l'inquietante Amphibius.
ore 21.07
Per un po' niente da segnalare, se non che mangiamo come scemi e, come spesso succede in questi casi, io e V iniziamo a litigarci la Nikon fotografandoci col macro le scarpe.
E' probabilmente per reazione a tutto questo che mrBlueSky prende il quadernino da cronista e si mette a fare ad Amphibius una serie interminabile di domande di lavoro, di fatto uscendo entrambi dall'universo conosciuto.
ore 21.56
"Amphibius"
"dimmi Trantor."
"mi passi l'acqua, per favore?"
"sai, di giovedì adoro trovare nelle bottiglie uno sciame di delfini blu"
"..."
"ce ne sono sempre così tanti"
"..."
"solo il giovedì, però"
"..."
"a volte escono allo stato brado, bisogna poi stare molto attenti a non calpestarli"
"io volevo semplicemente l'a..."
"solo che sono scivolosi, i delfini blu"
"..."
"maledettamente furbi"
"..."
"alcuni poi ti confondono con abili battute sarcastiche"
"..."
"non si fanno prendere"
"non sono scemi, vorrei che tu te ne rendessi conto."
"lo so, V me lo ripete costanteme..."
"ne ho visto uno l'altro giorno (mi passi l'acqua per favore?), faceva gpl prima di me e mi ha pure fatto i fari mentre usciva (l'acqua, grazie)"
"..."
"solo che io poi gli ho suonato cazzo, (l'acqua), lui è blu, mica può permettersi! (sì basta che la prendi in mano e me la passi, da bravo)"
"in effetti fanno così"
"se escono dalle bottiglie, sì (l'acqua.)"
"..."
"oddio guarda quello, è enorme!"
"..."
"lo vedi o non lo vedi?! Si acquatta dietro i pla..."
"...ti passo l'acqua."
"ecco, sì."
"..."
ore 22.34
Non è chiaro cosa abbia spinto la tipica rezdora emiliana in quel momento intenta nello sparecchiamento del tavolo a considerare il tappo della mia Nikon lì, da solo, un oggetto nemico.
Nell'ignoranza generale del fatto ella considerava dunque l'inutile orpello alla stregua delle bucce di salame scartate da #collegaV, dei vuoti di lambrusco seccati da #collegaV, e anche dei 354 mozziconi di sigaretta abbandonati morti da #collegaV, buttando quindi il tutto in un ridente pattume.
#collegaT, l'unica che sgomenta si è accorta della cosa, ritiene indispensabile lasciare passare 4 minuti e 22 secondi prima di agire.
La scena seguente vede 5 persone rovistare febbrilmente nel cesto del pattume passandosi l'un l'altra piatti sporchi di mostarda e avanzi sbocconcellati di tigelle grondanti lardo, 5 persone di cui una particolarmente scurrile e un'altra particolarmente sarcastica.
Amphibius finisce con calma di rollarsi la sigaretta, l'accende, assiste interessato alla scena come un biologo di Atlanta assiste il martedì all'accoppiamento delle amebe e considera molto più utile continuare ad analizzare la cosa sotto l'aspetto epistemologico.
ore 22.51
La rezdora sparecchiatrice, informata del tragico fatto, reagisce con gli occhi a palla e un irrefutabile "ma era sul tavolo!", affermazione che ha come conseguenza immediata lo scatenarsi di un acceso e insopportabile dibattito di logica formale, sempre fra la persona scurrile e la persona sarcastica.
L'unico modo per risolvere la questione senza insultare troppo spesso san tommaso ("santo cielo, che idiota") è recarsi sul retro della sagra e scaraventare tutto il pattume, che per la cronaca consisteva in un cesto più alto di me.
Comunque ritroviamo il tappo, puliamo, informiamo la rezdora del lieto fine e siamo costretti ad annotare nuovamente che sì, l'inutile tappo di un obiettivo Nikon che costa tipo 170 euro "dopotutto era sul tavolo".
ore 00.35
Dopo ore di ridicole obiezioni convinco #collegaV a non tornare a Mantova e a venire a cantare nel mio Altro Coro il mattino seguente, visto che saremmo dovuti andare a cantare ad un matrimonio edero sono sarò sempre in deficit di tenori.
Dopo che mezza #provincia si è soffocata dal ridere allatimida idiota proposta "uhm potrei comunque partire adesso per Mantova e domattina essere da te alle 9", io e cugina Lurker Lucy convinciamo V a dormire con noi due, da me, in mansarda.
Nel senso, ha accettato tutto questo solo perché gli ho promesso di pagarlo.
Lui comunque reagisce ammorbando tutti con una disquisizione sui sottoinsiemi tipografici della princeps di #raccolta fattizia di #grande interesse musicologico, battibeccando con me - nell'ordine - sul concetto di esemplare a stampa, sul concetto di editio princeps, sul concetto di raccolta, sul concetto di fattizia e sul concetto di concetto, e infine raccontando (di nuovo) la storia dei cigni.
(l'audio, che è già un classico della Naxos.)
ore 00.58
Ce ne andiamo, ma prima lo abbraccio, principalmente per impedirgli di raccontare di nuovo cosa potrà fare a Cambridge con quei fottutissimi cigni; facciamo finta di salutarci ma tanto lo sappiamo benissimo che ci vedremo martedì, per cui amen, lui porta a casa Amphibius e io torno alla macchina con gli altri.
ore 02.00
Dopo che V ha portato Amphibius in un night in #città, dopo che V non conosce affatto la viabilità di #città, dopo che V è riuscito in qualche modo a raggiungere casa mia dove nel frattempo io e cugina Lurker Lucy stiamo preparando i letti (i, plurale), dopo che V mi telefona da sotto casa annunciando che Amphibius è riuscito a dimenticare il suo cellulare in macchina, dopo che V torna in #città a 15 km da me alla ricerca del quartiere del night, del night e di Amphibius in mezzo alla folla del night, dopo che non ha trovato nessuna delle tre cose e io tento di guidarlo al telefono consultando contemporaneamente google maps e avendo dall'altro capo del filo uno che come massimo indizio dice "qui boh c'è un caseggiato giallo", dopo che V se ne fotte finalmente del cellulare di Amphibius e torna da me, dopo che è salito in casa togliendosi le scarpe e alle 02.45 i miei si sono svegliati completamente, dopo tutto questo
"Trantor, Lucy. Cazzo. Devo comprare le sigarette"
"tu sei scemo"
"fumare fa male!"
"no no, devo proprio"
"scemo, adesso?!"
"fumare fa male!"
"scendo e vado in paese a trovare un distributore"
"sei un * **"
"non fumare non fumare non fumareee"
"spero sia uno dei tuoi soliti scherzi del cazzo, io tra 6 ore devo dirigere il coro ad un matrimo..."
"devo!"
"ma è cancerogeno!"
"uhm, se non la fumo mi dai un bacio?"
"NO."
"piantatela. Cazzo vai a prendere queste cazzo di sigarette e fai presto"
"ok"
C'è bisogno che continui?
ore 03.05
"allora, le hai prese o no?"
"no."
"yeeeeeee!!!!"
"scusa?"
"sono lombardo"
"..."
"..."
"ho la tessera sanitaria lombarda"
"..."
"qui le puoi acquistare solo con la tessera sanitaria di un emilia..."
"ADESSO DORMIAMO"
"ok."
"ok."
La foto con i miei occhi la mattina dopo mentre alle 8.58 andavo a prendere #pianistaCalabro in stazione per andare al matrimonio è nel prossimo post.
Qui la puntata #1, in cui litighiamo cortesemente con un tragattino che vende manoscritti miniati senza saperli datare e la #3, in cui gozzovigliamo con i coristi, i camerieri ci odiano e l'impero colpisce ancora.
ore 20.30
Onde festeggiare ci rechiamo nella tranquilla #cittadina di D., ove consumeremo gnocco fritto, tigelle, salumi, lambrusco e lardo in conchetta ascoltandoci un concerto di musica tradizionale.
E' una specie di sagra, con tavoli alla buona, tipiche rezdore emiliane che servono ai tavoli, clima da festa dell'Unità.
Siamo io, #collegaV, l'altra #collegaT che lavora con me nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, cugina Lurker Lucy, mrBlueSky e una sesta persona portata da V, l'inquietante Amphibius.
ore 21.07
Per un po' niente da segnalare, se non che mangiamo come scemi e, come spesso succede in questi casi, io e V iniziamo a litigarci la Nikon fotografandoci col macro le scarpe.
E' probabilmente per reazione a tutto questo che mrBlueSky prende il quadernino da cronista e si mette a fare ad Amphibius una serie interminabile di domande di lavoro, di fatto uscendo entrambi dall'universo conosciuto.
ore 21.56
"Amphibius"
"dimmi Trantor."
"mi passi l'acqua, per favore?"
"sai, di giovedì adoro trovare nelle bottiglie uno sciame di delfini blu"
"..."
"ce ne sono sempre così tanti"
"..."
"solo il giovedì, però"
"..."
"a volte escono allo stato brado, bisogna poi stare molto attenti a non calpestarli"
"io volevo semplicemente l'a..."
"solo che sono scivolosi, i delfini blu"
"..."
"maledettamente furbi"
"..."
"alcuni poi ti confondono con abili battute sarcastiche"
"..."
"non si fanno prendere"
"non sono scemi, vorrei che tu te ne rendessi conto."
"lo so, V me lo ripete costanteme..."
"ne ho visto uno l'altro giorno (mi passi l'acqua per favore?), faceva gpl prima di me e mi ha pure fatto i fari mentre usciva (l'acqua, grazie)"
"..."
"solo che io poi gli ho suonato cazzo, (l'acqua), lui è blu, mica può permettersi! (sì basta che la prendi in mano e me la passi, da bravo)"
"in effetti fanno così"
"se escono dalle bottiglie, sì (l'acqua.)"
"..."
"oddio guarda quello, è enorme!"
"..."
"lo vedi o non lo vedi?! Si acquatta dietro i pla..."
"...ti passo l'acqua."
"ecco, sì."
"..."
ore 22.34
Non è chiaro cosa abbia spinto la tipica rezdora emiliana in quel momento intenta nello sparecchiamento del tavolo a considerare il tappo della mia Nikon lì, da solo, un oggetto nemico.
Nell'ignoranza generale del fatto ella considerava dunque l'inutile orpello alla stregua delle bucce di salame scartate da #collegaV, dei vuoti di lambrusco seccati da #collegaV, e anche dei 354 mozziconi di sigaretta abbandonati morti da #collegaV, buttando quindi il tutto in un ridente pattume.
#collegaT, l'unica che sgomenta si è accorta della cosa, ritiene indispensabile lasciare passare 4 minuti e 22 secondi prima di agire.
La scena seguente vede 5 persone rovistare febbrilmente nel cesto del pattume passandosi l'un l'altra piatti sporchi di mostarda e avanzi sbocconcellati di tigelle grondanti lardo, 5 persone di cui una particolarmente scurrile e un'altra particolarmente sarcastica.
Amphibius finisce con calma di rollarsi la sigaretta, l'accende, assiste interessato alla scena come un biologo di Atlanta assiste il martedì all'accoppiamento delle amebe e considera molto più utile continuare ad analizzare la cosa sotto l'aspetto epistemologico.
ore 22.51
La rezdora sparecchiatrice, informata del tragico fatto, reagisce con gli occhi a palla e un irrefutabile "ma era sul tavolo!", affermazione che ha come conseguenza immediata lo scatenarsi di un acceso e insopportabile dibattito di logica formale, sempre fra la persona scurrile e la persona sarcastica.
L'unico modo per risolvere la questione senza insultare troppo spesso san tommaso ("santo cielo, che idiota") è recarsi sul retro della sagra e scaraventare tutto il pattume, che per la cronaca consisteva in un cesto più alto di me.
Comunque ritroviamo il tappo, puliamo, informiamo la rezdora del lieto fine e siamo costretti ad annotare nuovamente che sì, l'inutile tappo di un obiettivo Nikon che costa tipo 170 euro "dopotutto era sul tavolo".
ore 00.35
Dopo ore di ridicole obiezioni convinco #collegaV a non tornare a Mantova e a venire a cantare nel mio Altro Coro il mattino seguente, visto che saremmo dovuti andare a cantare ad un matrimonio ed
Dopo che mezza #provincia si è soffocata dal ridere alla
Nel senso, ha accettato tutto questo solo perché gli ho promesso di pagarlo.
Lui comunque reagisce ammorbando tutti con una disquisizione sui sottoinsiemi tipografici della princeps di #raccolta fattizia di #grande interesse musicologico, battibeccando con me - nell'ordine - sul concetto di esemplare a stampa, sul concetto di editio princeps, sul concetto di raccolta, sul concetto di fattizia e sul concetto di concetto, e infine raccontando (di nuovo) la storia dei cigni.
(l'audio, che è già un classico della Naxos.)
ore 00.58
Ce ne andiamo, ma prima lo abbraccio, principalmente per impedirgli di raccontare di nuovo cosa potrà fare a Cambridge con quei fottutissimi cigni; facciamo finta di salutarci ma tanto lo sappiamo benissimo che ci vedremo martedì, per cui amen, lui porta a casa Amphibius e io torno alla macchina con gli altri.
ore 02.00
Dopo che V ha portato Amphibius in un night in #città, dopo che V non conosce affatto la viabilità di #città, dopo che V è riuscito in qualche modo a raggiungere casa mia dove nel frattempo io e cugina Lurker Lucy stiamo preparando i letti (i, plurale), dopo che V mi telefona da sotto casa annunciando che Amphibius è riuscito a dimenticare il suo cellulare in macchina, dopo che V torna in #città a 15 km da me alla ricerca del quartiere del night, del night e di Amphibius in mezzo alla folla del night, dopo che non ha trovato nessuna delle tre cose e io tento di guidarlo al telefono consultando contemporaneamente google maps e avendo dall'altro capo del filo uno che come massimo indizio dice "qui boh c'è un caseggiato giallo", dopo che V se ne fotte finalmente del cellulare di Amphibius e torna da me, dopo che è salito in casa togliendosi le scarpe e alle 02.45 i miei si sono svegliati completamente, dopo tutto questo
"Trantor, Lucy. Cazzo. Devo comprare le sigarette"
"tu sei scemo"
"fumare fa male!"
"no no, devo proprio"
"scemo, adesso?!"
"fumare fa male!"
"scendo e vado in paese a trovare un distributore"
"sei un * **"
"non fumare non fumare non fumareee"
"spero sia uno dei tuoi soliti scherzi del cazzo, io tra 6 ore devo dirigere il coro ad un matrimo..."
"devo!"
"ma è cancerogeno!"
"uhm, se non la fumo mi dai un bacio?"
"NO."
"piantatela. Cazzo vai a prendere queste cazzo di sigarette e fai presto"
"ok"
C'è bisogno che continui?
ore 03.05
"allora, le hai prese o no?"
"no."
"yeeeeeee!!!!"
"scusa?"
"sono lombardo"
"..."
"..."
"ho la tessera sanitaria lombarda"
"..."
"qui le puoi acquistare solo con la tessera sanitaria di un emilia..."
"ADESSO DORMIAMO"
"ok."
"ok."
La foto con i miei occhi la mattina dopo mentre alle 8.58 andavo a prendere #pianistaCalabro in stazione per andare al matrimonio è nel prossimo post.
lunedì 15 ottobre 2012
Scenes from an italian restaurant #3
Tentativo di festeggiamento #3
E' quel martedì, quello della cena del mio coro di sparaventose in cui #collegaV ha cantato nell'ultimo anno, dato che è mantovano ma lavorava con me nella mia città senza fiume, per salutarlo definitivamente prima che vada a Cambridge.
Sì lo so, mancano le Scenes from an italian restaurant #2, quelle in cui mi buttano via pezzi della Nikon e V dorme con me e cugina Lurker Lucy battibeccando fino alle 3 di notte sulle virtù del fumo, ma l'avrete.
E' come Star wars, viene prima l'episodio che mi pare.
ore 19.15, prima della cena facciamo una prova in chiesa ("l'ultima cantatina insieme!", implorò V).
Dopo 1 minuto e 7 secondi V viene rinvenuto in sagrestia mentre si prova il cappello del parroco fingendo di officiare un funerale.
In latino, chiaramente.
Dopo 4 minuti e 27 secondi #coristaVigileF viene bloccato mentre tenta di realizzare altri falli con i sacri tovaglioli presenti sull'altare, tentativo falloide prontamente stroncato più dalle risate che altro.
ore 20.43
io: "ok ragazzi basta cantare, ho fame; ci troviamo tutti al ristorante, fra 15 minuti"
"ok"
"ok"
"ok"
"V e Trantor, siete a piedi? Volete un passaggio?"
"dai grazie!, perché n..."
"no. E' l'ultima volta che io e lei facciamo la strada insieme."
"ok. Mi defilo. A dopo."
"io... :)"
"non dire niente e chiudi la chiesa."
"...fatto. Andiamo. Ma sta piovendo?"
"chissene."
"vieni qui, a braccetto."
"vieni qui. Sposta la borsa a sinistra"
"penseranno che..."
"#lei non mi vedrà, vive sopra il Po. E tu?"
"non me ne frega un *."
"bene."
"bene."
"allora andiamo."
"a braccetto"
"sì, così."
"sì, ho fame."
"parliamo ancora un po' del tactus a fine '500"
"no, parliamo delle scarpe che ti sei messo."
ore 21.03, a cena
Circa 45 secondi dopo aver ordinato viene riesumato il vecchio verboso e controverso dibattito sull'importanza delle dimensioni di [quinto emendamento] mentre si [quinto emendamento].
Il clima è da processo di biscardi, la foga delle argomentazioni da eresiarchi tardoantichi, la minuzia empirica degli esempi condotti a prova da teoria del controllo matematico, ma la mia opinione su [quinto emendamento] no che non ve la dico.
ore 22.10
"mmh, ma è sedano questo?"
"sì, sedano"
"ottimo, adoro il sedano"
"ahahah lo sai cosa aromatizza il sedano, vero?"
"no."
"..."
"..."
"..."
"..."
"ma scusa, non hai letto..."
"cosa?"
"non l'hai letto?!"
"ma cosa!"
"non l'hai letto, cazzo."
"ma wtf!?"
"mi stai dicendo che in tutto il blog leggi solo i post che riguardano te?"
"sì, perché?"
"ti odio."
ore 23.02, "voi due"
Siamo al dolce, si appropinqua #coristaDucale, che adoro.
"V, Trantor. Io devo chiedervi una cosa. Da mesi."
"vai", facendo l'occhiolino alla cameriera.
"spara", scattando foto con la Nikon.
"ma insomma. Voi due. Ecco, ridete sempre, vi capite al volo, avete studiato le stesse cose, siete liberi, indipendenti, siete giovani. Perché non..."
"no."
"l'avremmo già fatto"
"ve l'avremmo già detto"
"...ok. Capisco. E' solo che stareste proprio bene, ecco."
"...", addentando 2 pezzi di gnocco fritto 3 tigelle e un salame.
"...", cambiando obiettivo e scattandole 14 foto di cui la metà in bianco e nero.
"insomma, ma ci avete pensa..."
"ci ridiamo sopra più o meno una volta al giorno", affettando il culatello.
"ma perché tutti pensano che di queste cose gli amici non parlino?", inserendo il grandangolo e sbagliando l'ISO.
"..."
"...", masticando rumorosamente.
"...", [clic].
"...", aprendo il lambrusco.
"...", valutandomi le doppie punte con la ruga sulla fronte.
"devo avere altro lardo"
"devo tagliarmi i capelli"
"ma insomma! Io non vi capisco, santo cielo, sareste così cari..."
"ERA NO NEL SENSO DI NO"
"no, no. Ehi. Sorridi. Vuoi una foto? [clic.]"
ore 23.45, cavallette fino in fondo
Si fa strada l'idea di poter portare a casa il gnocco fritto avanzato ("ma ehi, portiamo a casa il gnocco fritto avanzato!").
Non azzardatevi, non mi avrete, io non dirò mai lo gnocco fritto, è chiaro?
Bene.
Comunque, qualcuno suggerisce di portare a casa il gnocco fritto avanzato.
Lo so che sembra assurdo che i miei coristi abbiano avanzato del cibo, ma quello era il terzo giro.
Viene chiamato il cameriere, al quale viene timidamente proposto di portare a casa 6 sacchetti di gnocco fritto, 375 tigelle fredde due sedani 5 bottiglie quasi estinte e tutti gli scatolini della nutella.
Sembra che improvvisamente a casa dei coristi sia pieno di cani.
ore 00.43
Usciti dal ristorante V mi accompagna alla macchina.
Ci salutiamo, ci abbracciamo, ma questa volta non è come le altre, perché lo sappiamo bene che è l'ultima.
Oddio, a Natale è di nuovo qui.
Ma se sei abituato a vederti quasi tutti i giorni per 8 ore al giorno più le prove e i concerti le cene e le uscite le telefonate e gli sfoghi e i ricordi poi ci si guarda come ci siamo guardati noi quella sera.
E niente, basta.
Ora è là e sta mangiando cigni.
E' quel martedì, quello della cena del mio coro di sparaventose in cui #collegaV ha cantato nell'ultimo anno, dato che è mantovano ma lavorava con me nella mia città senza fiume, per salutarlo definitivamente prima che vada a Cambridge.
Sì lo so, mancano le Scenes from an italian restaurant #2, quelle in cui mi buttano via pezzi della Nikon e V dorme con me e cugina Lurker Lucy battibeccando fino alle 3 di notte sulle virtù del fumo, ma l'avrete.
E' come Star wars, viene prima l'episodio che mi pare.
ore 19.15, prima della cena facciamo una prova in chiesa ("l'ultima cantatina insieme!", implorò V).
Dopo 1 minuto e 7 secondi V viene rinvenuto in sagrestia mentre si prova il cappello del parroco fingendo di officiare un funerale.
In latino, chiaramente.
Dopo 4 minuti e 27 secondi #coristaVigileF viene bloccato mentre tenta di realizzare altri falli con i sacri tovaglioli presenti sull'altare, tentativo falloide prontamente stroncato più dalle risate che altro.
ore 20.43
io: "ok ragazzi basta cantare, ho fame; ci troviamo tutti al ristorante, fra 15 minuti"
"ok"
"ok"
"ok"
"V e Trantor, siete a piedi? Volete un passaggio?"
"dai grazie!, perché n..."
"no. E' l'ultima volta che io e lei facciamo la strada insieme."
"ok. Mi defilo. A dopo."
"io... :)"
"non dire niente e chiudi la chiesa."
"...fatto. Andiamo. Ma sta piovendo?"
"chissene."
"vieni qui, a braccetto."
"vieni qui. Sposta la borsa a sinistra"
"penseranno che..."
"#lei non mi vedrà, vive sopra il Po. E tu?"
"non me ne frega un *."
"bene."
"bene."
"allora andiamo."
"a braccetto"
"sì, così."
"sì, ho fame."
"parliamo ancora un po' del tactus a fine '500"
"no, parliamo delle scarpe che ti sei messo."
ore 21.03, a cena
Circa 45 secondi dopo aver ordinato viene riesumato il vecchio verboso e controverso dibattito sull'importanza delle dimensioni di [quinto emendamento] mentre si [quinto emendamento].
Il clima è da processo di biscardi, la foga delle argomentazioni da eresiarchi tardoantichi, la minuzia empirica degli esempi condotti a prova da teoria del controllo matematico, ma la mia opinione su [quinto emendamento] no che non ve la dico.
ore 22.10
"mmh, ma è sedano questo?"
"sì, sedano"
"ottimo, adoro il sedano"
"ahahah lo sai cosa aromatizza il sedano, vero?"
"no."
"..."
"..."
"..."
"..."
"ma scusa, non hai letto..."
"cosa?"
"non l'hai letto?!"
"ma cosa!"
"non l'hai letto, cazzo."
"ma wtf!?"
"mi stai dicendo che in tutto il blog leggi solo i post che riguardano te?"
"sì, perché?"
"ti odio."
ore 23.02, "voi due"
Siamo al dolce, si appropinqua #coristaDucale, che adoro.
"V, Trantor. Io devo chiedervi una cosa. Da mesi."
"vai", facendo l'occhiolino alla cameriera.
"spara", scattando foto con la Nikon.
"ma insomma. Voi due. Ecco, ridete sempre, vi capite al volo, avete studiato le stesse cose, siete liberi, indipendenti, siete giovani. Perché non..."
"no."
"l'avremmo già fatto"
"ve l'avremmo già detto"
"...ok. Capisco. E' solo che stareste proprio bene, ecco."
"...", addentando 2 pezzi di gnocco fritto 3 tigelle e un salame.
"...", cambiando obiettivo e scattandole 14 foto di cui la metà in bianco e nero.
"insomma, ma ci avete pensa..."
"ci ridiamo sopra più o meno una volta al giorno", affettando il culatello.
"ma perché tutti pensano che di queste cose gli amici non parlino?", inserendo il grandangolo e sbagliando l'ISO.
"..."
"...", masticando rumorosamente.
"...", [clic].
"...", aprendo il lambrusco.
"...", valutandomi le doppie punte con la ruga sulla fronte.
"devo avere altro lardo"
"devo tagliarmi i capelli"
"ma insomma! Io non vi capisco, santo cielo, sareste così cari..."
"ERA NO NEL SENSO DI NO"
"no, no. Ehi. Sorridi. Vuoi una foto? [clic.]"
ore 23.45, cavallette fino in fondo
Si fa strada l'idea di poter portare a casa il gnocco fritto avanzato ("ma ehi, portiamo a casa il gnocco fritto avanzato!").
Non azzardatevi, non mi avrete, io non dirò mai lo gnocco fritto, è chiaro?
Bene.
Comunque, qualcuno suggerisce di portare a casa il gnocco fritto avanzato.
Lo so che sembra assurdo che i miei coristi abbiano avanzato del cibo, ma quello era il terzo giro.
Viene chiamato il cameriere, al quale viene timidamente proposto di portare a casa 6 sacchetti di gnocco fritto, 375 tigelle fredde due sedani 5 bottiglie quasi estinte e tutti gli scatolini della nutella.
Sembra che improvvisamente a casa dei coristi sia pieno di cani.
ore 00.43
Usciti dal ristorante V mi accompagna alla macchina.
Ci salutiamo, ci abbracciamo, ma questa volta non è come le altre, perché lo sappiamo bene che è l'ultima.
Oddio, a Natale è di nuovo qui.
Ma se sei abituato a vederti quasi tutti i giorni per 8 ore al giorno più le prove e i concerti le cene e le uscite le telefonate e gli sfoghi e i ricordi poi ci si guarda come ci siamo guardati noi quella sera.
E niente, basta.
Ora è là e sta mangiando cigni.
Etichette:
assurdità,
collegaV,
coro,
i musicologi non sono normali,
piaceri,
sparaventose,
uomini
mercoledì 10 ottobre 2012
This is England
"#collegaV, allora vai a Cambridge, eh? Bravissimo. Hai vinto il dottorato in un college prestigio..."
"il migliore."
"già. Ma è il college di Paul Dirac?"
"lo sai perfettamente."
"sì, lo so. Ma è quello più ricco in assoluto in termini di finanziamenti disponibili per ogni studente?"
"sì."
"quello in cui Elisabetta I entrò a cavallo commentando l'atrio?"
"sì."
"quello dello scopritore di Nettuno?"
"sì."
"quello di Wyatt, Butler e Wordsworth?"
"sì."
"quello di Douglas Adams?!"
"sì."
"ma quello con lo stemma d'Inghilterra blu oro e rosso?"
"sì."
"quello stemma per me è l'Inghilterra, e l'Inghilterra per me è questo"
"sì. Il mio college è tutto questo, cara"
"ammirazione totale"
"lo so."
"[occhi]"
"...e poi c'è la storia dei cigni."
"che storia dei cigni?"
"la storia dei cigni."
"la storia dei cigni?"
"la storia dei cigni."
Questa.
(eravamo a cena con V e il coro, quando la registrammo. Non sentite tante risate perché quando si ride troppo non si fa più rumore. Due coristi sono crollati dentro la ciotolina del lardo, un altro è stato trovato sotto il tavolo tre giorni dopo, che rideva ancora. Io da allora l'ascolto nei giorni di pioggia.)
"vorrei farti notare che la storia dei cigni è vera."
"io..."
"lo so lo so che palle sei sconvolta perché non è etico uccidere i cigni e blablablabla e poveri cigni e blablablabla e le tue robe ambientaliste del blablabl..."
"no. I cigni mi stanno sul cazzo. Ma trovo intollerabile che possiate mangiarli solo voi. E se mi dai di nuovo dell'ambientalista, per quanto in sostanza e fondamentalmente io lo sia, ti nascondo la bandiera francese nel trolley."
"ok."
"ok."
Bonus.
"il migliore."
"già. Ma è il college di Paul Dirac?"
"lo sai perfettamente."
"sì, lo so. Ma è quello più ricco in assoluto in termini di finanziamenti disponibili per ogni studente?"
"sì."
"quello in cui Elisabetta I entrò a cavallo commentando l'atrio?"
"sì."
"quello dello scopritore di Nettuno?"
"sì."
"quello di Wyatt, Butler e Wordsworth?"
"sì."
"quello di Douglas Adams?!"
"sì."
"ma quello con lo stemma d'Inghilterra blu oro e rosso?"
"sì."
"quello stemma per me è l'Inghilterra, e l'Inghilterra per me è questo"
"sì. Il mio college è tutto questo, cara"
"ammirazione totale"
"lo so."
"[occhi]"
"...e poi c'è la storia dei cigni."
"che storia dei cigni?"
"la storia dei cigni."
"la storia dei cigni?"
"la storia dei cigni."
Questa.
(eravamo a cena con V e il coro, quando la registrammo. Non sentite tante risate perché quando si ride troppo non si fa più rumore. Due coristi sono crollati dentro la ciotolina del lardo, un altro è stato trovato sotto il tavolo tre giorni dopo, che rideva ancora. Io da allora l'ascolto nei giorni di pioggia.)
"vorrei farti notare che la storia dei cigni è vera."
"io..."
"lo so lo so che palle sei sconvolta perché non è etico uccidere i cigni e blablablabla e poveri cigni e blablablabla e le tue robe ambientaliste del blablabl..."
"no. I cigni mi stanno sul cazzo. Ma trovo intollerabile che possiate mangiarli solo voi. E se mi dai di nuovo dell'ambientalista, per quanto in sostanza e fondamentalmente io lo sia, ti nascondo la bandiera francese nel trolley."
"ok."
"ok."
Bonus.
Etichette:
assurdità,
città invisibili-invivibili,
collegaV,
misteri,
piaceri
giovedì 27 settembre 2012
Ancora!
"#collegaV"
"mm?"
"ancora"
"eh?"
"ancora."
"ancora cosa?"
"rifacciamolo"
"ma se l'abbiamo fatto per tutta la sera!"
"ancora."
"mi sembrava di averti soddisfatto"
"sì ma ancora"
"ma non sei stanca?"
"come potrei?"
"oh ma non sei mai sazia di 'sta cosa, tu"
"no."
"è tardi"
"l'ultima volta!"
"smettila, sei..."
"ti prego! Giuro che poi basta."
"mm."
"ancora"
"ma di nuovo da capo?!"
"lo sai che mi piace"
"uff."
"fallo e basta"
"e da dove comincio, stavolta?"
"boh, da dove ti pare, basta che..."
"msgfrhmf. uff. ok, dai. L'ultima volta poi però basta, eh?"
"ok!"
"l'ultima"
"ok!"
"poi andiamo a dormire"
"sì sì!"
"...ok. Uff. D'accordo. E sia. Pronta?"
Abbiamo registrato.
Se volete potete ascoltare.
"mm?"
"ancora"
"eh?"
"ancora."
"ancora cosa?"
"rifacciamolo"
"ma se l'abbiamo fatto per tutta la sera!"
"ancora."
"mi sembrava di averti soddisfatto"
"sì ma ancora"
"ma non sei stanca?"
"come potrei?"
"oh ma non sei mai sazia di 'sta cosa, tu"
"no."
"è tardi"
"l'ultima volta!"
"smettila, sei..."
"ti prego! Giuro che poi basta."
"mm."
"ancora"
"ma di nuovo da capo?!"
"lo sai che mi piace"
"uff."
"fallo e basta"
"e da dove comincio, stavolta?"
"boh, da dove ti pare, basta che..."
"msgfrhmf. uff. ok, dai. L'ultima volta poi però basta, eh?"
"ok!"
"l'ultima"
"ok!"
"poi andiamo a dormire"
"sì sì!"
"...ok. Uff. D'accordo. E sia. Pronta?"
Abbiamo registrato.
Se volete potete ascoltare.
Etichette:
collegaV,
i musicologi non sono normali,
io,
piaceri,
uomini
giovedì 20 settembre 2012
Scenes from an italian restaurant #1
Come avrete intuito forse fino ad arrivare alla nausea, #collegaV fra 6 giorni va in Inghilterra e ci starà per 3 anni.
Sapete, ha vinto un dottorato in musicologia e studio di manoscritti musicali altomedievali nell'università che nel nostro campo è la più prestigiosa d'Europa.
Quindi del mondo.
Dai seriamente, certa musicologia americana fa ridere. Ci sono più specialisti in paleografia a Topolinia.
Comunque.
Abbiamo provato più volte ad identificare una serata per salutarci adeguatamente ("l'ultima sera insieme!"), festeggiando l'addio come si conviene.
Non sono affatto sicura di esserci riuscita, però ci abbiamo provato, oh se ci abbiamo provato.
Tre volte, ci abbiamo provato.
La 2 e la 3 a parte, è il caso.
Tentativo di festeggiamento #1
#cittàRivale, cena in ristorante chic del centro storico ma prima giro dal celebre venditore di manoscritti e stampe antiche Signor Cappero, gli faccio tirare fuori dagli scaffali tutte le stampe giapponesi di pieno '800, V gli fa tirare fuori dagli scaffali tutti i manscritti musicali in notazione quadrata pre avvento del canto fratto, io mi informo sul costo di un diorama ottocentesco e svengo dentro un raccoglitore di santini, "Signor Cappero, come avete datato questo manoscritto? Caro signore, il costo è sproporzionato, se posso permettermi", "primo quarto del Trecento, è quasi inestima...", "MUAHAHAHAHAHAH", "prego?", "V, non infastidire il signore", "MBUAHAHAHAHAHAH", "la smetta.", "uh guarda che meravigliosa miniatura nonatola...", "se questo è Trecento io sono la vacca di nonna Papera", "le dico Trece...", "questi gruppi neumatici discendenti sono tipici del Settecento napoletano, caro signore, e se tenta di fregarmi di nuovo con questa storia del primo quarto del Trecento chiamo la soprintende...", "ANDIAMO VIA", "dovrebbe stare in una bibliote...", "vieni via dio santo!", a cena, "cosa prendi?", "il maialino con composta di mele, tu?", "la tua nikon immediatamente", "oh ma ti piace la fotografia?", "beh e allora? Sempre piaciuta", "ma cazzo adesso, adesso dovevamo scoprirlo?!", "bevi questo fottuto lambrusco invece di battibeccare per ogni fottuta co...", "giuro che se mi lasci le ditate sull'obiettivo ti verso cointreau sul mac", "bevi ho detto!", "mettiti la tracolla cazzo", "che palle", "tienila da sotto!", "devi proprio fare quella faccia?", "mi odio in foto", "ti impedisco di non prendere il dolce!", "pago io", "no io", "no io", "ok tu.", "ma cosa...!", "usciamo", "due passi", "ok, giro", "giro, c'è sereno", "dai altro giro", "dai altro giro", "dai altro giro", "dai altro giro", temporale, bagnati fradici a 2 km dalla macchina, no porticos, bagnati fradici, "complimenti per la scelta delle scarpe", "fottiti", bagnati fradici, bagnati fradici davanti alla macchina, bagnati fradici sotto la pioggia, bagnati fradici sotto i tigli, "beh allora stammi be...", abbraccio, "allora ciao.", "ciao.", abbraccio, "ciao.", "allora ciao", abbra--
Tentativo di festeggiamento #2
Fallito.
Riuscito.
Nel senso, merita un post a sé.
Seriamente.
"Trantor. Ripensandoci. Se ci vedessimo anche sabato questo?", "ok!", "sai, c'è un concerto di musica tradizionale emiliana che...", "che nessun altro vuole venire a sentire con te", "detesto ammeterlo", "ok vengo io con cugina Lurker Lucy", eccetera (l'avrete), continua con tavolate di gnocco fritto e una cameriera che tenta di sparecchiare e buttare nella differenziata i pezzi della mia nikon, e si conclude pressapoco con "allora ciao, stammi bene", "non essere triste. In questi mesi ci vedremo su skype", "sniff", abbraccio, "ciao", "ciao", "vado", "vai", "vado", "fai buon viaggio", "ti scrivo", "sei un amico", "ti voglio bene", "ciao", "ciao.", "vai, verrò a trovarti nel duemiatredici", "sì, ora vado", "farewell", "ciao", "dasvidania", "a presto", "...", "...", "...", "ci vediamo martedì alla cena del coro", "ok a martedì", "ciao", "ciao".
Tentativo di festeggiamento #3
E' quel martedì, prevista cena del mio coro di sparaventose in cui V ha cantato nell'ultimo anno, dato che è mantovano ma lavorava con me nella città senza fiume.
Era l'altro ieri.
Sto ancora ridendo; post a sé, e l'avrete.
Intanto, bonus.
Sapete, ha vinto un dottorato in musicologia e studio di manoscritti musicali altomedievali nell'università che nel nostro campo è la più prestigiosa d'Europa.
Quindi del mondo.
Dai seriamente, certa musicologia americana fa ridere. Ci sono più specialisti in paleografia a Topolinia.
Comunque.
Abbiamo provato più volte ad identificare una serata per salutarci adeguatamente ("l'ultima sera insieme!"), festeggiando l'addio come si conviene.
Non sono affatto sicura di esserci riuscita, però ci abbiamo provato, oh se ci abbiamo provato.
Tre volte, ci abbiamo provato.
La 2 e la 3 a parte, è il caso.
Tentativo di festeggiamento #1
#cittàRivale, cena in ristorante chic del centro storico ma prima giro dal celebre venditore di manoscritti e stampe antiche Signor Cappero, gli faccio tirare fuori dagli scaffali tutte le stampe giapponesi di pieno '800, V gli fa tirare fuori dagli scaffali tutti i manscritti musicali in notazione quadrata pre avvento del canto fratto, io mi informo sul costo di un diorama ottocentesco e svengo dentro un raccoglitore di santini, "Signor Cappero, come avete datato questo manoscritto? Caro signore, il costo è sproporzionato, se posso permettermi", "primo quarto del Trecento, è quasi inestima...", "MUAHAHAHAHAHAH", "prego?", "V, non infastidire il signore", "MBUAHAHAHAHAHAH", "la smetta.", "uh guarda che meravigliosa miniatura nonatola...", "se questo è Trecento io sono la vacca di nonna Papera", "le dico Trece...", "questi gruppi neumatici discendenti sono tipici del Settecento napoletano, caro signore, e se tenta di fregarmi di nuovo con questa storia del primo quarto del Trecento chiamo la soprintende...", "ANDIAMO VIA", "dovrebbe stare in una bibliote...", "vieni via dio santo!", a cena, "cosa prendi?", "il maialino con composta di mele, tu?", "la tua nikon immediatamente", "oh ma ti piace la fotografia?", "beh e allora? Sempre piaciuta", "ma cazzo adesso, adesso dovevamo scoprirlo?!", "bevi questo fottuto lambrusco invece di battibeccare per ogni fottuta co...", "giuro che se mi lasci le ditate sull'obiettivo ti verso cointreau sul mac", "bevi ho detto!", "mettiti la tracolla cazzo", "che palle", "tienila da sotto!", "devi proprio fare quella faccia?", "mi odio in foto", "ti impedisco di non prendere il dolce!", "pago io", "no io", "no io", "ok tu.", "ma cosa...!", "usciamo", "due passi", "ok, giro", "giro, c'è sereno", "dai altro giro", "dai altro giro", "dai altro giro", "dai altro giro", temporale, bagnati fradici a 2 km dalla macchina, no porticos, bagnati fradici, "complimenti per la scelta delle scarpe", "fottiti", bagnati fradici, bagnati fradici davanti alla macchina, bagnati fradici sotto la pioggia, bagnati fradici sotto i tigli, "beh allora stammi be...", abbraccio, "allora ciao.", "ciao.", abbraccio, "ciao.", "allora ciao", abbra--
Tentativo di festeggiamento #2
Fallito.
Riuscito.
Nel senso, merita un post a sé.
Seriamente.
"Trantor. Ripensandoci. Se ci vedessimo anche sabato questo?", "ok!", "sai, c'è un concerto di musica tradizionale emiliana che...", "che nessun altro vuole venire a sentire con te", "detesto ammeterlo", "ok vengo io con cugina Lurker Lucy", eccetera (l'avrete), continua con tavolate di gnocco fritto e una cameriera che tenta di sparecchiare e buttare nella differenziata i pezzi della mia nikon, e si conclude pressapoco con "allora ciao, stammi bene", "non essere triste. In questi mesi ci vedremo su skype", "sniff", abbraccio, "ciao", "ciao", "vado", "vai", "vado", "fai buon viaggio", "ti scrivo", "sei un amico", "ti voglio bene", "ciao", "ciao.", "vai, verrò a trovarti nel duemiatredici", "sì, ora vado", "farewell", "ciao", "dasvidania", "a presto", "...", "...", "...", "ci vediamo martedì alla cena del coro", "ok a martedì", "ciao", "ciao".
Tentativo di festeggiamento #3
E' quel martedì, prevista cena del mio coro di sparaventose in cui V ha cantato nell'ultimo anno, dato che è mantovano ma lavorava con me nella città senza fiume.
Era l'altro ieri.
Sto ancora ridendo; post a sé, e l'avrete.
Intanto, bonus.
venerdì 14 settembre 2012
Maschio
"pronto? Trantor?"
"ehi, collegaV. Dimmi"
"ieri hai lavorato col tuo nuovo collega maschio?"
"sì"
"beh, e allora com'è?"
"il tuo opposto"
"è gay!"
"..."
"..."
"..."
"..."
"sai, nella vita ci sono delle sfumature. Non puoi sempre ricondurre tutto a..."
"quindi è gay?"
"no."
"ah. E allora?"
"solo perché tu sei così maschio e così etero e lavori la terra e smonti i mobili di legno non vuol dire c..."
"dimmi com'è!"
"beh, è così... Così... Preci..."
"stai dicendo che io non sono preciso?"
"tu sei *maledettamente* preciso."
"ah ecco. E quindi?"
"è così... Sul lavoro è così... Scru..."
"stai dicendo che io non sono scupoloso?!"
"tu sei immensamente scrupoloso e fottutamente pignolo, V."
"ah ecco. Beh e allora cosa?"
"è così... Così... Insomma, quelle cami..."
"ma se io indosso solo camicie!"
"che palle, ma non come le tue!"
"e allora cosa!"
"io..."
"cosa!"
"piantala subito"
"what."
"sto cercando di dirtelo"
"cosa!"
"così..."
"c.o.s.a."
"così..."
"oh ma devo venire a picchiarti con un bastone?!"
"...piemontese"
"..."
"..."
"..."
"..."
"ho capito."
"..."
"quadra, in effetti"
"già"
"quadra maledettamente"
"ma se non l'hai neanche visto"
"io non sono affatto piemontese!"
"non lo è nemmeno uno dei tuoi atomi"
"io sono lombardo."
"sì, V"
"lombardo mantovano"
"al limite quadrerebbe se fosse friulano, ma piemontese proprio no"
"neanche in mille anni"
"neanche in mille anni."
"ok, allora a posto"
"a posto, sì"
"posso stare tranquillo"
"puoi stare tranquillo, sì"
"d'accordo. Allora ciao."
"c..."
clic.
"ehi, collegaV. Dimmi"
"ieri hai lavorato col tuo nuovo collega maschio?"
"sì"
"beh, e allora com'è?"
"il tuo opposto"
"è gay!"
"..."
"..."
"..."
"..."
"sai, nella vita ci sono delle sfumature. Non puoi sempre ricondurre tutto a..."
"quindi è gay?"
"no."
"ah. E allora?"
"solo perché tu sei così maschio e così etero e lavori la terra e smonti i mobili di legno non vuol dire c..."
"dimmi com'è!"
"beh, è così... Così... Preci..."
"stai dicendo che io non sono preciso?"
"tu sei *maledettamente* preciso."
"ah ecco. E quindi?"
"è così... Sul lavoro è così... Scru..."
"stai dicendo che io non sono scupoloso?!"
"tu sei immensamente scrupoloso e fottutamente pignolo, V."
"ah ecco. Beh e allora cosa?"
"è così... Così... Insomma, quelle cami..."
"ma se io indosso solo camicie!"
"che palle, ma non come le tue!"
"e allora cosa!"
"io..."
"cosa!"
"piantala subito"
"what."
"sto cercando di dirtelo"
"cosa!"
"così..."
"c.o.s.a."
"così..."
"oh ma devo venire a picchiarti con un bastone?!"
"...piemontese"
"..."
"..."
"..."
"..."
"ho capito."
"..."
"quadra, in effetti"
"già"
"quadra maledettamente"
"ma se non l'hai neanche visto"
"io non sono affatto piemontese!"
"non lo è nemmeno uno dei tuoi atomi"
"io sono lombardo."
"sì, V"
"lombardo mantovano"
"al limite quadrerebbe se fosse friulano, ma piemontese proprio no"
"neanche in mille anni"
"neanche in mille anni."
"ok, allora a posto"
"a posto, sì"
"posso stare tranquillo"
"puoi stare tranquillo, sì"
"d'accordo. Allora ciao."
"c..."
clic.
domenica 9 settembre 2012
Rubber wall
Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, in turno con #collegaV.
"V, hai letto l'ultimo libro di Carolyn Gianturco?"
"eh? carolingian? Hai detto carolingian?! eh? dove? dove? dove?!"
"no. Carolyn staccato Gianturco. E' una studiosa specializzata nel Seice..."
"no."
"..."
"..."
"guarda che è interessante, comunque"
"no."
"capisco che tu sia specializzato in Medioevo, ma non c'è bisogno di smettere di ascoltare solo perché sto parlando di una cosa post 1250"
"..."
"..."
"..."
"...ho detto che puoi anche partecipare alla conversazio..."
"scusa, per caso hai detto qualcosa?"
"che puoi anche sforzarti di parlare di qualcosa che non sia prettamente 1) carolingio 2) altomedievale 3) figa"
"... dun da dummm"
"..."
"..."
"...ehi"
"... trallallà, dun da dummm"
"senti. V."
"..."
"..."
"..."
"...cazzo ma mi stai ascoltando o no?!"
"...eh? Cosa! Io... Scusami! Mica hai detto qualcosa?"
"vai in Inghilterra e restaci"
"farò così"
"ti odio."
"V, hai letto l'ultimo libro di Carolyn Gianturco?"
"eh? carolingian? Hai detto carolingian?! eh? dove? dove? dove?!"
"no. Carolyn staccato Gianturco. E' una studiosa specializzata nel Seice..."
"no."
"..."
"..."
"guarda che è interessante, comunque"
"no."
"capisco che tu sia specializzato in Medioevo, ma non c'è bisogno di smettere di ascoltare solo perché sto parlando di una cosa post 1250"
"..."
"..."
"..."
"...ho detto che puoi anche partecipare alla conversazio..."
"scusa, per caso hai detto qualcosa?"
"che puoi anche sforzarti di parlare di qualcosa che non sia prettamente 1) carolingio 2) altomedievale 3) figa"
"... dun da dummm"
"..."
"..."
"...ehi"
"... trallallà, dun da dummm"
"senti. V."
"..."
"..."
"..."
"...cazzo ma mi stai ascoltando o no?!"
"...eh? Cosa! Io... Scusami! Mica hai detto qualcosa?"
"vai in Inghilterra e restaci"
"farò così"
"ti odio."
Etichette:
assurdità,
collegaV,
i musicologi non sono normali
lunedì 27 agosto 2012
No. (No ordinary librarian)
Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, in turno con #collegaV.
#1
utonto1: "posso avere in prestito questo libro?"
#2
utonto2: "mi daresti in prestito questo libro?"
"no."
#3
#4
#5
"ciao, #bella utonta straniera"
"tu taci."
#6
Di solito quando #collegaV fa così gli utonti ridono come manguste fino ad accartocciarsi sotto il bancone.
(alcune talvolta se ne infatuano pure, incredibile.)
Ma comunque dev'essere per questo che ieri mattina abbiamo trovato la biro della postazione pubblica per la consultazione del catalogo ridotta così.
#1
utonto1: "posso avere in prestito questo libro?"
#collegaV: "sì. Ecco fatto. Il libro è tuo fino al 20 settembre."
"20 settembre?"
"20 settembre."
"e poi che succe..."
"esplode."#2
utonto2: "mi daresti in prestito questo libro?"
"no."
#3
utonto3: "posso avere in prestito questo libro?"
"no."
"ma io verame..."
"no."
#4
utonto4: "mi daresti in prestito questo libro?"
"sì."
"ecco la tessera. A posto?"
"sono 50 euro."
"ahahah."
"no no, un attimo. Ma quanti volumi sono?"
"3"
"ok. 300 euro."
#5
"ciao, #bella utonta straniera"
"ciau. Cuome stai?"
"bene, grazie. Bello vederti, hello frumos. Eşti un student de colegiu?"
"eh? Ma che cavolo...!?"
"sssh Trantor, parlo rumeno, vedi? Sono proprio fighissimo, figo da dio. Dio, quanto sono fi..."
"aaah sunt foarte bucuros că vă vorbesc limba română!, pentru că mă simt ca acasă, şi..."
"ehm. ok, comunque facciamo basta, eh?"
"MUAHAHAHAHAHAH" "tu taci."
#6
utonta6: "mi daresti per favore in prestito questi libri?"
"sì."
"ecco la tessera. A posto?"
"mm. Aspetta. Vediamo, sono 3 libri grossi e due partiture piccole."
"..."
"dai, via. Saranno 4 chili e rotti. 25 euro, un sorriso e il tuo numero, d'accordo?"
"no."
"amen."Di solito quando #collegaV fa così gli utonti ridono come manguste fino ad accartocciarsi sotto il bancone.
(alcune talvolta se ne infatuano pure, incredibile.)
Ma comunque dev'essere per questo che ieri mattina abbiamo trovato la biro della postazione pubblica per la consultazione del catalogo ridotta così.
Etichette:
assurdità,
biblioteca,
collegaV,
misteri,
rischi_dei_bibliotecari,
utonti
mercoledì 22 agosto 2012
Dice lui, dice lei
Con #collegaV e cugina Lurker Lucy al mercatino delle pulci della Festa dell'Unità della città senza fiume.
"uh guarda, V! Questo libro usato. Carino, perfetto per te. Te lo regalo, ok?"
"allora me lo compro da so..."
"e invece io ti farò questo regalo prima che tu parta per leterredelregnodiSuaMaestàlaRegina e vada a cervare gli uccisi del re, va bene?!"
"..."
"..."
"..."
"...uff."
"..."
"..."
Ovviamente c'era solo una cosa che potevo scrivere.
Una parola sola, senza punto.
Non le parole di qualcun altro, non questa volta (non s'intonerebbe al guardaroba di V).
Una parola sola, dato che non potevano essere due; non certo quelle due (ovvio), che c'entra, ma neanche le solite tre che a volte ci diciamo.
Una bastava.
L'unica scocciatura è che IL MALE ha avuto la stessa fottutissima idea.
[ah, *].
"uh guarda, V! Questo libro usato. Carino, perfetto per te. Te lo regalo, ok?"
"eh? Non disturbarti, Trantor, lo sai che non voglio regali."
"che ansia. Costa un euro."
"lo so, ma non disturbarti"
"è sulla Resistenza, sono testimonianze di Partigiani del mio paesello, e l'ha curato mia madre."
"in effetti mi piacerebbe averlo per tutto quello che significa, ma no."
"sì."
"no."
"che palle."
"lo sai che detesto fare complimenti"
"li stai facendo.""allora me lo compro da so..."
"e invece io ti farò questo regalo prima che tu parta per leterredelregnodiSuaMaestàlaRegina e vada a cervare gli uccisi del re, va bene?!"
"ti dico di no"
"ti dico di sì"
"ti dico di no"
"ti dico di sì"
"ti dico di no"
"hai rotto il cazzo."
"non credo!"
"prendi questo stramaledetto c*zzo di f*ttuto regalo e falla finita"
"...ok. Ma solo se me lo dedichi."
"ma che dia...?!"
"de-di-ca"
"uffa, adesso?"
"adesso."
"mi imbarazzo, lasciamelo qui e te lo porto lunedì al lavo..."
"adesso."
"quanto sei noioso. Penna?"
"penna."
"..."
"..."
"uh bella, ma è una stilografica di fattura ingle..."
"scrivi."
"..." "..."
"..."
"..."
"...uff."
"beh?"
"non mi viene."
"non t'azzardare."
"... ah. mm. ok. mmh. Pensato. Non guardare. Non guardare cazzo! ...ok. Fatto. Scritto, contento?"
"dammi qua." [legge]
"..." "..."
"..."
"bacio."
"bacio."Ovviamente c'era solo una cosa che potevo scrivere.
Una parola sola, senza punto.
Non le parole di qualcun altro, non questa volta (non s'intonerebbe al guardaroba di V).
Una parola sola, dato che non potevano essere due; non certo quelle due (ovvio), che c'entra, ma neanche le solite tre che a volte ci diciamo.
Una bastava.
L'unica scocciatura è che IL MALE ha avuto la stessa fottutissima idea.
[ah, *].
Etichette:
amici e sabo pipes iwally dave,
collegaV,
i musicologi non sono normali,
io,
piaceri,
uomini
domenica 19 agosto 2012
Sempre Seinfeld (e io Elaine)
Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, in turno con #collegaV.
Va, passano 12 minuti, poi torna.
"cazzo."
"senti, cocco, per caso nei corridoi hai in incontrato #bella flautista?"
[Sto scrivendo il post demenziale sulle vacanze di 4 copie quasi esatte di Mel Brooks.
Si sta rivelando un'epopea.
Sappiate solo che contiene il cane Amilcare, disquisizioni sul sedano, io che ordino al ristorante, io che faccio complimenti, io che parlo in siciliano, luca cordero di montezemolo.]
[lo so, ma per Kinder ho messo la maiuscola solo perché è tedesco.]
Comunque *.
"Trantor. Vado alle macchinette, che merendina vuoi?"
"non lo so, qualsiasi"
"vuoi la sbrisolona?"
"è uguale, scegli tu"
"la sbrisolona è buonissima"
"vero. Fai tu"
"è il dolce tipico delle mie parti"
"già. Fai tu, basta che ci sia dello zucchero"
"la sbrisolona è uno dei dolci più genuini del Nord Ita..."
"sì lo so che è mantovana. Scegli tu, mi fido"
"sai, forse la sbrisolona potrebbe rivelarsi un'ottima ide..."
"VA BENE"
"ok. ah. E se non c'è?"
"scegli tu, mi fido. Qualsiasi cosa, basta che non sia al cocco"
"niente cocco?"
"niente cocco. Almeno, non cocco industriale."
"niente cocco, ricevuto. Comunque potrei prenderti la sbrisolona fatta a Castiglione delle Stiviere - Mantova, vicino a casa mia, così magari difendiamo il made in I..."
"ok, ma basta."Va, passano 12 minuti, poi torna.
"ecco a te. La sbrisolona era finita"
"secondo me eri l'unico a comprarla e ha vinto la Kinder"
"non è vero!"
"okokok, vediamo cosa mi hai pre... ah."
"beh?"
"merendina al gusto cocco. Ma che cazzo...?!"
"oddio scusa! Avevi detto proprio cocco?"
"proprio cocco"
"cazzo, cocco"
"cocco, cazzo""cazzo."
"senti, cocco, per caso nei corridoi hai in incontrato #bella flautista?"
"no"
"allora #bella cantante"
"sì."
"lo sapevo. Non capisci più niente quando..."
"mi spiace, Trantor."
"non importa, cocco. Lo mangio volentieri lo stesso, cocco. Anche se è cocco, cocco. Le hai chiesto di uscire, almeno?"
"no."
"ah."[Sto scrivendo il post demenziale sulle vacanze di 4 copie quasi esatte di Mel Brooks.
Si sta rivelando un'epopea.
Sappiate solo che contiene il cane Amilcare, disquisizioni sul sedano, io che ordino al ristorante, io che faccio complimenti, io che parlo in siciliano, luca cordero di montezemolo.]
[lo so, ma per Kinder ho messo la maiuscola solo perché è tedesco.]
Comunque *.
Etichette:
assurdità,
biblioteca,
collegaV,
i musicologi non sono normali
lunedì 30 luglio 2012
Are you snooking me?
Nella biblioteca dei pazzi di conservatorio, in turno con #collegaV.
"V"
Silenzio
Rumore di ventilatori sullo sfondo
"ma ci arrivi, al tavolo? AHAHAHAHAHHH..."
"piantala. Dammi quel cazzo di prestito interbibliotecario. E poi taci, cazzo."
(provate a sostituire cazzo con sifone)
"V"
"dimmi Trantor"
"pensavo. Sai cosa mi piacerebbe fare, ora che sono [ahahahah] più libera?"
"ahahahahah. Ti prego non dirlo di nuovo. Più liberahahahahah. Muahahahahah. Tu liberahahaha. Hahaha. A..."
"basta."
"ok. Eh, quindi cosa?"
"iscrivermi ad un corso di biliardo"Silenzio
Rumore di ventilatori sullo sfondo
"..."
"..."
"ma che cazzo..."
"ma che cazzo cosa?"
"che cazzo, cosa!"
"cosa, cazzo!"
"ma che ca... Ma wtf! Ma cazzo!"
"cosa!"
"cazzo, biliardo?! Cazzo, ma che diavolo... Biliardo, cazzo! Non me l'hai mai detto, ma wtf!?"
"c'è bisogno di scaldarsi tanto? Cazzo io al liceo giocavo!"
"cazzo, tu che giochi a biliardo?! AHAHAHAH"
"cazzo sì, e allora?"
"allora AHAHAHAH"
"sei scemo o cosa?"
"ma cazzo, biliardo...! AHAHAHAH"
"...""ma ci arrivi, al tavolo? AHAHAHAHAHHH..."
"piantala. Dammi quel cazzo di prestito interbibliotecario. E poi taci, cazzo."
(provate a sostituire cazzo con sifone)
Etichette:
assurdità,
biblioteca,
biliardo,
collegaV,
grazie-ma-anche-no,
i musicologi non sono normali,
io,
misteri
Iscriviti a:
Post (Atom)